

LE VERIFICHE
Affidamenti diretti per l’acquisto di medicinali e altri prodotti farmaceutici a varie ditte, ripetuti nel tempo, in un periodo compreso fra il 2018 e il 2020, giustificati dalla “somma urgenza” di avere a disposizione la merce e non interrompere un servizio pubblico. L’Anac ha acceso i riflettori sulle spese - per un totale di poco inferiore ai 18 milioni di euro - effettuate dal Consorzio Farmaceutico Intercomunale di Salerno, l’ente guidato da Andrea Inserra che gestisce le farmacie comunali del capoluogo ma anche di Agropoli, Ascea, Sant’Egidio del Monte Albino, Cava de’ Tirreni, Baronissi, Eboli, Angri e Capaccio Paestum. L’Autorità Nazionale Anticorruzione, infatti, in seguito a una ricerca sui dati acquisiti dalla Banca dati dei contratti pubblici, ha individuato una serie di acquisti effettuati tramite delle procedure negoziate senza bando, avviando un’istruttoria per verificare la legittimità delle procedure. (La Città)
LA POLEMICA
Sono pronti anche a chiedere di lasciare il Dea di primo livello Battipaglia-Eboli-Roccadaspide a causa delle lunghe attese per ricevere assistenza, i trasferimenti di pazienti presso altri presidi ospedalieri distanti anche decine e decine di chilometri, le strumentazioni non sempre funzionanti, il materiale sanitario in più occasioni insufficiente, i locali spesso poco accoglienti, medici ed infermieri costretti a turni massacranti. Così al via un’azione comune tra sindaci per migliorare l’assistenza ai cittadini presso l’ospedale di Roccadaspide e porre la parola fine, definitivamente, ai diversi disagi che costantemente vengono lamentati dai degenti e dai loro familiari. Iniziativa che ha preso il via dal confronto tra il sindaco di Roccadaspide, Gabriele Iuliano, e quello di Capaccio Paestum, Franco Alfieri: il primo perché il nosocomio insiste sul territorio del comune che amministra ed il secondo dal momento che il Pronto soccorso più vicino alla cittadina dei Templi è quello del centro capofila della Valle del Calore. Fino ad ora sono rimasti in gran parte inascoltati gli appelli al direttore sanitario del Dipartimento di emergenza e accettazione Battipaglia-Eboli-Roccadaspide, Mario Minervini, che, nel tempo, è stato in particolare oggetto di diversi appunti da parte del vice sindaco di Roccadaspide, Girolamo Auricchio . Quest’ultimo, proprio per rafforzare dati alla mano la necessità di un immediato intervento a tutela dell’ospedale rocchese, sta approntando pure una casistica degli avvenimenti che negli ultimi mesi avrebbero messo a repentaglio la stessa salute dei cittadini. (La Città)
LA NOTA
Pochi aiuti dal governo ed è riesplosa la rabbia, come volevasi dimostrare di ristoratori, commercianti e Partite Iva provenienti da varie parti d’Italia che, dopo la giornata di ieri, è continuata anche oggi. In protesta anche venditori ambulanti e tassisti. Anche loro chiedono la riapertura e la ripartenza del Paese. Lavoratori, sindacati ed associazioni di categoria, come Confedercontibuenti, attendono di incontrare il governo, semplicemente per chiedere di permettere di “poter lavorare e poter quindi vivere e sfamarsi”. I manifestanti, che rappresentano le varie categorie produttive, prendono le distanze dai disordini di ieri e di oggi, evidenziando che la loro vuole essere una protesta pacifica. In particolare i ristoratori hanno spiegato che il loro scopo è quello di poter tornare ad aprire i locali per accogliere la clientela al tavolo o al bancone, sia a pranzo che a cena, rispettando ovviamente tutte le regole previste per il contenimento di contagi. Anche il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, si unisce all’accorato appello lanciato da coloro i quali stanno protestando pacificamente e che ripropongono quello che il leader della Confederazione nazionale a tutela di imprese, professionisti e famiglie sostiene da tempo: “Basta ristori, è un’elemosina. Questa povera gente ha resistito dodici mesi, ma adesso fateli lavorare. Anche perchè i soldi pubblici somministrati alla gente sotto forma di “ristori”, si stanno rivelando