

Il freddo elenco di numeri nei documenti contenenti i debiti fuori bilancio e le cifre dei contenziosi spesso nascondono storie che raccontano il difficile rapporto, alle volte al limite del paradossale, che si può creare tra i cittadini e il Comune di Salerno. Opere pubbliche realizzate ostruendo le finestre di un appartamento di pregio, furti di preziosi beni artistici e storici e altri inghippi tecnici o procedurali oltre a comportare danni ai privati costano all’Amministrazione cittadina soldi - in alcuni casi davvero tanti - in termini di risarcimenti.
Le porte del ’700 sparite. Tra gli altri c’è il caso del proprietario dell’appartamento al secondo piano del palazzo di via Mercanti 55. Il signore aveva ricevuto in eredità dalla zia l’immobile. L’intero complesso di cui l’appartamento è parte, però, il 20 gennaio del 1981 fu dichiarato inagibile per gli effetti del terremoto del 1980. Per gli immobili ricadenti in quell’area, la legge delegava il Comune a eseguire il consolidamento e la ristrutturazione. L’esecuzione dei lavori fu affidata dall’Ente a una società di Napoli e la consegna dell’appartamento avvenne il 6 settembre del 2005. In quell’occasione il proprietario rilevò che non erano state rimontate le cinque porte risalenti al 1700 in legno lavorato e di notevole pregio storico e artistico. Inoltre, al momento dell’ingresso, il proprietario notò altri difetti nell’esecuzione ad esempio agli affreschi del salone e alle volte. Furti e danni che, al di là delle diverse traversie che si sono susseguite nel corso dei lunghi anni che erano serviti per concludere i lavori, non sono stati riconosciuti dai giudici della seconda sezione civile del Tribunale di Salerno direttamente imputabili alla ditta che operava perché il cantiere era aperto. Ci sono, invece, una serie di “voci in danno” che vengono quantificate (come il mancato rimontaggio della ringhiera del terrazzo, i danni ai numerosi dipinti che ornavano le pareti dei saloni, tagli alla base delle pareti portanti non adeguatamente ricuciti) e che comportano la condanna - in solido - del Comune e della ditta a risarcire il proprietario dello stabile di 109mila euro, a fronte di una richiesta di 780mila euro.
La scala mobile davanti alla finestra. Un altro caso, invece, riguarda un appartamento che si trova in via Indipendenza al civico numero 48. L’appartamento, sul lato ovest, affaccia sulla gradinata “De Santis” che collega con via Monti. Qui il Comune aveva messo in campo una serie di lavori per la realizzazione della scala mobile che hanno comportato la completa occlusione delle finestre dell’immobile con il conseguente deprezzamento. In effetti, viene accertato che i lavori effettuati dalla Pubblica amministrazione, quindi dal Comune di Salerno, pur legittimamente eseguiti, arrecano un danno al diritto di proprietà perché, come dimostra anche la perizia tecnica, per effetto di lavori per la realizzazione della scala mobile alcune finestre, risultano ostruite. Come è scritto nei documenti messi a punto dal consulente tecnico d’ufficio, le scale mobili hanno determinato “una notevole riduzione di visuale, luce e aria”. Quindi, quantificato il deprezzamento dell’immobile in 48.547 euro, la seconda sezione civile del Tribunale di Salerno ha condannato il Comune al pagamento della somma oltre gli interessi e la rivalutazione. Ammonta, invece, a 167mila e 900 euro il totale del risarcimento che il Comune è stato condannato a versare dopo essere stato soccombente in due differenti giudizi anche in questo caso intentati dopo l’acquisizione di un’eredità: uno per finta locazione, l’altro per risoluzione contrattuale, per mutamento di destinazione d’uso e risarcimento danni.
FONTE: La Città
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