

Abbiamo tutti radici e ali. Ma cosa accade quando si cresce, il vento cambia direzione e le ali ci portano esattamente lì, su quel suolo dove la nostra vita è iniziata? Si nasce una seconda volta, diventando figli della madre terra da cui, giovani fanciulli, ci siamo allontanati. Ne sa qualcosa Rocco Papaleo, che da giovane studente si trasferì a Roma per intraprendere gli studi universitari e iniziare a muovere i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo come cabarettista, comico, attore teatrale, cantante e musicista, trasformandosi pian piano nell’attore e regista amato dal pubblico italiano. E se il lockdown ha fermato i corpi non ha certo arrestato la vena creativa di Papaleo che nel corso di un servizio del Tgr Rai Basilicata ha affermato: «Nel primo lockdown di marzo ho coltivato l’idea di scrivere un film ambientato in Basilicata. (…) Una storia ambientata tra Salerno e il mio paese Lauria. Ho cominciato a buttare giù qualche riga e proprio due giorni fa ne ho terminato la stesura. Mi è venuta voglia di tornare al mio paese e di scrivere una storia sulla memoria. Non sarà un film autobiografico, ma una storia inventata con riferimenti a legami ben impressi nei miei ricordi». Il rapporto di Papaleo con la Basilicata è viscerale. L’orgoglio di appartenenza è senza ombra di dubbio un tema che non abbandona mai, il leitmotiv del suo cinema che porta con sé sempre, anche a teatro, dove prese vita lo spettacolo - inno alla sua terra, “Basilicata coast to coast”, diventato poi il suo esordio dietro la macchina da presa.
Alla soglia dei cinquant’anni il viaggio della sua vita lo aveva portato a trarre il suo bilancio interiore che ha dato luogo a un percorso che ancora prima di essere un mero attraversamento di suggestivi luoghi, si è configurato come viaggio dell’io, da Maratea a Scanzano Jonico, con tre amici, una giornalista e una chitarra, in quella “Basilicata coast to coast” che segna l’era della maturità di Papaleo, uomo e artista. La sua suggestione che come egli stesso afferma, lo accompagna da sempre, è il sentire la terra in un senso spirituale, vocazione che traspare anche nel successivo film da lui diretto “Una piccola impresa meridionale” e che certamente emergerà nella sua nuova opera. Salerno - Lauria, questo il nuovo connubio territoriale nato dall’affezione che Papaleo ha sempre dichiarato nei confronti della città campana, forse anche alla luce del fatto che i salernitani amano particolarmente i suoi film e puntualmente riempiono le sale pur di assistere alle sue interpretazioni. Come afferma in diverse interviste: «Insomma, io sono legato a Salerno».
Papaleo, amante della musica quanto del cinema e del teatro, considera Salerno culla di jazzisti sopraffini, «un posto bello per la musica», una città che negli ultimi anni è rifiorita. Se la linea sarà quella già adottata con “Basilicata Coast to Coast”, lo sguardo di Papaleo non si poserà sulla Campania e sulla Basilicata in modo folkloristico, ma sarà delicato e allo stesso tempo acuto, descrivendo una terra unica, quella del meridione, in cui chiunque sia nato o anche solo passato da quelle parti, possa riconoscere parte del proprio trascorso. È in fondo proprio questo suo modo di guardare alla sua terra che ha permesso a Papaleo di conquistare numerosi riconoscimenti, sia in termini di critica che di pubblico. Dietro la sua corporalità minuta e i suoi occhi malinconici, c’è l’ironia di un artista che è pronto a cimentarsi in una nuova sfida: raccontare ancora il nostro meridione.
FONTE: La Città
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