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25/06/2021

IL CASO

Oltre un’ora di fila per far entrare al pronto soccorso i pazienti trasportati con le ambulanze. Scene che fanno tornare alla mente quelle della piena emergenza Covid si stanno verificando in diversi pronto soccorso e in particolare al Ruggi. Il problema è sempre lo stesso, le procedure necessarie ad evitare che si diffonda il coronavirus. Mentre i pazienti che attendevano ore ed ore nelle ambulanze, fino a qualche settimane fa, erano affetti dal Covid o sospetti contagiati, ora sono vittime del gran caldo e di incidenti stradali. Attese meno lunghe rispetto a quelle del pieno della pandemia, quando davanti agli ospedali c’erano code di mezzi di soccorso che rimanevano fermi anche oltre un giorno. In questi giorni, invece, il tempo necessario, come accaduto ieri al Ruggi, è mediamente di un’ora. L’ingolfamento è causato dagli accertamenti sanitari per scoprire se la persona che entra nella struttura sanitaria sia affetta o meno dal virus. Ieri, l’attesa è stata lunga per diversi anziani colpiti dagli effetti del caldo, e per una donna investita al quartiere Carmine, nei pressi dell’ufficio postale di via Trucillo. La priorità, specie con l’affacciarsi della variante Delta e con i tanti ancora non vaccinati in provincia (persino le categorie più a rischio), rimane quella di non diffondere il coronavirus in ambiente ospedaliero. Il disagio dell’attesa è notevole, visto il gran caldo di questi giorni. «Ogni volta che si rende necessario un ricovero in reparto, il paziente deve sottoporsi al tampone molecolare per accertare la presenza della Covid e di conseguenza, la stanza dove viene ospitato al pronto soccorso rimane bloccata per sei-otto ore, tempi tecnici per avere il responso dell’accertamento chiarisce Francesco Bruno , responsabile della Cgil Medici e chirurgo ortopedico al Ruggi - Purtroppo, il coronavirus circola ancora e costituisce ancora il rischio di infettare altri degenti. Il pronto soccorso diventa una sorta di barriera a protezione dell’ospedale». Per chiarire ulteriormente cosa accade, Bruno specifica: «Mentre prima del Covid gli esami diagnostici si eseguivano in una trentina di minuti e il ricovero era immediato, adesso bisogna attendere almeno sei ore per i tempi, non riducibili, di esame dei tamponi molecolari. I colleghi biologi, a cui va l’apprezzamento per i turni massacranti che da un anno e mezzo devono affrontare per esaminare la mole di tamponi che arrivano, non possono ridurre questi tempi in nessun modo, essendo quelli tecnici del macchinario che analizza i test». Vanno insomma ripensate le strutture: «Negli ospedali del futuro - spiega Bruno - si dovranno predisporre spazi più larghi per i pronto soccorso, con ancora più stanze che permettano un maggior numero di accessi. Questo, in particolare, in città come Salerno, dove c’è un solo ospedale di secondo livello di riferimento». (La Città)

