

IN PARLAMENTO
È Antonio Iannone lo stakanovista dei parlamentari salernitani. Il senatore di Fratelli d’Italia, infatti, in questi anni di legislatura, ha garantito quasi sempre la sua presenza in aula a Palazzo Madama. Un vero e proprio primato non solo tra gli eletti salernitani ma, in generale, tra tutti i parlamentari della Penisola: Iannone, infatti, ha partecipato a (6560 sedute del Senato su 6565, con una percentuale del 99.92%. In pratica, in questi anni, è stato assente solo in 5 occasioni, tenendo fede, come evidenzia Openpolis che ha stilato la classifica delle presenze, oltre ad un obbligo di tipo morale anche di opportunità politica. Perché deputati e senatori sono tenuti a partecipare ai lavori dell’aula anche da specifiche norme contenute nei regolamenti delle camere. Nello specifico, si tratta rispettivamente dall’articolo 48 comma 1 del regolamento della Camera e dall’articolo 1 comma 2 di quello del Senato. (La Città)
MOVIDA PERICOLOSA
I protagonisti della “guerriglia” della Movida verificatasi nella serata di sabato nel centro di Salerno hanno un volto. Gli agenti della Squadra Mobile di Salerno guidati da Marcello Castello e dal suo vice Aniello Ingenito, infatti, hanno identificato una prima parte dei giovanissimi - quasi tutti minori - che hanno preso parte alla maxi-rissa scoppiata intorno alle 21 nei pressi del solarium di Santa Teresa e poi diventata “itinerante”, spostandosi prima nell’area dell’ingresso del Crescent e poi in via Roma dove è stato accertato il ferimento di due sedicenni, colpiti con armi da taglio, portati in ospedale al “Ruggi”. Uno dei due minori è ancora ricoverato nell’ospedale di via San Leonardo dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Un episodio di una violenza inaudita. Che sarebbe arrivato al culmine di una sorta di “guerra” fra gruppi “rivali”. (La Città)
L'ALLARME
Centinaia di dipendenti della scuola, tra docenti e personale Ata, rischiano quest’anno di non poter andare in pensione. E non perché non abbiano raggiunto gli anni di servizio e contributivi necessari per godersi il meritato riposo oppure non abbiano presentato la domanda entro i tempi previsti, ma esclusivamente per problemi burocratici. Perché, come sempre spesso più accade, la procedura e farraginosa e, il più delle volte, gli stessi Enti non riescono a dialogare tra loro. E questo cortocircuito mette in pericolo la quiescenza di molti operatori scolastici che hanno presentato, rispettando i termini, la richiesta e aspettano solo la comunicazione ufficiale. Un’attesa quest’ultima, però, che potrebbe nascondere sgradite sorprese. A lanciare l’allarme è il segretario provinciale dello Snals Confsal, Pasquale Gallotta. «L’Ambito territoriale di Salerno – spiega Gallotta - il 3 maggio scorso, ha segnalato alle scuole che, esaminati i dati presenti nel sistema, i nominativi del personale con diritto a pensione dal primo settembre di quest’anno, secondo le verifiche di competenza dell’Inps, non sono del tutto allineati ai nominativi del personale cessato dalle segreterie delle Istituzioni scolastiche». E questo significa che qualora non ci dovessero essere i documenti e provvedimenti dell’Inps di certificazione del diritto alla pensione – sottolinea Gallotta - il personale scolastico interessato rischierebbe di non andare in pensione e, pertanto, sarebbe costretto a permanere in servizio un ulteriore anno scolastico». Un vero e proprio controsenso, che non solo lederebbe il diritto al pensionamento degli aventi diritto ma determinerebbe anche un duplice problema: «Il personale scolastico, per eventuali disservizi di altri Enti – evidenzia il sindacalista dello Snals Confsal - pagherà conseguenze ingiuste, perché addirittura sarà costretto a posticipare quello che è un sacrosanto diritto; e, come reazione a catena, questo provocherà anche un ritardo nel nel turnover del personale». Dunque, ancora una volta, come rimarca Gallotta «a causa del ritardo, sicuramente dovuto anche alla situazione emergenziale che stiamo vivendo, il personale scolastico pagherà per l’ennesima volta colpe e ritardi non suoi». Proprio per questo motivo Gallotta «auspica che l’Ambito Territoriale, che ha posto come termine ultimo dei controlli il 19 maggio 2021, proroghi tale termine per consentire a tutti gli Enti coinvolti di completare la documentazione necessaria per le pratiche di pensione, in modo tale che tutti coloro che maturano il diritto alla pensione, dopo anni di duro lavoro prestato per la comunità scolastica, possano finalmente raggiungere serenamente il traguardo desiderato». (La Città)
