

Si sono incontrati in Piazza Sant’Agostino una trentina di commercianti, organizzatisi tra di loro attraverso dei messaggi via whatsapp. Un incontro serale al quale hanno partecipato anche un paio di ristoratori.?Un incontro per discutere e decidere una riapertura delle loro attività a partire da mercoledì nonostante il Governo abbia lasciato la Campania ancora per altri 7 giorni in zona Rossa. Al termine dell’incontro la decisione è presa. Mercoledì mattina i negozi di abbigliamento, calzature, gioiellerie e quanti fino ad oggi sono chiusi come stabilito dal?Dpcm, alzeranno le loro saracinesche per tutta la giornata, in forma di protesta. Una protesta che proseguirà ad oltranza. “Ieri sera (venerdì per chi legge, n.d.r.) ci siamo incontrati e alla fine abbiamo deciso che da mercoledì, giorno in cui non è più in vigore il Dpcm di marzo, noi riapriremo”. Spiega così Pierluigi Murano, titolare di Gazzella, negozi di abbigliamento donna, con due punti vendita uno sul corso?Vittorio Emanuele ed uno in via Dei Mercanti, l’incontro avuto con altri colleghi in piazza Sant’Agostino. “Al termine dell’incontro eravamo tutti concordi che da mercoledì mattina dobbiamo riaprire.?Ovviamente ci auguriamo che anche altri colleghi che non hanno preso parte alla riunione possano decidere di aderire e di aprire i loro negozi. Io ho due attività e le perdite in termine numerici, visti i periodi di chiusura che non sono solo i quattro mesi di chiusura, ma sono anche le restrizioni imposte nel periodo di Natale ed ora Pasqua, ma anche a Carnevale e San Valentino, sono state tante. Le restrizioni hanno spaventato le persone, tanto che alla fine non uscivano di casa e di conseguenza non spendevano nei negozi. In termini numerici in questi 13 mesi ho perso circa il 50% degli incassi. Fortunatamente non ho dovuto lincenziare nessun dipendente perchè al momento stanno usufruendo della cassa integrazione, ma per il resto non ho e non abbiamo come categoria nessun aiuto. Voglio essere onesto, fino al governo Conte, i ristori, anche se non ci aiutavano a sostenere le spese, sono arrivati, ma soprattutto Conte ci metteva la faccia ogni 15 giorni. Ora con Draghi, non solo non lo vediamo e sentiamo, ma il decreto ristori che ha preparato è una vergogna. Non solo saranno briciole per ognuno di noi, ma non sappiamo neanche quando ci verranno date e sicuramente saranno gli unici soldi che vedremo. A queste condizioni meglio aprire.?Le tasse, il fitto, le bollette continuano ad arrivare ogni mese e i risparmi che avevamo stanno finendo. Non ho un giardino a casa dove posso scavare e trovare soldi, quindi devo lavorare.?Mi auguro che i salernitani capiscano la situazioni e che appoggino la scelta di chi come me da mercoledì tornerà a stare aperto. Quando la pandemia scoppiò lo scorso anno al nord, io decisi, come molti altri di chiudere i negozi perchè avevo intuito che stava per arrivare un’emergenza sanitaria di difficile gestione. Abbiamo chiuso prima che il governo lo imponesse. Ora però che le città anche in zona rossa sono vive, la gente è in strada, molte attività sono aperte, allora apro anche io, perchè è ridicolo imporre la chiusura solo ad alcuni e ad altri no e soprattutto consentire alle persone di uscire. Se escono possono anche fare acquisti, non succede nulla”.
