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Il ministro Dadone a Giffoni: "Altro che irresponsabili, i ragazzi sono piccoli eroi moderni"

28/07/2021

Giffoni è il luogo più giusto dove parlare di progetti per i giovani. Questo Fabiana Dadone, Ministro per le Politiche Giovanili, lo capisce appena arriva alla Cittadella del Cinema di Giffoni accolta dal direttore di Giffoni, Claudio Gubitosi. I giovani sono il cuore e l’anima del Festival e di tutte le attività che nell’anno vengono promosse. Lo sono ancor di più per #Giffoni50Plus perché questa è l’edizione della ripartenza, quella da cui si leva quel “grido di felicità” come recita il titolo, quella in cui la voce dei ragazzi è ancor più protagonista. Ed il protagonismo dei giovani per il Ministro è davvero priorità: “Avverto – dice all’inizio del confronto con i ragazzi della sezione IMPACT! – una responsabilità grandissima per il ruolo che ricopro. E’ un ministero piccolo rispetto ad altri ma ha un ruolo chiave soprattutto in questa fase. Usciamo da un momento complicato per il Paese. Fate sentire le vostre idee e le vostre richieste. Non abbiate timore di far sentire la vostra voce. Nei palazzi ministeriali difficilmente arriva il pensiero delle associazioni giovanili, invece sarebbe bello se questo accadesse di più”. 

Centrale il tema della pandemia, in particolare per i ragazzi: “Il sacrificio richiesto ai giovani – ha aggiunto -  è stato molto grande durante la pandemia. Abbiamo dovuto rinunciare alla possibilità di spostarci, nonè stato possibile andare a scuola, all’università. Questi due anni hanno segnato ciascuno di noi in maniera indelebile. Con la musica, con l’arte, con lo spettacolo,con la cura del verde mi auguro possiate esprimere il disagio che avete vissuto. Ed è per questo che abbiamo pensato ad un bando specifico che serva proprio da ristoro per il disagio di questo periodo. In questa fase sono aumentati fenomeni legati al disagio, fenomeni di autolesionismo, disturbi alimentari. Abbiamo inteso puntare su progettualità che rendano attivi i ragazzi, facendole partire dal basso”. 

E poi c’è stata la narrazione di questi mesi, quella di ragazzi poco attenti alle regole e alle disposizioni sul distanziamento: “Abbiamo la tendenza a puntare su chi sbaglia - spiega il ministro Dadone -e su ciò che non funziona, così viene spesso narrata l’Italia e così facciamo un danno al Paese. Io conosco molti più anziani che sono andati a giocare a bocce senza mascherina che giovani che non hanno rispettato le norme sul distanziamento. Io credo che i giovani siano stati e siano dei piccoli eroi moderni perché vivono in questa epoca complicata. Avete fatto un lavoro incredibile, siete rimasti uniti, avete svolto le lezioni da remoto che è una pratica molto alienante. Dovremmo perciò essere in grado di raccontare i ragazzi in una maniera diversa e di valorizzarvi molto di più”.

Come devono cambiare, allora, le politiche giovanili? Dadone dà qualche indicazione al riguardo: “Per avere politiche giovanili efficaci dovremmo rapportarci alle medie europee – dice - e farle arrivare in termini di supporto ai 29 anni e non ai 35 come è oggi. Non lo faremo subito perché c’è ancora una condizione di emergenza legata al Covid, ma spero di avere il tempo per poterlo fare in seguito. Riuscire a fare un orientamento più efficace, già dalle medie alle superiori. Questo è un mio obiettivo. È giusto conoscere certe prospettive e comprendere come siano cambiati i lavori tradizionali e cosa si può fare con l’innovazione. Nell’ottica di riuscire ad incrociare domanda ed offerta di lavoro, bisognerà capire come è importante puntare sulle cosiddette soft skill: un’esperienza come questa di Giffoni può essere molto più formativa dal punto di vista culturale che tante altre”.

Ci sono poi le aspettative dei ragazzi, quello che vorrebbero la politica facesse per loro: “Qui ho visto tanti ragazzi - ha continuato Dadone - pronti a discutere su tanti temi. E non sempre è così. Certo, spesso il dibattito parlamentare non ha la stessa velocità della società, il ddl Zan ne dà prova quotidianamente. E’ anche vero, però, che un dibattito così complesso e anche così lungo ha avuto il merito di imporre le questioni che il disegno di legge affronta alla pubblica attenzione. Un dibattito veloce non avrebbe sortito lo stesso effetto”.

E se i giovani devono essere protagonisti delle scelte in politica, il voto è lo strumento più utile per arrivare a questo risultato: “Sono favorevolissima - ha così concluso - all’apertura del voto ai 16enni. Soprattutto per far sentire il peso della responsabilità delle scelte politiche già a quell’età perché se uno deve andare a votare, si informa di più. Molti non se la sentono perché hanno il timore di non essere pronti. Per ora siamo arrivati all’abbassamento dell’età per votare al Senato da 25 anni a 18, provvedimento che giudico favorevolmente perché chi vi rappresenterà subirà gli effetti del voto che arrivano da chi è più giovane. Io, che sarei per incrementare quanto più possibile le forme di democrazia diretta, giudico questo un passo importante per l’Italia”.

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