

Otto anni dallo scandalo del fallimento della storica Ebolitana, quella con la sigla “Ascd”, si chiude con un’assoluzione il processo di primo ai protagonisti di quella stagione infausta, per i risvolti penali che prevalsero su quelli sportivi. Il giudice monocratico Maria Lamberti del tribunale di Salerno ha mandato assolti l’ex presidente Armando Cicalese, diventato noto per essere stato il primo “presidente ultrà” di una società ad azionariato popolare, suo figlio Giuliano Cicalese, l’ex diggì Antonio Ciccarone e Andrea Iannella, ex presidente della società inquisita e zio di Cicalese. Gli imputati sono difesi dall’avvocato Luigi Gargiulo.
Per ricostruire questa vicenda giudiziaria, bisogna fare un salto indietro nel tempo di un decennio. E forse più. A quando la guardia di finanza di Sapri, su delega del comando provinciale, avvio una serie di indagini di natura fiscale su alcune società dilettantistiche del Salernitano, intrecciando dati, nomi e sponsor. In questo filone d’inchiesta finì anche la gloriosa Ebolitana che in quegli anni raccoglieva consensi, anche al di fuori dell’ambito sportivo, per quel progetto di azionariato popolare - tra i pochi riusciti - che portò il calcio ebolitano a calpestare il palcoscenico dei professionisti. Ad offuscare questa “medaglia” sportiva arrivò l’inchiesta della magistratura. I numeri che circolarono allora e furono riportati nell’imputazione sono da capogiro: 1,5 milioni di euro di evasione fiscale e il crac della storica società. Le indagini erano iniziate nel luglio del 2011 ed avevano riguardato le attività a partire dal 2006: controlli di conti e fatture, perquisizioni e verifiche bancarie. Per il mondo calcistico ebolitano, ma soprattutto dei tifo, fu un duro colpo.
Con l’inchiesta è stata accertata una serie di omissioni fiscali, l'occultamento o distruzione di documenti contabili ed amministrativi, l'omessa dichiarazione dei redditi ed il mancato versamento di imposta ai fini Iva. Non casi isolati, ma - secondo la Procura di Salerno - un modus operandi reiterato. Per tutelare l’erario, che è in questo procedimento è la parte offesa, gli imputati subirono anche il sequestro di quote sociali, di beni mobili ed immobili per un valore di circa 80mila euro a carico proprio di Cicalese. In questi anni, il processo ai quattro imputati è andato avanti. La vicenda era stata un po’ dimenticata. L’Ebolitana, la nuova, è ripartita dall’ultimo gradino, dalla terza categoria, ed ora milita nel campionato di Promozione. Le vicende giudiziarie e le imprese del presidente ultrà sono solo un ricordo, ma non nei tribunali. Ora, si attendono le motivazioni della sentenze. E se la Procura deciderà se presentare ricorso in Appello.
FONTE: La Città
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