PARLA TAFURI
“Ormai la primavera salernitana – dichiara in una nota il coordinatore cittadino di Gioventù Nazionale/Fratelli d’Italia Gerardo Tafuri – tanto decantata dall’amministrazione deluchiana è un ricordo di stagioni passate: le immagini del sindaco sceriffo intento a consegnare i manganelli alla polizia municipale sembra appartenere ad un altro secolo. Oggi possiamo ammettere che – continua l’esponente giovanile del partito della Meloni – la propaganda degli uomini di De Luca è finita. Salerno non è sicura ed è intollerabile che in una città che ambisce ad essere europea accadano episodi come quello di sabato scorso. Il tempo delle parate è finito – conclude Tafuri – : bisogna dare a questa città un serio piano sicurezza. Maggiori controlli specie il sabato sera nei luoghi della movida e si cerchi un piano di sensibilizzazione, specie nelle scuole, per la legalità. Più fatti e meno distintivo”.
IL ROGO
Divampano le fiamme nel deposito centrale postale di Salerno: indagini per capirne le origini. L'incendio è divampato intorno alle 9,30 nei locali in via Paradiso di Pastena. Immediato l'intervento dei vigili del fuoco che hanno evitato che le fiamme si sviluppassero. I caschi rossi sono rimasti a lungo nella sede della polizia postale al fine di scongiurare il ravvivarsi delle fiamme. In corso indagini per capire le origini del rogo. (La Città)
IL SEQUESTRO
I militari della stazione Carabinieri forestale di Buccino hanno posto sotto sequestro un opificio di carpenteria metallica in località "Cornito" e deferito all'Autorità giudiziaria i responsabili per violazioni al Testo unico ambientale. Gli accertamenti condotti dai militari hanno riguardato, in particolare, gli aspetti relativi alle emissioni in atmosfera: l'impianto produttivo ispezionato, infatti, è adibito alla lavorazione e saldatura di oggetti e superfici metalliche e posa in opera di carpenteria metallica. Tutti i macchinari elettrici di lavorazione presenti nell'opificio sono dotati di tubi di convogliamento delle emissioni i quali vengono indirizzati in un'unica condotta con sbocco all'esterno. Richiesta l'esibizione della documentazione amministrativa di corredo per verificare la corrispondenza del ciclo produttivo rispetto a quanto autorizzato, i militari hanno scoperto che le lavorazioni eseguite nell'impianto di lavorazione di saldatura di oggetti e superfici metalliche erano eseguite in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera in violazione alle prescrizioni previste dal Testo unico ambientale. (La Città)
QUI CAMEROTA
Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Maria Stella Gelmini si complimenta con il sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta, e con l’amministrazione comunale di Camerota, per l’ottenimento della Bandiera Blu 2021. «Caro Sindaco, desidero congratularmi con Lei per l’importante riconoscimento della “Bandiera Blu 2021″ della Foundation For Environmental Education – scrive la ministra in una lettera inviata al primo cittadino – Non mi sfugge come tale risultato, per la molteplicità di parametri presi in considerazione dalla Giuria, sia il frutto di un impegno continuativo e determinato dell’Amministrazione Comunale e di un proficuo gioco di squadra di tutti i soggetti, istituzionali e non, che lavorano per migliorare la qualità e la sostenibilità dell’accoglienza. Sono certa che tale meritato “premio”, rappresenterà uno straordinario viatico per la imminente stagione turistica e un forte incoraggiamento per tutti gli operatori economici del Suo territorio, privati dalla lunga emergenza pandemica. Ancora molti complimenti e grazie per il Suo lavoro. Cordialità» chiosa la Gelmini.