IL SEQUESTRO

Coltivazioni di marijuana nella Piana del Sele, la Guardia di Finanza di Salerno sequestra 470 piante di cannabis: arrestati in flagranza tre dei responsabili. Nel corso dei normali servizi di controllo economico del territorio, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno hanno scoperto due vaste piantagioni di cannabis, sottoponendo a sequestro complessivamente 470 piante. Con un primo intervento presso un’azienda agricola di Serre, le Fiamme Gialle della Compagnia di Eboli hanno rinvenuto 220 piante di una particolare tipologia di canapa indiana, del tipo “autofiorente nana” (caratterizzata da una fioritura molto veloce e dalle dimensioni ridotte), denunciando i due presunti responsabili. Un analogo risultato è stato poi conseguito in un’area demaniale lì vicina, in prossimità della quale i militari avevano notato un’autovettura sospetta, accostata lungo il ciglio della Strada Provinciale 317. Dopo aver pedinato i tre soggetti scesi dall’auto, la pattuglia è arrivata nel punto in cui si estendeva una seconda coltivazione di marijuana, nascosta dalla fitta vegetazione, con ulteriori 250 piante alte anche due metri. Durante il sopralluogo, è stato rinvenuto, ben occultato tra gli arbusti, un ingegnoso sistema d’irrigazione, ricavato mediante una motopompa che raccoglieva l’acqua direttamente dal vicino Sele, con un generatore di corrente alimentato a gasolio. I responsabili, colti in flagranza di reato, sono stati subito fermati, anche grazie all’ausilio di una seconda pattuglia di Finanzieri, intervenuta sul posto dopo che i tre avevano tentato la fuga. Su disposizione della Procura delle Repubblica di Salerno, che li ha chiamati a rispondere del reato di “coltivazione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”, sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Fuorni. Inoltre, tramite la targa del veicolo intercettato, gli investigatori sono risaliti pure all’uomo alla guida, a sua volta denunciato in concorso. Le piante sequestrate, in totale 470 e tutte in ottimo stato di maturazione, avrebbero fruttato oltre 400 mila euro con la vendita “al minuto” del prodotto finito. Gli interventi conclusi dai Finanzieri di Eboli testimoniano l’attenzione e l’impegno della Guardia di Finanza nel contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti, intervenendo anche nelle prime fasi della loro produzione.

LA TRAGEDIA

Aveva 27 anni ed era originario del Mali, il migrante morto dopo aver lavorato per almeno 4 ore sotto al sole nelle campagne di Tuturano, frazione del comune di Brindisi. Il pm di turno ha disposto la restituzione della salma alla famiglia e la polizia locale ha contattato il fratello.Si chiamava Camara Fantamadi. Il corpo senza vita è stato trovato nel pomeriggio di ieri da un automobilista di passaggio, al lato della strada provinciale 43, la bretella che collega Brindisi a Tuturano.La bicicletta che usava per spostarsi era appoggiata accanto a un muretto."Era residente a Eboli e a Brindisi era arrivato da tre giorni per lavorare nei campi", racconta a LaPresse Drissa Kone, 34 anni, rappresentante della comunità africana a Brindisi. "E' stato stroncato da un malore dopo aver terminato il suo turno nella campagne di Tuturano: aveva zappato per 4 ore, paga di 6 euro l'ora", prosegue. "Il fratello ha espresso il desiderio di portare la salma in Mali e siccome per il rimpatrio sono necessari almeno 4mila euro, da questa mattina abbiamo avviato una raccolta fondi e speriamo di raggiungere l'obiettivo quanto prima", conclude Kone. (La Città)

LA CONDANNA

Cinque anni e quattro mesi di pena: a tanto ammonta la condanna disposta con rito abbreviato dal gup del tribunale di Nocera Inferiore a carico della 38enne paganese Argentina Varone, alias la dama del crack, rimessa agli arresti domiciliari. La donna rispondeva di detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti per il possesso di un chilo ci cocaina. (La Città)

