

Giovedì a via Piave e a Torrione i mercatali del settore non alimentare hanno manifestato, occupando i loro spazi, per protestare contro le ordinanze che vietano la vendita dei loro prodotti. Un occupazione pacifica che però annunciano, andrà avanti ad oltranza, fino a quando qualcuno non ascolterà le loro richieste. Stanchi ed amareggiati per la situazione i commercianti ambulanti non chiedono sostegni economici ma solo che gli venga riconosciuto il loro diritto al lavoro, come spieca il signor Francesco Carrato, che da oltre 20 vende abbigliamento per bambini… “Gli untori siamo noi, per lo Stato la colpa della diffusione del virus è la nostra. Da quando è scoppiata la pandemia abbiamo avuto per due volte un ristoro di 600 euro. Praticamente nulla se si pensa che personalmente ho avuto perdite del 70%. Oramai siamo disperati non abbiamo più nulla, neanche i soldi per pagare i garage dove sono posteggiati i nostri furgoni. Noi non vogliamo soldi o sostegni vogliamo solo che ci facciano riaprire”. Arrabiato e deluso per come i mercatali vengono trattati anche il signor Vincenzo Vitolo, da oltre 30 anni titolare di un posto al mercato di via Piave dove vende abbigliamento da donna… “Ciò che non capisco è perchè noi che vendiamo all’aperto, quindi con un rischio minore di diffondere il virus, dobbiamo stare chiusi, mentre gli altri possono continuare a lavore in negozi a volte anche molto piccoli.?Senza contare che se si va al supermercato oppure ai negozi di cinesi, li si entra nessun nessun controllo e senza che nessuno veerifichi il numero delle persone che vi si trovino all’interno. Eppure noi abbiamo fatto tutto come ci è stato chiesto.?Abbiamo acquistato i disinfettanti per le mani, le mascherine, è stato stabilito un percorso obbligatori che i clienti dovevano seguire, ma nonostante tutto ci hanno chiuso.?Senza pensare che ci sono persone come me che non hanno altre entrate.?Vivo con mia moglie e mio fratello che ha problemi di salute e non può lavorare.?Quindi la mia attività è l’unica fonte di entrata. Se non fosse stato per i buoni del Comune e per il parroco del mio quartiere che mi ha donato un pacco alimentare a Pasqua non avevamo niente da mettere a tavola.?Non mi sono mai ritrovato in una situazione del genere, ormai non ho più soldi e non posso andare più avanti così.?Nessuno dovrebbe trovarsi mai in una situaizione del genere. Per questo abbiamo bisogno e vogliamo tornare a lavorare”.
FONTE: Cronache
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