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Fondazione Vassallo: “Una condanna di diffamazione mortificante per la nostra battaglia nella ricerca della verità. Non ci fermeremo”

12/02/2021

“Trovo ingiusta è mortificante la condanna al pagamento di 900 euro di sanzione per aver diffamato sui social, l’ex maresciallo dei carabinieri in servizio presso la stazione di Pollica nel 2010. Noi non ci fermeremo nella ricerca della verità. Continuiamo a credere e ad avere fiducia nella magistratura e nella giustizia”. 

Esprime profonda amarezza il presidente della Fondazione “Angelo Vassallo Sindaco Pescatore”, in seguito alla sentenza emessa questa mattina, dai giudici della Corte d’Appello di Salerno, che si sono pronunciati sul ricorso presentato dal legale di Dario Vassallo, l’avvocato Dario Barbirotti. Un ricorso in appello alla condanna di primo grado, a sei mesi di reclusione, per il fratello del sindaco assassinato con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre 2010 a Pollica. Omicidio, i cui mandanti, a dieci anni di distanza dal tragico evento, restano ancora senza nome e senza volto: omicidio sul quale continua ad indagare con massimo riserbo la Procura della Repubblica di Salerno.

“Sono 11 anni che combatto per cercare di conoscere la verità di quell’oscuro delitto e non mi fermerò mai, finché non saranno scritte pagine inequivocabili di verità. Lo devo alla mia famiglia e all’Italia intera, pertanto ribadisco che la condotta dell’ex maresciallo dei carabinieri della stazione di Pollica, Costabile Maffia resta un’offesa non solo all’Arma dei Carabinieri, ma a tutta la società civile”.

Incriminato un post scritto e pubblicato nel 2013, sul profilo Facebook di Dario Vassallo, nel quale il fratello del sindaco avrebbe fatto allusione al cognome del militare e per cui l’avvocato Barbirotti ha chiesto l’assoluzione per “irrilevanza del fatto”.

“Lo sfogo di Vassallo sui social – ha sottolineato il legale Barbirotti ieri mattina durante il processo a porte chiuse, davanti ai giudici della Corte d’Appello di Salerno – era uno sfogo di ribellione ad una vera e propria ingiustizia subita dinanzi alla scena del crimine che, a poche ore dall’omicidio di un uomo dello Stato, non era stata preservata, perché vicino al cadavere del sindaco che era ancora in macchina, vi erano persone che fumavano e continuavano a buttare mozziconi di sigarette a terra. Errori e lentezza nelle indagini”.

Tra gli atti depositati alla Corte da parte dell’avvocato, anche le lettere per “la preziosa testimonianza” e “per il lavoro svolto dalla Fondazione e dal presidente Dario Vassallo, nell’instancabile ricerca della verità sull’omicidio del primo cittadino”, evidenziando la vicinanza delle Istituzioni civili e militari a garantire giustizia alla memoria del sindaco ucciso, a firma dei comandanti generali dell’Arma dei Carabinieri, del Santo Padre Papa Francesco, dal presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e da decine di massime autorità dello Stato italiano ed estere, tutte indirizzate a Dario Vassallo.

“Che lezione si vuole dare, con una condanna simile, ad un uomo che gode della stima dell’Arma, del Papa e delle massime autorità dello Stato, solo perché si batte per la legalità e la giustizia per la morte di uomo dello Stato? Ricorreremo in appello”, ha concluso l’avvocato Barbirotti.

Ufficio Stampa - Attualità -

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