

Indagini in corso, si fa spazio l’ipotesi dell’origine dolosa dell’incendio. Potrebbe essere riassunta così l’inchiesta della polizia di Stato sul rogo che si è sviluppato martedì mattina in un archivio a pian terreno del palazzo di vetro delle Poste in via San Nicola di Pastena, nella zona orientale della città. Nel locale al di sotto del centro di smistamento delle poste cittadine sono conservati vari documenti e tra questi alcuni buoni postali già riscossi. L’intero fabbricato è di recente costruzione, dove tutto è a norma e anche le possibilità di un corto circuito sono bassissime. I vigili del fuoco sono subiti arrivati sul posto, anche perché distanti un paio di chilometri dal luogo dell’incendio, e quindi le fiamme non hanno potuto provocare molto danni.
Se l’ipotesi che sembra più probabile è quella dell’origine dolosa, il sospetto forte è che a operare sia stata una persona molto pratica dei luoghi, semmai un dipendente della struttura. Chi avrebbe appiccato le fiamme non solo sapeva dove andare, come muoversi, come entrare in quello che sembra un piccolo fortilizio con tanto di portieri e cancellate, tra l’altro in un’area dove ha anche sede la polizia postale. Insomma, una persona che muovendosi non doveva destare sospetti, essendo tra l’altro videosorvegliata. Probabilmente, chi ha agito sapeva di farlo senza mettere in pericolo l’intera struttura che movimenta posta e pacchi, tutto materiale infiammabile.
Per questo, la polizia ha acquisito le registrazioni delle telecamere del circuito interno e ha eseguito i rilievi tecnico scientifici per scoprire tracce dell’eventuale incendiario. Ma se la ricerca di un colpevole è il primo obiettivo, il problema principale è comprendere il motivo di un tale gesto. Visto che all’interno di quell’archivio-deposito c’erano documenti vari e buoni altri certificati già riscossi non ci sarebbe apparentemente nessun movente per giustificare un eventuale loro incendio. Che interesse ci sarebbe a distruggere atti che non sono utili a intascare del denaro? Un’utile, però, ci potrebbe essere.
Quei buoni sono stati già intascati e se qualcuno si presenta con un titolo con gli stessi dati potrebbe intascare nuovamente l’importo: un notevole danno per le Poste. In altri casi, in Italia, sono stati scoperti dipendenti che avevano clonato i buoni, intascandone il valore. Fatti scoperti quando i legittimi proprietari avevano portato il titolo alla riscossione: il confronto con la documentazione conservata dalle Poste aveva fatto scoprire il raggiro. Fatti simili sono accaduti nell’Avellinese come in Sicilia o nel Bresciano. Se fosse stato attuato anche nel Salernitano, un eventuale incendio doloso di quell’archivio delle Poste in via San Nicola di Pastena potrebbe avere un movente.
FONTE: La Città
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