

Un reparto riapre e un altro chiude. È questa la logica dei tagli e del risparmio che molto probabilmente seguirà l’Azienda “Ruggi” di Salerno: a pochi giorni dalla riapertura del reparto di Rianimazione del presidio di Cava de’ Tirreni, c’è già agitazione per la possibile chiusura della terapia intensiva del “Da Procida”, trasformato circa un anno fa in Covid Hospital. Tant’è che è partita una petizione, a firma della professoressa Ornella Piazza che dirige l’unità d’assistenza critica dell’ex sanatorio, per contrastare la logica, sempre la stessa, di applicare tagli. Una petizione per chiedere di bloccare la chiusura del reparto, da un lato, e di conseguenza di impedire il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato per 40 operatori sanitari dall’altro, che rischiano di rimanere senza lavoro nel giro di poco tempo o, nella migliore delle ipotesi, di essere trasferiti in altri ospedali aziendali svuotando il “Da Procida”.
Sono infermieri e operatori socio-sanitari: i loro contratti scadranno a giugno in gran parte o comunque nel giro di poche settimane. L’ex sanatorio, allestito in tempi record per curare gli ammalati Covid e assistere chi si aggravava a tal punto da dover essere ricoverato nel reparto di Rianimazione, rischia di perdere pezzi. Il timore è che, terminati pian piano i ricoveri Covid, il presidio di via Calenda ritorni a svuotarsi di degenti e di personale e a ridiventare una struttura scarsamente utilizzata, nonostante il potenziale in termini di posti letto e di assistenza sanitaria e nonostante gli interventi strutturali, e di attrezzature, realizzati in piena emergenza sanitaria. Al “Ruggi” fu previsto di stanziare, per contrastare il coronavirus, 23 milioni 800mila euro.
Di questi al “da Procida” - incluso per l’adeguamento dei posti letto - i fondi ammontavano a 2 milioni 511mila euro. Ora che, per fortuna, si va verso una sostanziale riduzione dei numeri di degenti, i pochi malati Covid, bisognosi di Rianimazione, dove saranno presi in carico? La risposta già ci sarebbe: gli ammalati saranno accolti nella struttura modulare Covid “stile Cina”, dotata di terapia intensiva, che fu montata nel piazzare dell’ospedale “Ruggi” accanto alle aule della Facoltà di Medicina nel periodo in cui non si sapeva più dove trovare in posto letto libero per curare gli ammalati. La petizione è firmata da Piazza, numero uno della Rianimazione del presidio di Cava, che da quando fu disposta la chiusura del reparto metelliano ha diretto il reparto di via Calenda. Il titolo della petizione su “Change.org” è «Salerno rianimazione “Da Procida” stabilizzare infermieri e Oss. Non chiudere presidio». Ieri pomeriggio le firme raccolte erano già quasi 600, obiettivo 1000. «A breve chiuderà la Rianimazione Covid nell’ospedale “Da Procida” - è scritto nel testo che accompagna la petizione - . Otto posti letto che hanno lavorato per tutta l’emergenza a pieno ritmo, accettando sempre i pazienti provenienti da tutta la Campania. In questo momento ci sono tanti pazienti ancora ricoverati, ci sono due reparti di Pneumologia che ancora resteranno attivi».
I posti letto sono essenziali, è spiegato, per questo territorio e per la Campania. Ci lavorano 40 infermieri e Oss, tutti precari che hanno imparato a gestire pazienti Covid in terapia intensiva, quanto di più difficile da curare. Verranno smembrati in altri presidi o probabilmente non verranno stabilizzati. «La Rianimazione ancora serve - conclude la nota che accompagna la petizione - è attiva, è stata ristrutturata e funziona perfettamente. Ancora serve. I ragazzi che ci lavorano hanno dimostrato un senso del dovere e hanno sviluppato competenze in tempi brevissimi. Quando molti colleghi scappavano, hanno combattuto per salvare vite e lo hanno fatto in maniera egregia. Sono una eccellenza. Sono stati eccezionali. La terapia intensiva va ancora mantenuta, il personale va riconfermato e premiato ». In calce: professoressa Piazza Ornella e la sua équipe di medici e caposala Monica Senatore. Solo meno di un anno fa a Cava veniva chiusa la Rianimazione e il terzo piano del reparto di Rianimazione Covid del “da Procida” apriva le porte agli ammalati, gestito dalla componente universitaria, ora il timore è che, dopo l’emergenza sanitaria, il presidio possa essere di nuovo dimenticato.
FONTE: La Città
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