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Migranti al porto di Salerno, i bambini chiamano casa: «Siamo salvi»

17/01/2021

È possibile azzerare la distanza di 4mila chilometri con una videochiamata WhatsApp, per vincere la paura e gridare alla vita di avercela fatta. È bastata la tecnologia a compiere un piccolo, straordinario miracolo e il grande cuore salernitano, a trasformare in felicità l’incubo vissuto da tre piccoli iracheni di età compresa tra i 10 e i 16 anni, due femminucce e un maschietto, dei quali, i due più grandi sono fratello e sorella e la più piccola loro cuginetta. Il dispositivo smart è stato messo a disposizione dagli operatori sanitari del reparto intensivo del Covid Hospital di Agropoli, diretto dalla dottoressa Rosa Lampasona. Le mani che, tremanti, hanno composto il numero sono quelle del ragazzino più grande.

«Mamma, papà, siamo vivi», hanno detto. Le lacrime di gioia sono scese rapide, incontenibili, e il gelo, la pioggia, il buio, l’essere provati, il ricordo dei propri cattivi odori e la mortificazione della dignità dell’essere umano, si dissolvono alla vista del volto dei genitori, che piangono insieme dall’altra parte del mondo. Non è servita la traduzione della mediatrice culturale in collegamento con i sanitari del Civile, non in questa fase. Il linguaggio del cuore è universale e non ha bisogno di parole. Si spiega con il silenzio e la condivisione di un momento di felicità prezioso, anche nel dramma. È la storia di tre piccoli del Kurdistan iracheno, zona nord dell’Iraq affidati dalle loro famiglie al destino di una prospettiva di vita migliore, anche se questo vuol dire viaggiare nascosti in un container al buio e al freddo per tre giorni. Salpare dal porto turco di Aliaga, quale carico umano insieme a altri 23, tra quintali di metallo, a bordo della “Vento di scirocco”, per poi attraccare nello scalo commerciale di Salerno. E di vedere oltre una porticina rossa, creata a fatica dall’interno del container, l’alba della libertà.

Ma nel mondo impazza il Covid e tre dei 26 migranti sono risultati positivi al virus. Asintomatici e spaventati, fanno parte di uno stesso nucleo familiare. Negli occhi, il disperato bisogno di essere accolti. Il presidio ospedaliero di Agropoli è l’unica soluzione temporanea, affinché i tre non vengano divisi. Vista l’età, per non creare ulteriori traumi psicologici, sono stati trasferiti con i mezzi di soccorso speciale dell’Humanitas al reparto dedicato alle porte del Cilento. Arrivati poco dopo le 12 di ieri mattina, sono stati sistemati nell’area sub-intensiva. Stanno bene. Hanno parametri vitali stabili, ben nutriti e vestiti sono giunti in condizioni igienico-sanitarie buone, avendo ricevuto una prima e ottima accoglienza a Salerno.

Con i tre iracheni, è sold-out nel polo Covid agropolese: 10 posti letto occupati in rianimativa, dei quali 6 sub-intensivi e 4 intensivi, e 20 nella sezione di media e bassa gravità coordinata dal dottor Gianfranco Glielmi. Una volta stabilizzati, i minori potranno lasciare la struttura cilentana per essere accolti in un centro idoneo alla loro tutela. Quello dei migranti che rischiano la vita in mare, non è un fenomeno nuovo. Ma i racconti e le testimonianze di chi c’era, di chi è riuscito a scappare e a trovare, cercandole anche a costo della vita stessa, solidarietà e accoglienza, sono doni che non si possono tacere. Oltre il Covid, oltre il tentativo di chiudere i porti, il Bene troverà sempre il modo per emergere. Anche attraverso una videochiamata con WA.

FONTE: La Città - Cljo Proietti

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