

Tutto è iniziato “per passione”, quando YouTube neppure c’era. Poi l’idea nata sui banchi di scuola da amici di sempre è diventata un collettivo artistico e una società di videoproduzione che un po’ alla volta si è allargata. I The Jackal arrivano a Giffoni per un doppio appuntamento, i ragazzi della sezione IMPACT! prima e gli Elements +13 poi. E tra battute e aneddoti, divertono i giffoner di ogni età.
Simone Ruzzo, Alfredo Felco, Aurora Leone, Claudia Napolitano e Gianluca Colucci – “Gianluca? Neanche mia madre mi chiama più così”, sorride lui – in arte Fru: sono loro a confrontarsi con i giffoner e a rispondere alle loro domande. A iniziare da come è nato il gruppo. “È nato da piccoli – spiega Alfredo - Abbiamo iniziato per passione, senza fini commerciali. YouTube non c’era. Solo dopo, quando abbiamo iniziato a caricare i video, abbiamo visto che le persone si iscrivevano al nostro canale e abbiamo capito che potesse diventare un lavoro”. Perché si chiamano così, invece, lo spiega Simone ai giurati: “Quando abbiamo iniziato non avevamo un soldo per fare i nostri video e quindi andavamo a ‘sciacallare’ quello che trovavamo. Ma sciacallo sarebbe stato un po’ brutto da usare e quindi abbiamo scelto il termine inglese The Jackal”. Il loro segreto, però, è la continua evoluzione: “Abbiamo sempre cercato di evolverci, anche in base all’evoluzione dei social, che abbiamo deciso di seguire”. Tanto che è con Snapchat, quando si sono resi conto di essere “troppo lontani dal quel pubblico”, che è arrivato Fru.
Diverso il modo in cui è stata ingaggiata Aurora. “Ho partecipato a Italia’s got talent e i The Jackal mi hanno mandato un messaggio su Fb a cui ho risposto dopo due mesi perché non lo avevo visto – racconta - Li ho implorati di darmi una possibilità e quando ci siamo incontrati ho fatto un colloquio proprio su quell’avventura. Poi ho fatto un periodo di prova durante il quale ho realizzato i video con loro, che poi è il vero modo per capire se sei un The Jackal”. Più complesso, invece, il provino di Claudia: “Al provino mi hanno chiesto un monologo brillante, uno drammatico, una improvvisazione di due minuti con Ciro e finanche di dipingere la Monna Lisa. Sinceramente, è più semplice entrare in accademia”.
I The Jackal raccontano anche i retroscena dei loro lavori, a iniziare dalle gag di Sanremo. “Seguivamo Sanremo su Fb, era un modo per seguire un trend. Facevamo gli status per commentare di volta in volta chi saliva sul palco. Capimmo che potevamo salire anche noi sul palco di Sanremo. Noi siamo riusciti a salirci direttamente ma ci siamo riusciti in maniera diversa”. E, su come nasce ogni loro produzione, spiegano: “Il lavoro creativo è un lavoro di gruppo. In genere arriva da un’idea che ci ha colpito, dall’intuizione di qualcuno, e ci raduniamo per confrontarci. Prendono parte al gruppo sia i volti che chi fa la direzione artistica e ognuno dà il suo contributo”. Alla fine, come sintetizza Claudia, “ognuno dà il suo apporto creativo, ma poi uno si prende la responsabilità di decidere”.
Tante le domande che sia la Sala Blu che la Sala Truffaut rivolgono al collettivo. Dal feeling tra i componenti del gruppo ai ruoli che ognuno ha, fino all’utilizzo dell’italiano “per ampliare il nostro pubblico”. La curiosità dei giffoner gira intorno anche alla capacità del gruppo di adattare la comicità ai diversi mezzi, dalla tv al cinema. “Abbiamo di base una comicità che si fonda su quello che ci fa ridere, che ci diverte – premette Aurora - Per il cinema si è soggetti a una sceneggiatura ma conserviamo comunque i nostri tratti caratteristici perché siamo riconosciuti in un certo modo. Ma non limitandoci al web sperimentiamo altre piattaforme e quindi l’anima rimane. Ad esempio, per il programma Europei a casa The Jackal – continua - siamo noi stessi ma con un canovaccio televisivo e una struttura fatta apposta per il programma. Quindi – aggiunge – rimaniamo noi stessi ma ci adattiamo alla piattaforma”. Insomma, “anche l’intrattenimento che sembra improvvisato è molto studiato. Dietro c’è studio e molta sperimentazione”. E Fru, raccontando come è nato il video su Despacito, sottolinea: “Quel video ci insegna che, al di là dei mezzi, quello che funziona sono le idee. Puntate prima sulle idee e poi sui mezzi che avete”. I The Jackal portano a casa, insieme al colore e al calore dei giffoner e alle riggiole ricordo, anche il Giffoni Award.
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