

Cresce il numero di poveri in città. Un dato che peggiora di giorno in giorno. A confermarlo ci sono le richieste di aiuto che giungono alle parrocchie del territorio. Centri di ascolto privilegiati della città. Un dato su tutti: dall’inizio della pandemia è raddoppiato il numero della famiglie che si rivolgevano alla Chiesa di San Gregorio VII, cuore del rione Sant’Anna. Dai 60 nuclei che chiedevano aiuto, ora sono 120. E appare probabile che il dato sia destinato ad aumentare. A spiegare l’andamento della curva in crescita è Valentina Spera , responsabile della Caritas parrocchiale.
«C’è una sofferenza diffusa – spiega – e soprattutto nascosta. Molte famiglie che fino allo scorso anno riuscivano a raggiungere, anche se con difficoltà, la fine del mese ora non ce la fanno. C’è un intero mondo sommerso e dignitoso che ha anche grandi remore nel cercare aiuto». Molte famiglie vivevano di lavoro saltuario o in nero che ora è quasi del tutto scomparso. Per loro aiuti di Stato non ce ne sono. «Chi faceva pulizie domestiche non viene più chiamato, sia perché non potrebbe giustificare lo spostamento in zona rossa sia per paura del contagio o ancora perché la stessa famiglia che dava lavoro non è più in grado di sostenere la spesa. E si tratta solo di un esempio. Molti hanno attinto in questi mesi ai risparmi personali sperando di tornare ad aprire negozi ed attività. Ma ora sono al collasso. I risparmi sono finiti». E in fila per ricevere il pacco alimentare fornito dalla parrocchia ci sono persone che non ti aspetteresti e che, dignitosamente e in silenzio, sono costrette a chiedere aiuto.
«Purtroppo i pacchi non bastano più. Nonostante siano stati aggiunti prodotti come l’olio. Non ci sono generi per i bambini come i pannolini. Quelli li fornivamo con le donazioni che, purtroppo, sono diminuite, non perché manchi la solidarietà ma per una oggettiva difficoltà generale. Chi può continua a donare e ho anche visto che in città si sono organizzati molti gruppi attraverso Facebook. Una iniziativa lodevole – spiega Spera – che sicuramente può essere di supporto. Mi auguro che questo spirito di solidarietà aumenti, perché è grande il timore che ne avremo sempre più bisogno nei prossimi mesi. Gli aiuti dello Stato sono spot e poi indirizzati solo a specifiche categorie. Ma nella nostra città c’è una marea di persone che ne resta fuori. E non sono neppure abituati a chiedere aiuto. Per loro è difficile. Si chiudono nelle case e soffrono in silenzio. È davvero assurdo che gli affitti in un periodo così difficile siano aumentati – aggiunge Spera – addirittura chiedono fino a quattro mesi di anticipo».
FONTE: La Città
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