

di Andrea Bignardi - L'Ora di Cronache
“Il vero problema sta nel distacco del nostro settore dal codice univoco ATECO in quanto nulla ci avrebbe vietato l’apertura se fossimo stati una gastronomia”. Alla vigilia delle parziali riaperture degli indirizzi di ristorazione in zona gialla, e una volta giunta proprio questa mattina una comunicazione di “raccomandazione” del governatore della Campania Vincenzo De Luca al rispetto di rigidi protocolli all’interno dei locali si provano a tirare le somme di un lunghissimo periodo di chiusura per questo tipo di attività, completamente ferme in Campania dallo scorso mese di novembre. A sollevare alcuni dubbi sulla gestione delle chiusure, sottolineando anche una disparità di trattamento tra esercizi di ristorazione e gastronomie, che sarebbero avvantaggiate dopo la divisione dei codici ateco, è Matteo Cardamone, titolare di “Sesta Stazione” a Vietri Sul Mare. “Il paradosso sta in questo – continua il ristoratore vietrese – Le gastronomie oggi vendono e somministrano cibo, tanti lo fanno proponendo ricette copiate nei nostri locali mentre noi siamo chiusi e soffriamo”. Dunque i ristoratori si ritroverebbero, di fatto, a dover subire un trattamento di favore riservato da parte del legislatore alle gastronomie. “Di tutto si sta parlando, dei soldi mai arrivati, delle tasse, delle chiusure, delle zone colorate ma nessuno sta manifestando seriamente le nostre professionalità acquistate negli anni con enormi conquiste e sacrifici – ha proseguito Cardamone che ha invitato ad un ritrovato orgoglio di categoria – C’è da lottare per la dignità delle nostre famiglie ma con una battaglia seria ed intelligente che verta sulla codificazione ATECO innanzitutto. Successivamente voglio ricordare ai nostri colleghi iscritti al comparto politico e presenti in questa associazione che è il momento di battere i pugni sul tavolo”. “Forse in regione, così come nello stesso governo centrale – ha proseguito infatti Cardamone – nessuno ha ben capito che noi ristoratori siamo investiti di un potere, ovvero quello della sicurezza sanitaria e alimentare conferitaci sul DVR e sui manuali HACCP dove successivamente poi, si evince la responsabilità penale”. Dunque l’obiettivo dev’essere quello, secondo il titolare di Sesta Stazione, di rivendicare la rigidità dei protocolli imposti e di rimarcare la differenza con altre categorie di esercenti. “Ogni nostra firma potrebbe essere parimenti alla responsabilità che si assume un medico ogni qualvolta firma una prescrizione – conclude Cardamone -. Il mio basta non vuole essere sinonimo di rivoluzione ma di un percorso costruttivo affinché finisca definitivamente questo accanimento contro il nostro settore”.
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