QUI FISCIANO
«E anche stanotte non si dorme». Sembra essere diventato il motto dei residenti di Fisciano, e in particolare quelli che vivono a ridosso del centro e del campus universitario, zone bersagliate dai furti in maniera pressoché sistematica. E intanto il Comune corre ai ripari con la videosorveglianza. Un’altra nottata di tensione, quella a cavallo tra domenica e ieri, per gli abitanti di Penta e Lancusi, dove almeno altre tre case sono finite nel mirino di malintenzionati, con ogni probabilità una gang la cui fisionomia inizia a intravedersi. Un gruppo di quattro persone, forse le stesse che nei giorni precedenti avevano già portato scompiglio sul territorio fiscianese e a confine con Baronissi, derubando tra gli altri due ristoratori e una coppia di anziani. Stavolta nel mirino dei ladri è finita, tra le altre, l’abitazione di un giovane avvocato. Rapidi blitz e colpi talvolta di lieve entità (una manciata di denaro e oggetti preziosi), che però non fanno dormire sonni tranquilli ai residenti. L’orario in cui entrano in azione è solitamente la tarda serata, tra le 22 e le 23. Ancora super lavoro per i carabinieri, impegnati nelle indagini e nella caccia alla misteriosa gang (ammesso che sia solo una). Da giorni i controlli e la presenza di gazzelle sul territorio si sono intensificati. «Una serata alquanto movimentata - ha ammesso una cittadina del posto - Carabinieri sotto casa e ladri in vista, attenzione a chi abita in questa zona ». Dai commenti, alcuni pubblicati sui social, la conferma che si tratterebbe delle «solite quattro persone, fuggite per le campagne». E se il “leit motiv” è un’altra nottata senza chiudere occhio per la paura di ulteriori incursioni, qualcun altro si ripete sconsolato: «Spero che le forze dell’ordine riescano a prenderli, questa settimana è già la seconda volta». I militari della locale stazione e della Compagnia di Mercato San Severino, dal canto loro, sono al lavoro per mettere le mani su quella che potrebbe essere la classica gang di “forestieri”, abili a far perdere le proprie tracce e sfruttare le vie di fuga. Oltre a Penta e Lancusi, altri episodi si sono consumati negli ultimi mesi in via Macchione e via Faraldo. I residenti di quest’ultima, in tempi non sospetti, erano propensi a organizzarsi in ronde, ma è forte la resistenza di istituzioni e forze dell’ordine affinché le cose non prendano una piega così estrema. «Non vogliamo arrivare alle ronde, ma è chiaro che bisogna trovare una soluzione tutti insieme - spiega un cittadino di Penta - La situazione sta diventando preoccupante ». Proprio in questi giorni, a partire dalle principali arterie del centro, è in corso l’installazione di telecamere di ultima generazione, frutto dell’ultimo finanziamento intercettato dal Comune. Entro qualche mese in città potrebbero contarsi circa 200 dispositivi collegati alla centrale operativa della polizia municipale, inclusi quelli programmati per la lettura delle targhe nei punti d’ingresso e uscita. (La Città)
QUI EBOLI
Comparirà questa mattina davanti al gip Giovanna Pacifico. Al magistrato, Manuel Del Pilato dovrà spiegare perchè era in possesso di 51 involucri di droga, quelli ritrovati durante il blitz del commissariato di Polizia di Battipaglia. A Del Pilato sono stati sequestrati anche 560 euro, come proventi dell’attività illecita. Non è un volto nuovo, non è incensurato, il pusher del rione Borgo. Difeso dall’avvocato Roberto Concilio, lo spacciatore ebolitano proverà a “strappare” una misura cautelare meno afflittiva. L’arresto di Del Pilato non ha sorpreso i residenti del quartiere. Fort Apache è una mini Scampia dello spaccio di droga in città. Il terzo incomodo. Ieri mattina alcuni residenti raccontavano: «L’arresto di Del Pilato? È un episodio secondario. C’è dell’altro. Da giorni è uscito di carcere un vecchio spacciatore che ha reclamato la sua vecchia fetta di mercato. Ci