

Vaccinazioni anti-Covid, le aziende conserviere mettono a disposizione i loro stabilimenti per somministrare le dosi al personale impiegato a tempo indeterminato e a quello stagionale in tutta Italia. Una decisione che ha un significato particolare per la provincia di Salerno e ancor di più per l’Agro, in questo momento tra le zone più bersagliate dal Sars Cov 2 in Campania, vista la presenza di questi opifici in queste aree. Un’iniziativa strategica per uno dei comparti del Made in Italy alimentare più noti al mondo, tanto da essere definito “oro rosso”, il cui eventuale blocco metterebbe in crisi l’intera filiera agroalimentare, con danni che vanno dall’agricoltura fino al terziario che cura le vendite del prodotto trasformato. Conseguenze notevoli, quindi, e non recuperabili. In caso di fermo di uno stabilimento causa Covid, infatti, la materia prima andrebbe persa né la produzione potrebbe essere posticipata, visto che la trasformazione del pomodoro si effettua in due mesi. Pensare poi di sostituire il personale di una fabbrica in poche ore è altrettanto impensabile.
Il comparto conserviero conta in Italia conta oltre 120 stabilimenti, i due terzi in Campania. In particolare, in provincia di Salerno hanno sede circa 60 opifici e di questi 45 nell’Agro nocerino sarnese, nove nella Valle dell’Irno, uno ciascuno a Cava de’ Tirreni, Eboli, Altavilla Silentina, Oliveto Citra e Buccino. A livello italiano sono impiegate 8mila persone a tempo indeterminato e 20mila stagionali, di questi in provincia di Salerno 12mila a tempo indeterminato e circa 3mila a “posto fisso”. Il volume economico diretto generato dal comparto è di oltre 3,5miliardi di euro l’anno per il solo pomodoro di questi, 1,8 miliardi destinati all’export. Buona parte, circa due miliardi di euro è il fatturato generato dalle industrie campane, di cui oltre il 60% destinato all’export: la provincia di Salerno fa la parte del leone in questo settore. Da qui la necessità per l’economia di un’intera provincia di puntare sulla vaccinazione di chi lavora in questo comparto, da terminarsi entro luglio, mese in cui l’Anicav, l’associazione di categoria degli industriali conservieri, punta ad avere l’immunizzazione per i dipendenti delle sue aziende. Va anche ricordato l’indotto del settore conserviero, che genera un fatturato almeno delle stesse dimensioni di quello dell’oro rosso, realizzato dalle imprese del settore trasporti, packaging, macchine industriali, che alimentano tra le maggiori movimentazioni nel porto di Salerno. «Nell’ambito della più generale attività di monitoraggio di Confindustria sta portando avanti nel paese per definire l’apporto della sistema impresa al piano vaccinale, stiamo dando le disponibilità delle nostre aziende e dei nostri siti produttivi per la somministrazione delle dosi vaccinali ai nostri dipendenti - ha affermato Giovanni De Angelis, direttore generale dell’Anicav - Già alcune delle nostre aziende, inoltre, hanno manifestato la disponibilità dei propri locali ed aree produttive, lì dove ritenute più idonee di altre, per la vaccinazione in generale delle popolazioni del territorio».
Entro il 19 marzo, Confindustria completerà questo monitoraggio. In queste ore, diverse industrie del comparto alimentare e non solo stanno manifestando la disponibilità a concedere i propri spazi produttivi alle esigenze della vaccinazione alla galassia dei loro lavoratori ma anche dei residenti dei territori dove operano. Una disponibilità concessa fermo restando la necessità di stabilire a priori ruoli e competenze, oltre che le responsabilità. In pratica, le aziende offrono i locali da destinare alle inoculazioni delle dosi e quelli per la gestione degli utenti, e i medici competenti aziendali; il sistema sanitario delle varie regioni dovrà assicurare tutta la restante parte di supporto affinché la somministrazione dei vaccini possa essere eseguita in sicurezza. Il comparto conserviero è quindi pronto a ripartire quanto prima e senza passi falsi, anche in considerazione della ridotta produzione di pomodoro inscatolato che ha contraddistinto il 2020, a causa della siccità nell’area foggiana, principale bacino di approvvigionamento della materia prima, che sta portando a un esaurimento delle scorte.
FONTE: La Città
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