

La disputa per l’eredità della “signorina” finisce in tribunale. Il pm Bianca Rinaldi ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per un medico di Campagna e un settantottenne del luogo, il primo l’aveva avuta in cura mentre il secondo aveva curato il suo patrimonio. L’ipotesi d’accusa è falsità in testamento olografo. I due imputati che compariranno dinanzi al gup Vincenzo Pellegrino del Tribunale di Salerno il prossimo 30 marzo, in virtù di una scrittura privata attribuita alla defunta, si sono proclamati suoi eredi. Nel testamento che la pensionata, mai sposata, avrebbe scritto di suo pugno, ma per i nipoti sarebbe falso, si stabilisce che al camice bianco va un palazzo nel centro storico dell’Antico marchesato dei Grimaldi, mezza porzione di una terreno in montagna e i soldi. All’uomo che ha gestito il suo patrimonio, invece, solo l’altra metà del terreno. Due diretti discendenti, nipoti dell'ereditiera, hanno presentato denuncia, facendo partire il procedimento penale. Nel mese di marzo di due anni fa, l’anziana che aveva bisogno di assistenza domiciliare, firma il testamento contestato e finito all’esame dei giudici.
Ad Agosto, la donna lascia la vita terrena. E solo allora i parenti diretti scoprono di essere stati estromessi dalle sue volontà a favore dei due imputati. I nipoti sporgono denuncia ai carabinieri della stazione di Campagna, diretta dal maresciallo Angelo Solimene . Secondo quanto denunciato dai nipoti, fin quando la “signorina” era in vita e la malattia non aveva preso il sopravvento sul suo stato di salute, «aveva più volte rappresentato, soprattutto alla nipote femmina, che la sua volontà era di lasciare tutti i suoi averi agli ultimi parenti rimasti, cioè i nipoti. Con questo suo lascito la signorina intendeva porre rimedio ad un antico torto familiare che aveva, nella prima metà del secolo scorso, creato un grave dissapore tra fratelli». Una vicenda familiare dolorosa, quella a cui faceva riferimento la defunta, che all’inizio del secolo scorso aveva spaccato la famiglia sempre per ragioni di eredità. Il nonno dei denunciati - che si costituiranno parte civile - fu raggirato e le sue possidenze espropriate, nonché annullato il suo asse ereditario.
Così, dopo la morte della “signorina”, i nipoti si aspettavano che avesse tenuto fede a quella promessa di porre rimedio al presunto torto subito dal loro antenato, ma scoprirono presto che il medico era diventato il quasi unico erede quando sbarrò le porte del palazzo nel centro storico, tolse le chiavi alla badante storica e ad un’altra donna che vi abitava. Agli eredi, quelli dell’asse ereditario, annullato per la seconda volta, parve subito che qualcosa non tornasse. E a metà luglio del 2019 presentarono una specifica denuncia ai carabinieri, facendo partire così le indagini che portarono al sequestro del verbale di deposito e pubblicazione del testamento olografo depositato presso un notaio ebolitano.
Alla base della richiesta di rinvio a giudizio, oltre alle indagini svolte dai carabinieri della locale stazione, c’è anche una perizia sulla verifica della omografia, autografia e olografia dello scritto attribuito al defunta. Consulenza effettuata dal perito Roberta Falivene . I nipoti denuncianti, inoltre, aggiungono che la “signorina” al momento della presunta stesura del documento apocrifo «non aveva più nemmeno l’autosufficienza per alimentarsi, di guisa che appare assai improbabile che abbia potuto scrivere con stile grafico così ordinato una disposizione testamentaria tanto imprevedibile...». L’eredità contesa è ora all’esame del giudice.
FONTE: La Città
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