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07/12/2020

MALTRATTAMENTI

Andrà a giudizio con rito immediato per maltrattamenti aggravati nei confronti del padre A.B., paganese 34enne sottoposto ad ordinanza di allontanamento: l’uomo aveva costretto il genitore a subire le sue azioni intimidatorie giorno per giorno, e anche la madre, per ottenere denaro e per altri futili motivi, legati quasi sempre alla droga. I genitori erano costretti a subire le sue minacce senza sosta, tra aggressioni verbali e percosse inferte senza alcun rispetto. Oltre le botte, c’erano le sfuriate continue, le cose buttate via per ritorsione e la devastazione della casa, con i genitori costretti a vivere in una condizione di subalternità, di sofferenza fisica e psichica, buttato fuori lui in particolare all’estremo dei comportamenti. In un caso specifico, l’uomo venne costretto a dormire in auto, fuori da casa sua, altrimenti avrebbe subito altre percosse. L’imputato è ora atteso dal processo con decreto di giudizio immediato emesso dal gip su richiesta della Procura. Il quadro probatorio è stato ritenuto tale da consentire senza il passaggio dell’udienza preliminare l’avvio del dibattimento. Agli atti sono contestate le aggravanti dell’uso e della dipendenza di stupefacenti, la reiterazione e il prosieguo delle azioni contestate, con le minacce di morte e il danneggiamento del materiale presente in casa, tra suppellettili e oggetti. L’imputato, difeso dall’avvocato Carmelina Maiorino , dovrà affrontare il processo a partire dal prossimo sei aprile, davanti al giudice del tribunale monocratico di Nocera Inferiore Simone De Martino. (La Città)

