

A Salerno o a Cava de’ Tirreni. Non esiste una via di mezzo. È correlato all’andamento della curva del contagio e, soprattutto, al livello d’occupazione delle terapie intensive degli ospedali salernitani, il futuro del reparto di Rianimazione del presidio “Santa Maria Immacolata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni, dipendente dall’Azienda ospedaliera “Ruggi d’Aragona” di Salerno. Quell’Unità operativa fu temporaneamente disattivata l’autunno scorso dai vertici dell’Azienda salernitana, al fine di “dirottare” i professionisti del reparto metelliano al Covid Center “da Procida”, all’ombra del Castello Arechi. E se inizialmente era stata preannunciata per giovedì scorso la riapertura della Rianimazione cavese, alla fine la riattivazione è stata rimandata a data da destinarsi. Impossibile da stabilire, ad oggi, l’ora X per la ripartenza. È tutto strettamente correlato a quel che accadrà alla curva del contagio salernitana e, di conseguenza, alla necessità di mantenere operativa o meno la Rianimazione Covid all’ex sanatorio di via Calenda.
È quanto emerso ieri nel corso d’un incontro al quale hanno partecipato il direttore generale dell’Azienda “Ruggi”, Vincenzo D’Amato, ed alcuni rappresentanti sindacali. Ad oggi, dei sei posti letto operativi all’interno del reparto di Rianimazione del Covid Center di via Calenda, ce ne sono tre occupati. Il 50 per cento. L’orientamento del direttore generale dell’Azienda universitaria è che, per far sì che l’Unità di Terapia Intensiva del “Santa Maria Immacolata dell’Olmo” possa riaprire i battenti, prima d’ogni altra cosa la Rianimazione di via Calenda debba essere completamente deserta. Inutilizzata. A seguito dell’agognato “zero pazienti”, i professionisti che, fino allo scorso autunno, erano in servizio a Cava de’ Tirreni faranno ritorno a casa.
E anche il principale plesso dell’Azienda, il “Ruggi” di via San Leonardo, a quel punto riaccoglierà a braccia aperte gli specialisti - soprattutto broncologi - “in missione” nell’ex sanatorio. Una questione assai delicata, quella della riattivazione della Rianimazione metelliana: nella città dei Portici il caso è diventato politico, con l’assessore alla sanità, Armando Lamberti, che, nelle scorse ore era arrivato a dire d’essere pronto a rassegnare le dimissioni qualora i medici non fossero tornati a Cava. E ieri mattina il consigliere comunale d’opposizione, Italo Cirielli (FdI) è tornato all’attacco del sindaco Vincenzo Servalli e del presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca: «I cavesi stanno assistendo all’ennesima presa in giro dell'amministrazione regionale a guida Pd e al silenzio assordante, sulla questione, della maggioranza comunale di centrosinistra. Si sta trasformando da una chiusura pro tempore ad una sine die del reparto, in attesa di rafforzare qualche altro nosocomio più confacente alle esigenze del governo regionale del Pd deluchiano. Il sindaco Servalli: rompa il silenzio e difenda a testa alta la comunità».
FONTE: La Città
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