

È al lavoro per la serie tv Le fate ignoranti, a vent'anni dall'uscita del celebre film con Stefano Accorsi e Margherita Buy. A dicembre si prepara a tornare in teatro con Mine vaganti, mentre a breve girerà in Turchia il finale del lavoro televisivo che vede nel cast Eduardo Scarpetta e Cristiana Capotondi: “Non ci torno da tre anni e sono molto emozionato alla sola idea. Il mio Paese però è l’Italia dal 1976, l’ho scelta e la amo alla follia, anche se non dimentico le mie origini”. Ferzan Ozpetek infiamma con la sua passione #Giffoni50Plus e riceve il Premio Truffaut con grande emozione: “Lo dedico a Monica Vitti e Lea Massari, due artiste con cui avrei tanto voluto lavorare. E l’anno prossimo spero di tornare”. Tra i ricordi più intimi condivisi con i juror quello con due grandi artisti. Il primo è Massimo Troisi: “Con lui ho fatto il mio primo lavoro, come assistente alla regia. Mi sarebbe piaciuto dirigerlo perché era un grande in tutto”. Ha collaborato, inoltre, con il compianto Ennio Fantastichini: “Mi manca molto – dice – sarà sempre con me. Ad un certo punto sul set gli ho tagliato i capelli e assomigliava a papà, questo lo ricordo con tanto affetto”. Non solo piccolo e grande schermo, però: “Per due anni ho fatto il pittore, di recente ho partecipato alla Biennale Arte con il progetto Venetica e quando scrivo un libro lo faccio quasi per divertimento, senza aspettarmi il successo. È sempre così quando faccio qualcosa che mi piace e nelle pagine, anche se a volte intrise di malinconia, trovare la connessione umana mi fa sentire meno solo. Se quello che racconto trova condivisione e viene amato per me è come ricevere un Premio Oscar”. Ozpetek è un fiume in piena e ai ragazzi ha svelato anche il suo lato più intimo: “L'amicizia è la nostra ricchezza, ci aiuta a vivere meglio. Ho tanti amici a cui sono molto legato come Favino, Accorsi, Argentero. Purtroppo però ci vediamo poco perché ognuno è preso dai propri impegni”. Il cinema è una passione che asseconda, perché, racconta, “nella vita seguo sempre il cuore e mai la testa”. Galeotta fu una serata in un'arena con la nonna: “Ero piccolo e rimasi abbagliato da Liz Taylor. Ero stanchissimo e mentre stavo per addormentarmi, sulla strada del ritorno a casa, mi balenavano davanti agli occhi quelle immagini. Non ho più smesso e ho iniziato ad andarci tre volte a settimana, il mercoledì, il sabato e la domenica”. Molte delle domande dei ragazzi si sono concentrate su Napoli velata, il film che ha diretto nel 2017: “Mi chiedevano da tempo di raccontare questa città, ma per un lungo periodo non ci ho pensato perché non la conoscevo affatto. Poi, credo otto o nove anni fa, mentre stavo dirigendo la Traviata, fui invitato a cena dalla signora Flora. Da quel momento qualcosa è cambiato. Ho iniziato a conoscere personaggi e luoghi straordinari ed ho avuto la conferma che Napoli fosse un posto speciale, pieno di cultura, capace di sorprendermi ogni giorno di più. A quel punto mi sono detto che non potevo esimermi e ho iniziato a lavorare al film. Dico sempre che aspetto le fate che arrivano e quella volta erano arrivate per davvero. Non mi interessa se sia piaciuto o meno, credo sia un film magico, dove si sono intrecciati una serie di elementi, il velo, l'utero, il mistero, le scale. Uno strano simbolismo che mi ha portato a convincermi del fatto che fosse quasi la città a farmi da guida. Napoli ha una straordinaria sensualità nell'aria, ma non tutti lo sanno. Ecco, credo che dopo questo film non sarà più percepita solo come Gomorra. Per carità, è una serie bellissima, ma potrebbe essere ambientata anche a Palermo o Istanbul. Napoli è tanto tanto altro”. A chi gli ha chiesto di raccontare la sua sensibilità per le tematiche gay, il regista ha risposto: “Nella vita non sai mai chi amerai, l'importante però è giudicare le persone dalla cintola in sù, dove ci sono il cervello e il cuore e non dalla cintola in giù. I nostri politici non hanno compreso che i giovani vivono tutto, compreso la sessualità, in maniera più fluida. Il mondo sarà meraviglioso quando non avremo più locali gay, locali etero e locali per gli amanti degli elefanti”.
L'ANTEPRIMA
Uno degli appuntamenti più attesi di #Giffoni50Plus si è svolto in Sala Truffaut per l’anteprima assoluta di alcune immagini di "Ancora più bello", secondo capitolo della trilogia teen cult firmata Eagle Pictures, iniziata con Sul più bello e presentata come evento speciale durante l’edizione 2020 del Festival. Del film, nelle sale italiane dal 1° settembre, sono stati svelati ai Generator+16 i primi sette minuti, tre clip inedite, il trailer e il video parigino di Ophelie, la canzone originale di Oscar Anton realizzata appositamente per la pellicola. Roberto Proia che ne cura la sceneggiatura insieme a Michela Straniero e che ha creato il soggetto della storia, è tornato al Festival con il regista Claudio Norza e il cast capitanato da Ludovica Francesconi (Marta, una ragazza malata di fibrosi ma piena di vita), dai migliori amici del suo personaggio interpretati da Jozef Gjura e e Gaja Masciale. Con loro le tre new entry del cast: Jenny De Nucci, alle prese con il primo ruolo comico, Giancarlo Commare (il nuovo amore di Marta, Gabriele) e Giuseppe Futia (un’intrigante incognita che porta scompiglio nei ritrovati equilibri sentimentali). Marta ha mollato il primo fidanzato Arturo (Giuseppe Maggio) e, dopo 12 mesi dagli eventi del primo film, si ritrova senza grandi novità, o almeno così dice, perché in realtà Gabriele gli colora la vita e non solo in senso figurato, visto che è un disegnatore talentuoso. Nelle prime scene del film i due s’incontrano nel parco e scatta subito la scintilla, tra citazioni cinematografiche e omaggi a pellicole romantiche iconiche come Titanic. “Marta – commenta Roberto Proia – in Sul più bello scopre il primo innamoramento, ma qui vive un vero amore perché Gabriele si somiglia e la chimica tra loro due, come anche tra gli attori, è strepitosa”. Lo conferma il regista, new entry nel franchise: “Mi sono trovato molto bene, sono arrivato in punta di piedi ma mi hanno accolto questi ragazzi davvero affiatati. Dietro la macchina da presa abbiamo riso molto ma ci siamo anche emozionati”.
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