

Il caso dell’aggressione ai danni di una donna riapre, a Cava de’ Tirreni, una ferita che ancora non si era rimarginata - quella del femminicidio di Nunzio Maiorano - e a distanza di anni si fa sempre più forte il grido delle associazioni antiviolenza del territorio cittadino che esortano le donne vittime di violenza a cogliere i segnali del malessere prima che la situazione degeneri o finisca, addirittura, in tragedia. Una sollecitazione che arriva in particolare da Ilaria Sorrentino, presidente dell’associazione “Frida - Contro la violenza di genere”, che da anni è in prima linea nella dura battaglia contro la violenza sulle donne con un’attività costante di sensibilizzazione sul problema e soprattutto sulla necessità di denunciare. «Al momento - racconta la Sorrentino - non è legalmente confermata la responsabilità del coniuge quale autore della violenza subita dalla nostra concittadina. Siamo in attesa di quelli che saranno i riscontri delle autorità, tuttavia è necessario che non si arrivi mai più a questo punto. Basta aspettare che la situazione degeneri e che si arrivi alla violenza fisica, al ricovero in ospedale o peggio ancora, come nel caso di Nunzia Maiorano, alla tragedia prima di accendere i riflettori sul problema della violenza di genere».
Una riflessione, quella della presidente Sorrentino, che arriva a margine dei diversi casi che l’associazione “Frida” ha preso in carico negli anni offrendo alle donne che si sono rivolte al centro antiviolenza un supporto a trecentosessanta gradi sia sotto il profilo psicologico che dal punto di vista legale (sia esso civile o penale). Ad emergere è la necessità di una costante opera di sensibilizzazione che sia in grado di infondere coraggio a quelle donne che temono di denunciare il proprio aggressore per una svariata serie di motivi e soprattutto per timore di quelle che potrebbero essere le conseguenze.
«La vittima di una violenza, sia essa psicologica o fisica - ha sottolineato la Sorrentino - è un soggetto particolarmente delicato in cui convivono allo stesso tempo paura dell’aggressore, paura di denunciare, sentimenti di vergogna. Dinamiche che fanno passare nel silenzio tanti episodi che non andrebbero taciuti. Spesso non si denuncia perché si ha paura di essere giudicati, per la mancanza di supporto da parte della famiglia. Non si denuncia anche per la mancanza di indipendenza economica da parte della donna e l'iter giudiziario quasi sempre è molto lungo per ottenere una pena nei confronti del soggetto violento. Tutto questo non fa altro che far crescere, negli anni, gli episodi di violenza che restano impuniti o, peggio ancora, sfociano in tragedia».
FONTE: La Città
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