

Il “pitbull” ha smesso di ringhiare sulle caviglie degli avversari. Ha scelto di finire la sua vita terrena di domenica, il giorno santificato degli amanti del calcio. Ora, proprio quel mondo così dorato e spesso insensibile alle tragedie, può soltanto versare lacrime. Nel ricordo di un ragazzo, un centrocampista di valore, che ha compiuto il gesto che nessuno mai si sarebbe aspettato. Filippo “Pippo” Viscido non c’è più: si è tolto la vita, ieri sera intorno alle ore 21, nella sua abitazione di Sant’Anna, a Battipaglia. I soccorsi dei volontari del 118 giunti dopo pochi minuti si sono rivelati inutili: Pippo era già morto. Ma, invece, il calcio riesce ad esser spesso traditore, a spezzare le ali di chi sogna in grande - evidenzia il quotidiano "La Città". Chi dei sogni dei ragazzi prova a farli gestire nella giusta maniera è l'avv. Valentino Viviani, procuratore sportivo da anni nel settore e originario proprio di Battipaglia. Viviani, co-fondatore della S&V Sport Management con l'ex calciatore della Salernitana Stefano Squitieri, ha pubblicato sui propri canali social una lettera in ricordo di Viscido che pubblichiamo integralmente:
"Caro Pippo ma cosa hai combinato? In pochi conoscevano veramente chi era Filippo Viscido, un ragazzo che nonostante in campo fosse un leone e un gladiatore encomiabile, fuori dal rettangolo verde era un ragazzo dai valori importanti dotato di una sensibilità fuori dal comune e allo stesso tempo di una fragilità che cercava di mascherare in sé stesso. Pippo era un ragazzo che ha dovuto ingoiare bocconi amari durante il suo percorso, ha dovuto accettare la realtà cruda della vita, soprattutto quella calcistica, ma facendolo sempre a testa alta e con dignità. Ogni volta che scendeva in campo esplodeva tutta la rabbia che aveva dentro sentendosi libero e spensierato per 90 minuti di battaglia. Questo era Pippo, un ragazzo che meritava sicuramente ben altro dal calcio e che nell'ultimo periodo gli hanno tolto, per colpa di questo maledetto virus, anche l'unica ragione di sfogo dove poter sprigionare la sua rabbia interiore che teneva sempre dentro di sé, senza farla notare agli altri. Non conosciamo i motivi di questo gesto sconsiderato ma probabilmente se avesse continuato ad allenarsi e a giocare staremmo a parlare di un altro epilogo. Mi piace ricordare Pippo per la schiettezza che lo contraddistingueva, per il sorriso che aveva sempre sulla faccia e per il calciatore fenomenale che era. La passata stagione aveva ritrovato il sorriso e l'entusiasmo di un bambino con l'Afragolese tornando ad essere protagonista vincendo campionato e coppa Italia e di questo posso solo ringraziare chi gli ha dato l'opportunità. Era ritornato a tutti gli effetti il pitt bull dell'Avellino dove aveva lasciato il cuore e ad ogni fine partita quando ci sentivamo per telefono lo sentivo felice e sereno ma già proiettato alla prossima partita. Questo era Pippo un ragazzo da un cuore grande capace di scalare una montagna con un dito, ma al contempo di una sensibilità unica in cui assorbiva tutto come una spugna e si ritrovava sistematicamente solo ad affrontare le difficoltà della vita. Probabilmente avremmo dovuto tutti noi capire che potevamo fare qualcosa in più per lui, avremmo dovuto tendergli una mano e ascoltarlo meglio cercando di non lasciarlo solo, e conoscendo Pippo e la sua grande dignità sarebbe stato lì ad aspettarci con il suo cuore gigantesco in mano.
Ciao Pippo, onorato di averti conosciuto e di aver condiviso una parte della tua vita".
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