L'OMICIDIO

Nella mattinata, ad Altavilla Silentina (SA), i carabinieri del Comando Provinciale di Salerno e della Compagnia di Eboli hanno tratto in arresto - su ordine della magistratura - un cinquantenne del posto, ritenuto il responsabile della morte di Snejana Bunaclea, la badante moldava di quarantatré anni rinvenuta lo scorso 5 marzo priva di vita all’interno di una vasca da bagno nell’abitazione ove, solo pochi mesi prima, aveva trovato alloggio ed impiego per prendersi cura di un’anziana signora. L’uomo, incensurato, figlio dell’anziana signora, è stato prelevato questa mattina dalle stesse mura ove gli inquirenti ritengono che, per motivi passionali, abbia ucciso la donna la scorsa primavera e, dopo una breve sosta in caserma per le operazioni di foto-segnalamento, è stato associato al carcere di Fuorni, in applicazione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, che nei prossimi giorni lo convocherà per il primo interrogatorio. Il provvedimento si fonda sui gravi indizi di colpevolezza acquisiti dai militari dell’Arma a conclusione di una serrata attività di indagine diretta e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, avviata lo stesso giorno del rinvenimento del cadavere della donna, la causa della cui morte, a prima vista, sembrava essere un malore. Insorti subito dei sospetti negli investigatori, si sono indirizzati all’odierno arrestato, il quale (poi si è scoperto), per depistare le indagini, aveva rappresentato come la vittima avesse problemi di salute ad avvalorare la tesi di una sua morte naturale. Nonostante ciò, al fine di compiere i necessari accertamenti, veniva immediatamente sottoposta a sequestro la parte dell’immobile in cui si era verificato il decesso e l’Autorità Giudiziaria disponeva esame autoptico sulla salma della giovane donna. Si è poi provveduto a separare i canali investigativi, assegnando gli accertamenti tradizionali alle cure dell’Arma locale, in sinergia con il comando Provinciale, impegnato ad approfondire gli aspetti tecnici e di polizia scientifica. Preziosissima la relazione autoptica dei consulenti medico legali, i cui circostanziati elementi tecnici, calati nel più ampio quadro delle indagini, hanno dato maggiore concretezza all’ipotesi di un omicidio d’impeto, avvenuto con movente di tipo passionale. La visione d’insieme delle attività compiute ha fatto emergere come l’uomo, nel corso della convivenza sotto lo stesso tetto con la badante moldava, si sia invaghito della donna, equivocando verosimilmente taluni comportamenti e non accettando che la stessa avesse iniziato a frequentare un altro suo conoscente, divenuto presto suo rivale in amore. Un appuntamento a cena con quest’ultimo potrebbe essere stata la causa scatenante del litigio che, nell’ipotesi degli inquirenti, sarebbe presto degenerato e avrebbe portato all’omicidio della donna, avvenuto nel bagno del primo piano della villetta dove entrambi vivevano. Raggiunta mentre si stava lavando, dopo essere riuscito a sopraffarla cogliendola di sorpresa, l’uomo l’avrebbe affogata, tenendole schiacciata la testa sul fondo della vasca da bagno piena d’acqua. In seguito, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, l’omicida si sarebbe reso conto di quanto accaduto e, solo dopo aver alterato la scena del crimine per simulare un incidente, avrebbe allertato i soccorsi. I minuziosi ripetuti sopralluoghi sul luogo teatro degli eventi e gli esami di laboratorio effettuati dai carabinieri del Ris di Roma, uniti alle dichiarazioni di alcuni “testimoni” chiave, hanno evidenziato tutte le incongruenze delle versioni fornite inizialmente dall’uomo, ricostruendo un quadro accusatorio ritenuto assolutamente solido e concreto dal Gip di Salerno che ha disposto l’arresto. L’episodio si inquadra nell’ampio novero della violenza di genere, fenomeno criminale per lungo tempo rimasto sommerso, in relazione al quale negli ultimi anni vi è stata una progressiva presa di coscienza, che ha portato all’adozione di nuove misure legislative volte a tutelare quelle che, tecnicamente, si definiscono le fasce deboli della società. Ad ogni modo, la vicenda di Snejana Bunaclea è particolare, perché, differentemente da tanti altri recenti casi di femminicidio, è stata caratterizzata da un impenetrabile silenzio. L’assenza di parenti e relazioni sul territorio italiano (l’ex marito e i due figli piccoli vivono in patria) ha fatto sì che le circostanze così anomale della morte fossero a livello mediatico presto ricondotte ad un possibile incidente, anche in virtù del fatto che il principale sospettato, oggi condotto in carcere, viveva una quotidianità particolarmente riservata e non si era mai reso responsabile di gesti o comportamenti contrari alla legge. L’opera degli inquirenti restituisce giustizia alla giovane donna moldava ed alla sua famiglia di origine, oltre a fornire un rassicurante segnale dell’attenzione rivolta dall’Arma dei Carabinieri e dell’Autorità Giudiziaria all’approfondimento dei fatti reato che avvengono all’interno delle mura domestiche e/o in contesti intra-familiari, onde offrire la giusta tutela alle vittime di violenza di genere. L’invito rivolto a tutte le donne vittime di maltrattamenti e soprusi, anche in questa triste circostanza, è quello di denunciare in tutti i modi possibili prima che sia tardi, perché il ciclo della violenza non è mai reversibile. (La Città)

CARABINIERI A PROCESSO

A processo tre carabinieri, due dei quali, sottufficiali, nel 2015, prestavano servizio presso la locale caserma dell’Arma. Le accuse sono di falso e abuso d’ufficio. Il rinvio a giudizio è stato deciso nei giorni scorsi dal gup Pietro Indinnimeo del tribunale di Vallo. Il processo davanti al collegio penale dello stesso tribunale, è fissato per la seconda metà di gennaio. A processo sono chiamati anche gli automobilisti, colpiti da sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, che ricevettero i presunti “benefit” da parte dei carabinieri imputati. Secondo le accuse sostenute dalla procura di Vallo (all’epoca delle indagini preliminari il fascicolo fu affidato al pm Paolo Itri ), i militari dell’Arma, in servizio alla stazione di Torchiara, avrebbero manomesso almeno tre verbali elevati per violazioni al codice della strada, favorendo in questo modo alcuni automobilisti. (La Città)

SPACCIO

Spaccio di droga, arrestato a Salerno pusher 33enne. I "falchi", impegnati nel pattugliamento nel quartiere Carmine finalizzato al contrasto dei reati legati agli stupefacenti, hanno notato un giovane con fare sospetto. Gli agenti lo hanno identificato per A.A. 33enne di Salerno, con precedenti specifici. Accortosi della presenza dei poliziotti, il soggetto ha tentato di allontanarsi frettolosamente dal luogo ma è stato raggiunto e controllato. Indosso al fermato, abilmente occultato nella manica del giubbino, gli operatori hanno rinvenuto 6 involucri di crack. Con una perquisizione nella sua abitazione, gli agenti della Polizia di Stato hanno trovato, nella camera da letto, anche dell'hashish. Lo stupefacente è stato sequestrato ed il pusher, A.A., è stato tratto in arresto.