FONDERIE

Si inasprisce lo scontro sul fronte Spes, con le Fonderie Pisano sullo sfondo: l’associazione “Salute e Vita” prepara infatti una denuncia nei confronti del governatore Vincenzo De Luca , nonché del sindaco di Salerno, Enzo Napoli , rei di non aver agito in direzione della chiusura dello stabilimento di Fratte. È quanto emerge dal confronto che si è tenutoall’auditorium del Centro Direzionale di Napoli sugli esiti dello studio condotto su circa 400 cittadini nel raggio di tre chilometri dall’insediamento industriale a confine tra Salerno e Valle dell’Irno, da cui sono emersi valori allarmanti relativi a mercurio, cadmio, diossine. A organizzare il convegno “Studio Spes, la verità nascosta” tenutosi ieri la consigliera regionale e presidente della Commissione ambiente, Maria Muscarà . Hanno partecipato il presidente dell’associazione Medici per l’Ambiente, Antonio Marfella, il consulente dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, Pellegrino Cerino e il presidente del comitato “Salute e Vita”, Lorenzo Forte. «Oggi abbiamo voluto fare chiarezza sui tanti dati relativi all’incidenza dei fattori ambientali sull’insorgere di patologie tumorali - ha dichiarato Muscarà - I dati dello Spes, rimasti nei cassetti per due anni e diffusi sono dopo due ricorsi al Tar e una serie di iniziative in Consiglio regionale, devono essere un punto di partenza per cominciare un lavoro di decodificazione che deve essere relazionato ai tanti studi realizzati negli ultimi anni». Per Marfella, «Spes racconta una verità, ma non è l’unica verità. Per comprendere e decodificare bene i dati raccolti, dobbiamo metterli in correlazione con i risultati di tutte le indagini realizzate in Campania. Oggi Spes ci dice quello che nel 2017 era il livello di contaminazione ambientale, una fotografia diversa dal 2007, quando nasceva il problema della terra dei fuochi. E solo integrando tutti questi dati che possiamo capire cosa accadrà in futuro e agire per tempo». Cerino, dal canto suo, ha parlato dell’indagine come di un «solido pilastro per la sanità regionale, grazie al quale possiamo finalmente far partire interventi mirati, dando il via a percorsi di sanità territoriale di prevenzione e di precisione, che siano esaustivi nell’affrontare la problematica. Non esiste un fenomeno di inquinamento diffuso, ma fenomeni diversi di inquinamenti specifici e puntiformi, che non si possono affrontare allo stesso modo». Duro l’affondo di Forte: «Gli inquinanti nella Valle dell’Irno sono riferibili ad attività siderurgica come quella delle Fonderie Pisano. Andremo avanti con azioni concrete, con una diffida e una querela al sindaco di Salerno, che non ha chiuso la fabbrica né il forno che produce mercurio, e al governatore De Luca, che non ha messo in campo iniziative concrete per la disintossicazione della popolazione del territorio». Si moltiplicano intanto le iniziative sul territorio della Valle dell’Irno. La Lega, tramite il consigliere Attilio Pierro, ha presentato una interrogazione all’assessorato regionale alla Sanità chiedendo «chiarimenti e disporre ulteriori approfondimenti al fine di escludere l’insorgenza di una emergenza ambientale occulta». Il coordinatore cittadino della Lega di Baronissi, Tony Siniscalco , auspica «immediati provvedimenti, perchè la problematica è grave e investe la salute dei cittadini. Avevamo mostrato la nostra disponibilità a partecipare a qualsiasi tavolo o azione che il sindaco di Baronissi intendesse intraprendere, ma la nostra offerta è rimasta inascoltata». Gli fa eco Giuseppe Napoli , dirigente comunale della Lega-Baronissi con delega all’ambiente: «Tutta la Valle dell’Irno è in grave emergenza salubrità. Le istituzioni competenti devono attivarsi. Bisogna agire in fretta, perché la salute nostra e dei nostri figli è in imminente pericolo». (La Città)