inutili per la Piccola e Media Impresa italiana, comprese attività commerciali, ambulanti, soggetti della ristorazione e del turismo che invece hanno bisogno di aiuti più consistenti e soprattutto veloci, senza ritardi e tentennamenti. Perché altrimenti potrebbe essere troppo tardi per evitare che buona parte del tessuto economico nazionale vada irrimediabilmente distrutto. Ripeto –aggiunge il presidente Finocchiaro- non v’è dubbio che ogni forma di violenza va condannata e non giustifica affatto una qualsiasi protesta. Ma è pur vero, e di questo il Governo Draghi ne deve prendere atto e ne deve tener conto, che quei cittadini in protesta sono solo in preda alla loro personale disperazione. Vogliono solamente essere ascoltati per rappresentare le proprie ragioni a uno Stato da cui ci si aspetta risposte certe ed immediate, eque e veramente utili ad evitare il collasso economico vero e proprio di tanta gente e di tante famiglie che ormai stanno arrivando a un punto di non ritorno. E poi ormai tutti ci si chiede: per quanto tempo ancora il Governo Draghi e il Ministro dell’Economia sono convinti che lavoro ed attività potranno reggere ancora questa situazione? Secondo loro per quanto tempo ancora? Ricordo ancora a chi ci governa, che le sorti dell’Italia dipendono dalla capacità di gestione basata su una governance che deve tenere conto dei veri bisogni della gente e non sia frutto solo di decisioni prese a tavolino, che nulla hanno a che fare con le istanze rappresentante quotidianamente da chi ieri, come cittadini ed imprese, contribuiva all’economia del nostro Paese, offrendo anche occupazione, e che oggi non può più farlo ma non ha neanche modo di farlo”.
PARLA MARAIO
“Sul piano vaccinale le regioni non possono procedere con regole proprie. Sarebbe più caotico di quanto già lo è. È giusto che le regioni battano i pugni sul tavolo per avere le dosi necessarie per la propria popolazione ma le regole devono valere per tutte e in tutta Italia”. Così in una nota il segretario del Psi, Enzo Maraio, che ricorda che “Abbiamo chiesto sin dall’inizio della pandemia una gestione centralizzata della emergenza e annunciare, dopo un anno e mezzo di crisi, di fare a modo proprio sul piano vaccinale ormai avviato non è una scelta di buon senso. La pandemia, ma più in generale l’intero sistema sanitario affidato alle regioni, ha già causato troppi danni. Oggi bisogna cambiare passo”.
RICICLAGGIO
La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno ha eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per oltre 500mila euro emesso dal G.I.P.nei confronti di una società con sede a Sant’Egidio del Monte Albino e di tre soggetti -F.T., V.T. e D.M. - esercenti il commercio di auto di lusso di grossa cilindrata.La vicenda concerne la responsabilità per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e per i reati di riciclaggio connessi, avendo gli indagati simulato la vendita di 22 autovetture ad una società di fatto inesistente ed intestata ad un prestanome. Le 22 autovetture di grossa cilindrata - tra cui una Ferrari del valore di 150.000 euro - venivano cedute in modo simulato e fittizio a D.M.,non solo al fine di evadere le imposte, ma soprattutto per sottrarle ad una misura cautelare reale già disposta in precedenza.In particolare, per tali fatti nell’agosto 2020 i soggetti erano già stati attinti da misure cautelari personali e reali. Tuttavia, nei mesi successivi alla esecuzione, i provvedimenti di sequestro e di custodia cautelare erano stati annullati dal Tribunale di Salerno - Sezione del Riesame, decisione che tuttavia è stata cassata - a seguito d’impugnazione da parte di questa Procura - dalla Suprema Corte di Cassazione che ha annullato con rinvio la decisione del Riesame per una nuova pronunzia con riguardo alle misure cautelari personali. Nelle more della nuova pronuncia del Tribunale del Riesame, veniva quindi nuovamente richiesto il sequestro preventivo,accolto dal G.I.P., con cui veniva disposto il vincolo reale su plurime vetture di grossa cilindrata sino a concorrenza del valore da cautelare.