LA BRAVATA

È atteso venerdì dal pm Antonella Ceccarelli della procura per i minorenni di Salerno l’adolescente che lo scorso mese di novembre lanciò un sasso contro un arco presente nell’antico maniero del Monte Castello: un luogo di notevole interesse storico, ridotto a rudere, non custodito e ricovero di animali vaganti. Il giovane assistito dall’avvocato Daniele Olivieri, è stato identificato nel corso delle indagini dei carabinieri della locale stazione, diretta dal maresciallo Pietro Bardoscia. È indagato di danneggiamento al patrimonio archeologico. A raccontare del crollo fu il presidente della Pro Loco, Pietro D’Aniello, attraverso una “denuncia aperta” sui canali social, sui quali fu postato parte del video realizzato da alcuni minorenni, tra i quali il ragazzo indagato, e poi girato con un multi-invio su di una chat della messaggistica Whatsapp. Il video capitò sotto gli occhi della madre di uno dei destinatari. Una volta finito sui social e divenuto pubblico, scatenò la reazione degli olevanesi, sdegnati per quanto accaduto e per lo stato di conservazione dei beni storici del paese. «Non è possibile - scrisse Anna- che venga cancellato un pezzo di storia di Olevano da un ragazzino inconsapevole ». E poi Rino, altro utente, aggiunse: «Bisogna immediatamente chiudere il castello in quanto è un bene che va salvaguardato e custodito». Anche la scuola intervenne dopo il video dello scempio consumato da un nugolo di ragazzini. «Se è vero che l’autore del crollo è stato un adolescente, allora abbiamo fallito, tutti! scrisse la preside Carmen Miranda - La vera emergenza resta, dunque, quella educativa... ». Il sindaco Michele Volzone, dopo aver fatto fare un sopralluogo sui luoghi del crollo dall’ufficio tecnico, presentò un esposto contro ignoti ai carabinieri. Il caso è ora all’esame dei giudici minorili. In paese, però, già s’invoca ad un perdono e ad un percorso di recupero per il ragazzino. (La Città)

TENTATA RAPINA

Beccato dai carabinieri mentre stava provando a rapinare una farmacia in pieno cntro. E' accaduto poco dopo le 19 a Capaccio Paestum. L'uomo è infatti entrato nell’attività armato di un coltello e ha minacciato il personale, intimandogli di consegnargli il denaro. Ma qualcosa è andato storto con i carabinieri che sono prontamente giutni sul posto. Il ladro ja provato anche una fuga che però è stata presto sventata dai militari dell'Arma. L’uomo è stato ristretto ai domiciliari in attesa delle decisioni del giudice.

IL CASO

Nel Comune di Capaccio Paestum è avvenuto un fatto increscioso nella serata di domenica. Gli agenti della polizia locale si trovavano presso la struttura per extracomunitari per svolgere alcuni controlli, a causa di un focolaio di Covid19, quando all’improvviso la situazione è degenerata. Un’auto della municipale è stata raggiunta e danneggiata da una pietra, con il rischio, per gli operanti, di restare feriti. Angelo Rispoli, segretario provinciale di Salerno della Csa, è intervenuto sul fatto di cronaca esprimendo la propria solidarietà ai colleghi e lanciando un monito preciso al Prefetto di Salerno e al Comune di Capaccio Paestum: “Invitiamo soprattutto le istituzioni ad affrontare seriamente una situazione che rischia di degenerare: gli agenti della polizia municipale devono essere esentati da quel tipo di servizio, perché non sono attrezzati per l’ordine pubblico. Bisogna cambiare registro prima che qualcuno si faccia male sul serio”.