sono stati litigi e atti intimidatori. A un pusher è stata danneggiata la porta di casa». Tra vecchi e nuovi pusher, è in corso una guerra di nervi. Sulla vendita del crack, della cocaina: «ma anche dell’eroina». Sono due le famiglie che controllano il mercato della droga a Fort Apache. Ne sa qualcosa un pusher ribelle che qualche mese fa, al rione Paterno, si è riuscito a salvare appena in tempo da una spedizione punitiva. Lui è fuggito dalla finestra, l’auto nel cortile è stata distrutta con le mazze da baseball. La sfilata dei Suv. Ma chi sono i boss di Fort Apache? «Basta guardare le auto, per capire chi controlla il mercato. Li vede tutti quei Suv? Li vede chi li guida? Tutte persone nullatenenti. Nullafacenti. Disoccupati da una vita». Di recente, un’indagine della Questura di Salerno, con i vigili urbani di Eboli, ha puntato l’attenzione sul riciclaggio di denaro attraverso alcuni negozi aperti in centro. In piena pandemia, mentre le “storiche” famiglie del commercio ebolitano tiravano i remi in barca, colpite dalla crisi del 2008, dall’apertura dei centri commerciali e infine dalla pandemia del 2020, sono spuntate come funghi almeno sei attività sospette. «Sono le cosiddette lavanderie per far “scomparire” i soldi dello spaccio di droga» spiegano a Fort Apache. Al Borgo si spaccia. In centro si comprano i negozi. Ma gli equilibri tra pusher, a quanto pare, sono di nuovo fragili. (La Città)
QUI BATTIPAGLIA
Mini terremoto politico a palazzo di Città. Una lettera di rinuncia ha agitato l’inizio settimana della sindaca Francese e dei suoi collaboratori. A rimettere la delega alla manutenzione, uno dei settori più delicati nella gestione della città, è stato l’assessore Pietro Cerullo . L’esponente dell’esecutivo cittadino afferma di «Non essere sulla stessa lunghezza d’onda di chi dovrebbe provvedere alla manutenzione ». Una frecciata velenosa con tanto di destinatario preciso: alcuni dirigenti della società Alba. A far “traboccare il vaso” nei difficili rapporti tra Cerullo e i responsabili della manutenzione del verde, in particolare il geometra Vincenzo Malangone e il direttore tecnico Giovanni Ficetola di Alba, è stata la vicenda del cimitero. Vistosi sotto attacco sui social Cerullo ha “gettato la spugna”. «Avevo sollecitato più volte un intervento di pulizia e di bonifica. Ma non mi rispondono neppure al telefono – è l’atto d’accusa dell’assessore Cerullo – Mi sono sempre assunto le mie responsabilità, e ritengo che quando si verifica una emergenza devo chiamare. Se però neppure mi rispondono… ». Cerullo sembra amareggiato. Non contesta la lesa maestà ai tecnici di Alba. Ma c’è un problema di gerarchie. Di rapporti. Di risoluzione dei problemi. Se l’assessore chiama, i destinatari dovrebbero rispondere. Si chiama educazione istituzionale. E se dall’altro lato, il telefono resta muto, per la manutenzione cittadina sono dolori. La scelta di Cerullo, però, non sembra irrevocabile. «Certo la mia è una provocazione. Vedremo cosa deciderà la sindaca». A quanto risulta l’assessore sarebbe stato “bloccato su whatsapp” dal geometra, stanco dei continui messaggi. «Forse non riesco a farmi capire – Cerullo – oppure la mia visione del lavoro non corrisponde alla loro. Secondo me se c’è una emergenza bisogna intervenire subito e io la segnalo telefonando. Ma dall’altra parte neanche mi rispondono…». La sindaca, però, parrebbe intenzionata a non accettare la rinuncia e a cercare una mediazione. A spiegare il punto di vista di Alba è il direttore tecnico, Giovanni Ficetola. «Se il rapporto personale tra l’assessore e il geometra non è dei migliori e quest’ultimo non vuol rispondere al telefono… - spiega con calma Ficetola – evidentemente ci devono essere stati dei problemi nel rapporto tra i due. Di certo non posso costringerlo a rispondere al telefono. L’assessore, però, sa bene che io rispondo sempre. In ogni caso potrebbe anche inviare una mail, invece di telefonare. Comunque vorrei far presente che noi abbiamo un programma di lavoro che cerchiamo di rispettare». Ed a proposito del programma di lavoro le difficoltà maggiori discendono dalla carenza di personale. (La Città)
