

È un groviglio fatto di marginalità e impotenza, di incomprensibili scogli burocratici e di falle nel sistema di accoglienza quello che si sta stringendo attorno a un condominio di Pastena. Nell’androne di un palazzo, infatti, ha trovato rifugio da qualche settimana una donna senza fissa dimora che, con un misero baglio, cerca rifugio durante le ore più fredde della giornata. Di lei non si sa nulla: indossa abiti logori e sporchi, vaga scalza, qualche volta in stato di alterazione, e parla una lingua che sembrerebbe tedesco. Nessuno sa come e dove prenda da mangiare e nulla si sa della sua storia. Da quando, prima per poche ore poi per intere giornate, la signora ha iniziato a stazionare nell’androne, si è creata una sorta di gara di solidarietà tra i condomini che hanno tentato di sostenerla con un pasto caldo, coperte e abiti puliti. Le sono state donate delle mascherine che lei, però, non utilizza. Soprattutto, ai condomini è parso chiaro fin da subito che un androne non è affatto il luogo idoneo per ospitare una persona, men che meno con una pandemia in circolo e le temperature che calano verso lo zero.
Ed è a questo punto che i condomini si sono scontrati contro una serie infinita di complicazioni amministrative e burocratiche fino all’invio, da parte dell’amministratore del condominio, di un esposto al Comando della polizia municipale, all’Asl, al Comando provinciale dei carabinieri e agli uffici della Questura. «Non vogliamo certo sbarazzarci della signora», premette Marco Napoli che è tra i condomini del palazzo che stanno cercando una soluzione per risolvere la questione. Il primo grosso problema è arrivato dopo le segnalazioni alla polizia municipale. «Prima - racconta il signor Napoli - ci è stato detto che si trattava di un intervento in una proprietà privata e quindi non di competenza della municipale. Poi, alla richiesta di intervenire in emergenza perché il freddo stava diventando davvero pungente mi è stato risposto che di sabato e di domenica (era domenica appunto) certi interventi non vengono effettuati... ».
L’ultima beffa è arrivata quando il condomino dello stabile si è sentito rispondere che per sapere quale esito avesse avuto la pec inviata per chiedere un intervento gli è stato detto che «sarebbe stata necessaria - riferisce - una ulteriore pec in cui veniva presentata la richiesta di accesso agli atti». I tentativi di aiutare in qualche modo la senza fissa dimora, però, non si sono fermati. «Abbiamo chiamato sia la polizia che i carabinieri che, con estrema prontezza e spirito di collaborazione, mi hanno dato il riferimento dei Servizi sociali a cui rivolgermi ». Chiamati gli esperti che fanno capo all’assessorato guidato da Nino Savastano, però, si è posto un nuovo problema: «In sostanza - spiega il condomino - ci hanno detto che non era competenza loro perché possono intervenire soltanto in caso di una denuncia di pericolo imminente.
Per loro, in pratica, una signora che vaga scalza e sporca non è abbastanza incapace di intendere e di volere per ricevere questo intervento. Poi hanno anche detto di aver provato già a portarla all’ospedale ma lei sarebbe scappata via». Le strade percorse dai condomini non si sono esaurite nemmeno davanti a questo ulteriore “niet”. «Ci siamo rivolti alla Caritas che ha a disposizione una struttura a Ogliara che è l’unico centro di ascolto che può ospitare le donne perché altre soluzioni in città non ci sono ma la signora deve andarci spontaneamente, non può essere costretta. Anche i carabinieri ci hanno detto che se lei vuole l’accompagnano loro stessi ma la signora non chiede aiuto e parlarle è impossibile perché farfuglia un tedesco incomprensibile.
L’alternativa sarebbe la richiesta di avviare una procedura di trattamento sanitario obbligatorio ma ci è stato detto che tutti i posti di Tso sono occupati ». Alla fine, la sostanza è che la signora resta ancora nell’androne del palazzo anche se, fonti interne alla Caritas fanno sapere che la situazione non è affatto ignorata, anzi: «È quotidianamente monitorata dai volontari e dai Servizi sociali. Purtroppo la situazione è molto complessa e diversi tentativi di aiutarla non sono andati a buon fine quindi anche il ricovero (quando sarà possibile) richiederà estrema cautela».
FONTE: La Città - Eleonora Tedesco
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