

Nel terzo posto che ha significato salvezza per l'Aquatica Torino si sono rivelati preziosissimi i goal ben distribuiti con gli assist di Federica Panattoni. Sogna di diventare medico ma nel frattempo continua a divertirsi in acqua e non nasconde le proprie ambizioni. "Ho iniziato ad interessarmi al mondo della Pallanuoto verso i 12 anni in concomitanza con l’inizio delle superiori. Dall’età di 7/8 anni fino a quel momento avevo praticato nuoto agonistico, poi per una serie di motivi ho deciso di provare a cambiare sport rimanendo sempre all’interno dell’ambiente “acqua” - racconta ai nostri microfoni andando a ritroso nel tempo - Sicuramente uno dei ricordi più belli è stato quello di due anni fa che ci ha visto fare il salto di categoria in Serie A2. Non sono solita avere rimpianti e anche in questo caso devo dire che non c’è niente che cambierei o non rifarei".
Da torinese doc, l'attaccante si è fatta carica di responsabilità per dar il suo apporto ad un gruppo nuovo anche nei momenti più difficili e nonostante la giovanissima età, fungendo da perfetto tramite tra le veterane e le babies: "Considerando il fatto che l’anno scorso abbiamo avuto solo un piccolo assaggio di quello che era la A2 e avendo poca esperienza come squadra, penso che l’obiettivo raggiunto quest’anno sia stato in linea con le aspettative. Soprattutto riguardo alle prime partite il fattore “testa e mentalità” credo ci abbia influenzato parecchio. Abbiamo provato a lavorarci molto come squadra e nel girone di ritorno il cambiamento si è visto. Sicuramente sotto questo aspetto abbiamo ancora tanto da migliorare ma con la giusta determinazione e i consigli dell’allenatore e delle compagne con più esperienza si può fare tutto - aggiunge - Tutte le ragazze che fino ad oggi sono arrivate da fuori si sono rilevate tutte belle persone e hanno portato quell’esperienza che manca nella nostra formazione. Si è formato un bel gruppo con cui condividere momenti anche al di fuori della vasca. Sono contenta del rapporto che c’è tra di noi e della squadra che siamo. Le ragazze con cui ho legato di più sono Federica (Ignaccolo), Alessia (Fasolo) e Erica (Bottiglieri), conosciuta quest’anno. So che posso contare sempre su di loro sia fuori che dentro l’acqua".
Una salvezza meritata che fa il paio soprattutto con la gioia di aver portato a termine la stagione: "Durante i 4 mesi del lockdown 3/4 volte a settimana la squadra si collegava in videochiamata e insieme al nostro allenatore facevamo ginnastica a secco. È stato un modo non solo di tenerci allenate ma anche di svagarci un po’ e cercare di rivivere l’atmosfera degli allenamenti in piscina - ricorda Federica in merito allo stop forzato dell'anno scorso - Fortunatamente finito il periodo “nero” di clausura, la piscina ci ha dato subito l’opportunità di riprendere gli allenamenti rispettando ovviamente tutti i protocolli necessari. Quest'anno è stato fondamentale riprendere e anche la formula adottata a mio giudizio si è rivelata adatta per consentirci di completare regolarmente il torneo. Sicuramente è stato un campionato “particolare”. Siamo capitate in un girone a parer mio abbastanza omogeneo ed equilibrato".
Agli impegni in acqua, come detto, la rampante atleta piemontese associa un percorso di studi davvero importante e non solo: "Sicuramente non è facile riuscire a conciliare il tutto. L’Università insieme al lavoro occasionale nel week-end ti toglie parecchio tempo e contemporaneamente devi dedicarne altrettanto agli allenamenti. Bisogna essere organizzati e mettere in considerazione che è necessario in certe situazioni fare dei sacrifici rinunciando ad uscite con amici, feste e così via, ovviamente quando consentito visto che siamo ancora in epoca di Covid".
Spazio finale dedicato a sogni e prospettive: "Pallanuotisticamente parlando spero di continuare a giocare ancora per qualche anno, finché gli impegni universitari me lo permetteranno. Come squadra l’obiettivo comunque è quello di continuare a crescere e migliorarci - conclude - Il pensiero dei play-off per salire in A1 non mi dispiace affatto, anzi sarebbe un’esperienza che, indipendentemente dal risultato, ci farebbe completare un percorso di maturazione".
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