QUI PAGANI
Corteo del Venerdì Santo con tanto di banda musicale al seguito, la polizia municipale di Pagani pronta a multare tutti i protagonisti del fatto avvenuto nella chiesa del Corpo di Cristo. Nel mirino, oltre al parroco don Flaviano Calenda, ci sono anche il sindaco Lello De Prisco e il presidente del consiglio comunale, Gerardo Palladino. A ufficializzare l’esistenza di un’attività d’indagine sul caso è stato il comandante della polizia locale, Diodato Sarno. (La Città)
QUI SCAFATI
“Intitolare una piazza al 28 settembre 1943″: è la richiesta avanzata dalla sezione di Scafati dell’Anpi, in una nota inviata al prefetto di Salerno e al sindaco di Scafati Cristoforo Salvati, anche in relazione alla volontà espressa dal consiglio comunale di dedicare lo stadio comunale, già intitolato al “28 settembre 1943”, a Giovanni Vitiello, esempio per tutta la città come uomo di sport e non solo. “Si corre il rischio che un momento storico fondante della storia democratica di Scafati e della regione Campania non abbia più il suo giusto riconoscimento nella memoria della toponomastica cittadina”, ha dichiarato il presidente del comitato provinciale Ubaldo Baldi. Firmatari della richiesta Alfonso Annunziata; Ubaldo Baldi, presidente Anpi provinciale Salerno; Luigi Marino, coordinatore regionale Anpi; Giuseppe Cacciatore, Pino Cantillo, Alfonso Conte, Isaia Sales, Gennaro Carillo, Claudio Tringali, Franco Tavella, Arturo Sessa, Gerardo Ceres, Anna Garofalo, Anna Maria Ascolese, Vittorio Salemme, Giuseppe Colasante, Franco Alfano, Ferdinando Argentino, don Peppino De Luca, Redenta Formisano, Gerardo Illustrazione, Sebastiano Sabbatino, Lorenzo Coppa. “Scafati, così come la Campania e l’Agro Nocerino Sarnese, hanno bisogno di saldi riferimenti istituzionali, culturali e simbolici. Tale difficile compito passa anche dalla capacità di trasmettere alle nuove generazioni concreti esempi di memoria storica di libertà e giustizia – hanno aggiunto i firmatari della richiesta – Ciò che la storia di Scafati ci ha donato, con il lavoro e il sacrificio di vite umane, va ricordato sempre e con la giusta cura. Il simbolo democratico del 28 settembre 1943 va coltivato e trasmesso moltiplicandone il suo valore nella coscienza di ognuno di noi. Quel giorno gli scafatesi con l’aiuto dell’esercito inglese liberarono la propria città, salvando l’intero centro abitato da una certa distruzione e con esso tante vite umane. Scafati con la sua lunga storia democratica non si sottrasse quando ebbe l’occasione di rialzare la testa contro le forze nazifasciste e dette l’avvio, tra le primissime in Italia, al riscatto nazionale della Resistenza”. Per l’Anpi, infatti, il 28 settembre “non fu un episodio isolato, la città infatti elesse nel 1946 un suo concittadino, l’avvocato Ludovico Sicignano, nella Assemblea costituente che avrebbe dato vita alla Costituzione antifascista, ancora oggi pilastro di giustizia e libertà per la nostra Repubblica. Tutto ciò non va mai dimenticato”. Da qui la richiesta di un impegno concreto affinché sia a iscritta all’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale di Scafati una delibera di indirizzo per l’intitolazione dell’attuale piazza Municipio, sede del Comune e teatro degli scontri di quel giorno, al “28 settembre del 1943” e che il ponte del centro cittadino abbia una targa commemorativa con la medesima intitolazione, richiedendone l’approvazione nello stesso Consiglio comunale e di fissare la tempistica della conseguente procedura.
VIABILITA'
Trenta minuti per raggiungere il centro di Scario, frazione costiera del Comune di San Giovanni a Piro. È questo il tempo che impiegano cinque diverse famiglie residenti a Spineto, località del Comune di San Giovanni a Piro poco distante da Scario, a causa di una frana che dallo scorso 31 Gennaio ha interdetto la viabilità lungo l'importante arteria. Una situazione di notevole disagio per gli abitanti di Spineto che erano soliti percorrere il regolare tragitto di circa 4 chilometri per raggiungere la vicina Scario. Uno scenario mutato del tutto dallo scorso 31 gennaio quando a causa di uno smottamento stradale il tratto compreso tra l'imbocco di Località Pietralba e parco Spineto è stato chiuso al traffico veicolare. Una situazione tale che costringe diverse famiglie a raggiungere il centro abitato di Bosco, attraverso località Capolomonte, per poi giungere a Scario. (La Città)
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