ELEA-VELIA
Non era mai successo che 50 senatori della Repubblica Italiana si unissero per puntare i riflettori sul Cilento. A spingerli è la necessità di chiedere al Governo di abbandonare l’idea della ristrutturazione, nel sito archeologico di Velia, della galleria sotterranea che dovrebbe costare alle casse dello stato più di 7 milioni di euro per la realizzazione di un primo nucleo museale. La mozione arriva dopo la richiesta di chiarimenti al Ministero e al responsabile del Parco archeologico, da parte del Codacons Cilento. Una richiesta di accesso agli atti avviata per capire se i 7 milioni di finanziamento servano per gli investimenti solo nella galleria o anche per altri lavori. La questione, portata all’attenzione dell’opinione pubblica da parte del Codacons Cilento, è stata subito sostenuta dalla senatrice Margherita Corrado e dal senatore Franco Castiello, il quale si è fatto promotore della stessa. Il parlamentare del M5s da anni chiede al Ministero la necessità e l’opportunità di realizzare un grande Museo per il sito Unesco del Parco Archeologico di Elea-Velia. Ma non come da progetto. A contestare la scelta di un eventuale museo nella galleria anche il Comitato Civico per l’essere di Elea - Velia. «Già lo scorso 10 gennaio con una lettera indirizzata al direttore Zuchtriegel - spiega Caterina Cammarano, presidente del comitato - esprimevamo le proprie perplessità e le proprie preoccupazioni in merito alle notizie diffuse dai mass media per il progetto relativo alla realizzazione di un eventuale nucleo museale di Velia nella galleria ferroviaria dismessa. Oggi, dopo le prese di posizione prese, siamo seriamente preoccupati in merito al finanziamento destinato alla galleria per la realizzazione di un eventuale sistema museale. Noi riteniamo che Velia necessita di un Museo Nazionale innovativo e funzionale». Sulla stessa l’unghezza d’onda la senatrice Corrado: «Non potevamo non firmare perché purtroppo il progetto che sarà finanziato dal Ministero per 7 milioni di euro è, sì, una grande opportunità per il territorio in termini di denaro ma è una scelta progettuale incompatibile con la realtà. Perché la galleria, di epoca post Unitaria, è larga cinque metri e lunga oltre 200, con due sole aperture, all’inizio e alla fine. È inappropriato come spazio espositivo per molti motivi, non ultimo l’alta presenza di umidità anche a causa della scarsa circolazione dell’aria e i materiali che attualmente ci sono rischiano anche di rovinarsi. Inoltre - aggiunge la Corrado - per ragioni di sicurezza, possono entrarvi solo gli addetti ai lavori, e non più di 5 per volta, seguendo le rigide prescrizioni dei vigili del fuoco. Il progetto, poi, prevede anche la realizzazione di un ascensore, incompatibile con il sito che è Patrimonio Unesco. Velia ha bisogno e merita un museo nazionale, ma c’erano state proposte alternative anche del Comune, sia riguardo alcuni immobili comunali che di un progetto ex novo, che sarebbero sicuramente soluzioni compatibili. Quella del museo nella galleria, - sottolinea la senatrice - sarebbe una scelta autolesionista, oltre che uno spreco di denaro pubblico. Spero che il progetto venga rivisto». Intanto il Codacons Cilento attende risposte. «Aspettiamo la relazione dettagliata del progetto e le misure di sicurezza che sono state prese, in questi anni, per la custodia e integrità della conservazione dei reperti. -conclude il presidente Bartolomeo Lanzara - Riteniamo che 7 milioni di euro siano un finanziamento importante per Velia che deve essere utilizzato nel modo migliore». (La Città)
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