“Sono 14 mesi che stiamo chiusi, abbiamo investito soldi e sacrifici per metterci in regola con le normative imposte dal governo?Conte, abbiamo avuto ristori che sono stati ridicoli ed insufficienti e che non sono serviti neanche a pagare il fitto del locale per tutti questi mesi. Senza contare che nella campagna vaccinale non siamo stati nominati neanche per errore.?Siamo gli ultimi, quelli che possono essere sacrificati, perchè siamo noi quelli che facciamo diffondere il virus secondo gli scienziati che in questi mesi hanno solo fatto ipotesi ma non risolto davvero la situazione.?Adesso basta, Io Apro”. Si sfoga così Vincenzo?Penna, titolare del Black Roses Irish Pub, in via Vinciprova a Salerno. Penna è stanco e dopo mesi di chiusura della sua attività, adesso ha deciso di aprire.?E così da mercoledì 7 aprile il suo pub, frequentato principalmente da ragazzi torna ad aprire le sue porte e ad accogliere al suo interno i clienti che potranno sedersi e consumare al tavole le pietanze che vengono preparate. “Ho valutato il rischio. Tra lo stare chiuso e il rischiare di prendere un verbale. Meglio un verbale che perdere incasso che nessuno mi restituirà mai. E visto che ho speso tanti soldi per adeguare il mio locale alle disposizioni imposte allora voglio e starò aperto. Anche perchè questa chiusura imposta al mondo della ristorazione è assurda. Perchè noi dobbiamo stare chiusi e poi i ristoranti sugli autogrill invece possono funzionare e tra le altre cose far sedere, senza alcun distanziamento, le persone ai tavoli una vicina ad un’altra. Che differenza c’è tra loro e noi. Perchè loro si e senza dover rispettare le norme imposte e noi no, nonostante abbiamo speso tanti soldi. Nessuno ha risposto alle nostre domande, mai. E allora Io apro.?- prosegue Penna – Da martedì alle ore 19 i miei clienti potranno tornare nel mio pub e sedersi al tavoli e potranno stare tranquilli perchè il locale è stato santificato e verrà sanificato tutti i giorni, abbiamo dispenser per il gel per le mani, abbiamo messo cartelli Anticovid, comprato termometri per controllare la temperatura dei clienti, ci preoccuperemo di segnare su di un apposito quadrno i dati dei clienti per ogni evenienza. Ad ogni tavolo faremo sedere un massimo di 4 persone e tutti i tavoli sono stati distanziati tra di loro. Ogni cliete potrà togliere la mascherina solo quando sarà seduto al tavolo e la dovrà indossare quando andrà in bagno oppure uscirà fuori per fumare una sigaretta”.
“Non mi posso più permettere di stare chiusa perché oramai i costi sono diventati veramente insostenibili”.?Rita Mazzotti, titolare del Gran Blues Cafè di via Ligea ha deciso. Da mercoledì 7 aprile riaprirà per tutta la giornata ai suoi clienti. “Sono 14 mesi che viviamo così. Le attività del settore della ristorazione sono quelle che hanno subito maggiori imposizioni da parte del Ministero della?Sanità. Disposizioni molto più restrittive e che per metterle in pratica ci hanno visto anche investire anche un bel po’ di soldi. Quindi a noi ci hanno imposto regole severe, rispetto agli autogrill, ai supermercati ed altri, però noi siamo chiusi e loro aperti. Io non me lo posso più permettere, i miei dipendenti hanno bisogno di lavorare, hanno bisogno di andare avanti, abbiamo bisogno di respirare. Per questo Io apro”. Il bar ristorante di?Rita Mazzotti conta in tutto 70 posti a sedere… “Ma onde evitare qualsiasi tipo di problema predisporrò solo 40 posti a sedere, garantendo quindi un distanziamento tra i tavoli superiore ad un metro. Aprirò la mattina come sempre, e resterò aperta fino a sera, offrendo anche il servizio di ristorante a pranzo e a cena”. Non ha paura di prendere un verbale per questa apertura non legale? “Nessuna paura. Attualmente, per me ogni tipo di verbale che potrebbero farmi vale carta straccia.?Prima dello scoppio della pandemia avevo 5 dipendenti. Ora tre di questi, visto che il contratto sta scadendo mi hanno chiesto di non rinnovarlo perchè così possono accedere alla disoccupazione. E tra le altre cose di questi tre dipendenti una di loro in 14 mesi non ha ancora avuto un euro di cassa integrazione”. Martedì oltre a lei, nel locale torneranno a lavorare tutti i suoi dipendenti? “No verranno solo due di loro, poi ovviamente se riprenderemo a lavorare bene chiamerò anche gli altri. Quello che mi auguro è di lavorare, anche perchè io vivo di questo, lo so che per lo Stato il mio locale non è essenziale ma per me si. Senza contare che ogni mese ho 2400 euro di fitto da pagare, e questi soldi non me li da nessuno”.
FONTE: Cronache
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