

Fondi per innovare il Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana e per dare a Palazzo Fruscione una nuova funzione di biblioteca multimediale. Si tratta di due progetti che fanno parte del più ampio piano di valorizzazione degli itinerari della Scuola Medica della Scola Medica: il Giardino della Minerva, il Museo Papi e il Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana (ex Chiesa di San Gregorio Magno). Un’insieme di progetti che sono finanziati con risorse stanziate dal Ministero dei Beni Culturali per un totale di tre milioni di euro e che sono finalizzati a un grande obiettivo, seguito da tempo dall’amministrazione comunale: la presentazione della candidatura della Scuola Medica Salernitana, di fatto considerata da molti la prima Università di Medicina al mondo, al riconoscimento di patrimonio immateriale dell’Unesco.
I lavori al Museo Virtuale. Gli interventi per la riqualificazione della ex Chiesa di San Gregorio Magno, nel cuore di via dei Mercanti, avranno un costo stimato di 400mila euro: nel dettaglio è prevista una spesa di 195mila euro per il restyling strutturale e 80mila euro per gli impianti tecnologici che dovranno rendere all’avanguardia gli strumenti elettronici presenti nel Museo, fermi ormai dall’inaugurazione e che ora sono quasi tutti non funzionanti e, dunque, molto poco “virtuali”. Nel progetto sono partner il Comune di Salerno, la Sovrintendenza e l’Università con il Dipartimento di Informatica che svolge attività di ricerca e didattica nel settore della Computer Grafica, Realtà Virtuale, Realtà Aumentata, Interazione Uomo/ Macchina. Proprio in questo documento emerge il nuovo spiraglio per Palazzo Fruscione.
Biblioteca Multimediale a Largo Campo. Come si legge nel testo dell’accordo che contempla ogni aspetto degli sviluppi ipotizzati per procedere verso il riconoscimento dell’Unesco, le parti si impegnano «a porre in essere attività di interesse comune, riguardanti la realizzazione del nuovo Museo Virtuale della Scuola Medica Salernitana e di una biblioteca multimediale nella chiesa San Gregorio Magno e nel Palazzo Fruscione » L’insieme delle attività include «la progettazione dello Story Board e la regia (Soprintendenza); la progettazione del Sistema di Fruizione Avanzato in VR\\AR immersivo (Dipartimento di Informatica); la realizzazione di contenuti di animazione in 3D e del sistema di interazione (DI); la definizione del Capitolato per le Attrezzature HW (DI); l’adeguamento funzionale sede del Museo Virtuale (Comune); l’acquisto di attrezzature tecnologiche (Comune); il supporto alla progettazione di contenuti aggiuntivi per bandi competitivi (Soprintendenza) e la partecipazione congiunta a progetti di ricerca inerenti i Beni Culturali di rilevanza nazionale e internazionale ». Inoltre, i firmatari dl Protocollo «provvederanno a formalizzare e rendere operative le attività attraverso la stipula di specifici atti esecutivi, nell’ambito dei quali dovrà essere fornita indicazione sugli obiettivi specifici e la descrizione delle attività; sull'ampliamento della sede museale negli spazi della chiesa San Gregorio Magno e del Palazzo Fruscione; sui compiti e ruoli di ciascuna delle parti nello svolgimento delle attività; le modalità di esecuzione e la durata delle attività; l’ammontare dei costi e delle eventuali entrate, nonché la relativa ripartizione degli stessi tra le parti; gli eventuali contributi finanziari (nazionali, internazionali e comunitari) provenienti da soggetti terzi e il regime delle proprietà delle conoscenze acquisite congiuntamente o singolarmente dalle parti nonché dei risultati conseguiti congiuntamente o singolarmente dalle stesse».
Le strutture “dimenticate”. Nel protocollo d’intesa non è specificato quali saranno gli interventi destinati a Palazzo Fruscione che, dopo anni di ricerca, sembra che abbia trovato una sua identità. Non sono mancate mostre, rassegne ed eventi anche di notevole spessore culturale ma il Palazzo nel cuore del Centro storico, sito in piazza Sedile del Campo, restava comunque chiuso per gran parte dell’anno. In tutto ciò, però, c’è un elemento di fondo che poteva rappresentare una sponda utile per accelerare ancora di più l’iter previsto per raggiungere l’inserimento della Scuola Medica Salernitana fra i beni del patrimonio immateriale dell’Unesco. Resta, infatti, tristemente dimenticata e chiusa la biblioteca di via de Renzi. Nella struttura in cui trova sede anche dell’Archivio comunale, infatti, già diversi anni fa sono stati acquistati degli strumenti tecnologici all’avanguardia che connettono quella biblioteca con le altre nel mondo. Apparecchi che, però, non sono mai stati utilizzati. Come sono rimasti sulla carta tutti i servizi connessi alla struttura del centro storico alto di Salerno, compreso un punto ristoro ipotizzato ma mai realizzato.
FONTE: La Città - Eleonora Tedesco
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