REGALO SOSPESO

La speranza è un sentimento essenziale per lo spirito del Natale, è come un faro che guida le navi sulla giusta via per un attracco sicuro nel porto. In un clima di così grande tensione, crisi e paura, la speranza per dei momenti di gioia e per un futuro migliore riesce ad essere un collante per i cittadini, creando tra di loro quella sinergia tipica dei legami familiari. Questo comune sentirsi parte di una grande famiglia allargata sprona un senso di cooperazione tra cittadini, aggregati da valori cardinali dell’uomo e del Natale, come l’altruismo e la solidarietà. Tali sensazioni hanno infiammato i cuori di molti cittadini, in maniera trasversale, per generazioni e classi sociali. Vi è una fiamma di generosità che sfavilla in città e che ha permesso da marzo la creazione di tantissime iniziative solidali per combattere le drammatiche ricadute economiche e sociali della pandemia globale in corso: la povertà è dilagante, estremi disagi si avvertono improvvisamente nelle famiglie, le quali da un giorno all’altro hanno visto capitolare rovinosamente la propria serenità o il proprio già difficile equilibrio. A pagarne le spese maggiori sono stati ovviamente i più poveri, i cittadini meno abbienti, la categorie più fragili e sicuramente i più piccoli, colpiti da un ulteriore virus “che ruba e spezza i loro sogni”. Proprio da questi presupposti, in questi giorni è nata sui social un’altra iniziativa di altruismo, rivolta proprio ai più piccoli, una mano solidale che prova ad essere il gesto d’affetto che eviti la distruzione dei sogni dei bambini. L’iniziativa si chiama “Regalo sospeso” e permette a chiunque voglia di compiere un gesto di amore per Natale. A spiegarci tutto è la giovane Alessandra De Caro, promotrice del gruppo Facebook “Regalo Sospeso”, ma a questa iniziativa stanno collaborando anche tanti altri cittadini e associazioni di volontariato che già dal primo lockdown hanno lavorato per iniziative solidali, come i volontari della “Spesa sospesa”, o quelli la Caritas Diocesana oppure gli associati del Rotaract e dell’Interact Club Salerno che sono promotori del progetto “Adotta una famiglia”. Questa collaborazione tra le parti ha permesso di individuare le famiglie salernitane meno agiate e più povere, bisognose per i loro bambini di un dono di speranza e di felicità. Ogni giorno i genitori delle famiglie individuate inviano ai volontari del “Regalo Sospeso” la letterina di Natale scritta dai bambini con i propri sogni e le richieste di regali per Babbo Natale. Nella loro immaginazione, i bambini vedono già arrivare dal camino il Babbo Natale del 2020 con un sacco pieno di doni, ma anche con guanti, igienizzante e mascherina protettiva. Sul gruppo Facebook “Regalo Sospeso” ogni giorno queste letterine sono pubblicate da Alessandro De Caro, tutelando ovviamente la privacy delle famiglie attraverso l’anonimato. Per Alessandra è essenziale non aggiungere al disagio delle famiglie, l’eventuale senso di vergogna per la richiesta di aiuto. Una volta lette le letterine, ciascun follower del gruppo “Regalo Sospeso” può scegliere la letterina che preferisce e poi prenotare e acquistare il regalo richiesto. Questo dono fungerà sia come sostegno all’economia sia come supporto all’equilibrio e alla serenità familiare, alimentando le speranze e la fantasia dei bambini. Il “Regalo Sospeso” mira ad esaudire i desideri dei più piccoli, donando loro, almeno per un giorno, la gioia del Natale in un periodo storico in cui questa è fortemente a rischio. Infatti, i regali acquistati saranno spediti e consegnati nel giorno della Vigilia di Natale attraverso le modalità specificate nel gruppo. “Quest’anno ognuno di noi ha il dovere di portare avanti la magia del Natale. Per superare questa crisi e per uscirne migliori, abbiamo tutti bisogno di donare reciprocamente, di compiere incondizionatamente gesti d’amore verso il prossimo, soprattutto per i più deboli e i più piccoli”, questo è il commento di Alessandra De Caro. I volontari di “Adotta una famiglia” del Rotaract e dell’Interact Club Salerno hanno sottolineato che “L’obiettivo delle iniziative è quello di portare un po’ di sollievo e un sorriso a chi si sente lasciato solo, privo persino del diritto di mettere un piatto in tavola o di ricevere un regalo sotto l’albero di Natale”. Il “Regalo Sospeso” cerca di essere per il Natale 2020 un motore di generosità, di felicità e di amore in ogni possibile forma. (aSalerno.it - Gianni Fiorito)

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