

Domani alle 11, due angeli in marmo policromo dell’altare della navata centrale della Chiesa Madre di Contursi saranno restituiti al parroco, Don Salvatore Spingi, dal comandante del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Napoli, il maggiore Giampaolo Brasili, alla presenza del sindaco Alfonso Forlenza. Una complessa investigazione condotta dai militari e coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea, infatti, ha permesso di individuare 29 persone che componevano un’organizzazione criminale con base logistica in Campania, che rivendeva beni preziosi rubati da luoghi di culto e istituti religiosi collocati sull’intero territorio nazionale.
Le indagini hanno permesso di accertare che la banda era attiva già da molti anni nel settore dell’antiquariato e dei beni ecclesiastici grazie alle specifiche conoscenze dei ricettatori che, appassionati d’arte o, in alcuni casi, ex titolari di negozi, costituivano il tramite per la commercializzazione degli oggetti proventi di furto.
L’iter era consolidato: alcuni avevano il compito di effettuare sopralluoghi per individuare luoghi di culto vulnerabili, altri si occupavano del reperimento dei beni per individuare i canali illeciti di vendita, ad altri ancora spettava, infine, la collocazione dei pezzi rubati, dai mercati rionali per gli oggetti di minore rilevanza a trattative private nel caso di opere di notevole valore commerciale. Di fondamentale importanza, per l’individuazione dei beni, è risultata la comparazione delle immagini degli oggetti sequestrati con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il più grande database di opere d’arte rubate al mondo, gestito dai carabinieri.
Gli oggetti recuperati, derivanti da 55 furti compiuti sull’intero territorio nazionale, da Bolzano a Catania, provengono in prevalenza da chiese e abitazioni private. Tra i più rilevanti da ricordare, l’intero tesoro di San Donato, asportato dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli di Acerno, e due busti in legno raffiguranti San Paolo e San Pietro, rubati dalla Chiesa di San Carlo a Cave.
FONTE: La Città
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