L'EVASIONE

Su disposizione di questa Procura della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un sequestro preventivo per equivalente per oltre 200 mila euro, nei confronti dell’amministratore di una società del Cilento, indagato per diverse fattispecie penali tributarie. Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Vallo della Lucania nel corso di una verifica fiscale, l’impresa in questione, operante nel settore della produzione del calcestruzzo, tra il 2016 ed il 2018 avrebbe mancato di dichiarare ricavi e contabilizzato costi non documentati per un totale di circa 650 mila euro, così “abbattendo” la base imponibile da sottoporre a tassazione. I successivi riscontri hanno fatto emergere, inoltre, un peculiare sistema di evasione con un ulteriore “risparmio” sulle imposte, che venivano compensate con dei crediti non spettanti, derivanti da indebiti rimborsi delle accise sull’acquisto di carburante. In sostanza, a fronte di una flotta aziendale di 20 mezzi, nelle fatture dei distributori venivano fatte risultare le targhe di soli sei veicoli che potevano beneficiare delle agevolazioni fiscali della cd. “carbon tax”. La misura, introdotta a livello europeo per incentivare la circolazione di vetture a basso impatto ambientale, stabilisce che, per ogni 1000 litri di gasolio per autotrazione acquistato, le imprese che si servono di automezzi con ridotte emissioni inquinanti possono recuperare più di 200 euro di accise. Nel caso di specie, nell’anno 2017, la società cilentana aveva dichiarato il consumo di oltre 220.000 litri di gasolio, imputandolo però esclusivamente agli autoveicoli con i requisiti per il rimborso, con un credito riconosciuto nell’ordine di circa 50 mila euro. Alla luce di tali risultanze, gli investigatori hanno segnalato l’imprenditore per le specifiche violazioni di natura penal-tributaria, in relazione alle quali questa Procura della Repubblica ha disposto anche il sequestro preventivo di beni per l’ammontare di circa 220 mila euro, pari al debito complessivamente accumulato nei confronti dell’Erario. Il P.M. titolare ha peraltro esteso la misura ai quattro figli dell’indagato, a favore dei quali quest’ultimo – quando erano ancora in corso gli accertamenti amministrativi – aveva ceduto tutti i suoi beni, verosimilmente allo scopo di sottrarli alle probabili iniziative cautelari del Fisco. Oltre ai 20 mila euro già bloccati sui conti correnti, i militari hanno potuto così sequestrare due appartamenti ad Ascea (SA), arrivando alla piena concorrenza dell’importo fissato dal Giudice. L’operazione di servizio testimonia il costante impegno della Guardia di Finanza nella lotta all’evasione fiscale, un grave ostacolo alle prospettive di ripresa e di rilancio dell’economia, dal momento che, soprattutto nell’attuale periodo di crisi pandemica, sottrae risorse preziose destinate alle misure di sostegno di famiglie ed imprese.

IN AUTOSTRADA

Parte dalla Campania il nuovo sistema sperimentale di monitoraggio dinamico dei mezzi pesanti che sarà attivo dal prossimo 28 giugno sull'autostrada A3 Napoli-Salerno, nella tratta Cava de' Tirreni-Salerno in entrambe le direzioni. La nuova piattaforma consentirà di monitorare in tempo reale il traffico dei mezzi pesanti e il rispetto dei limiti di peso. Questo sistema di monitoraggio, sviluppato da MOVYON per Società Autostrade Meridionali, integra algoritmi di rilevazione e alerting con elementi hardware come telecamere di ultima generazione e una tecnologia di pesa dinamica, costituita da piastre di acciaio fissate nell'asfalto e dotate di sensori in fibra ottica, in grado di calcolare il peso dei singoli mezzi in transito. Il sistema, in base alle linee guida del Protocollo sottoscritto dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims) e la Società Autostrade Meridionali, verifica tutti i mezzi in transito, individuando e segnalando automaticamente quelli di massa superiore ai parametri stimati dal team dell'Università Federico II di Napoli. Quando viene rilevato un veicolo dal peso eccedente rispetto a tali parametri, il dispositivo comunica in tempo reale al sistema centrale le credenziali del mezzo. Qualora - nonostante le segnalazioni inviate tramite i pannelli a messaggio variabile - il veicolo segnalato permanga in autostrada, scatta la procedura di "inibizione al transito" che prevede una segnalazione alla sala di controllo e una comunicazione agli organi della Polizia Stradale, che provvederanno ad accompagnare alla prima uscita il mezzo interessato. La tecnologia è presente sulle seguenti tratte della A3: carreggiata Sud, tra lo svincolo di Nocera Sud e Salerno (dal Km 36+400 al Km 51+700), e carreggiata Nord tra gli svincoli di Salerno e Cava de' Tirreni (dal Km 51+700 al Km 42+800); svincoli di Cava de' Tirreni, Vietri sul Mare e Salerno. Il sistema realizzato da MOVYON rientra nel percorso di innovazione tecnologica avviato dal Gruppo Autostrade per l'Italia, al fine di gestire con la massima efficienza e sicurezza le infrastrutture autostradali. La piattaforma è stata sviluppata attraverso una costante collaborazione con il Mims e con il contributo tecnico-accademico dell'Universita' Federico II. (La Città)

IL LUTTO

E' scomparso l'ex sindaco di Polla Vincenzo Romano, aveva 90 anni. È stato primo cittadino dal 1970 al 1990, per la giornata di domani, giorno delle esequie, il sindaco Massimo Loviso ha proclamato il lutto cittadino. (La Città)

 

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