

“Siamo da 23 anni sul territorio e il nostro mantra è dare una mano alla popolazione”: questo è il pensiero ricorrente di Vincenzo Savarese, presidente dell’associazione Vo.P.I. (Volontari Primo Intervento), localizzata a Pontecagnano Faiano, intervenuto in esclusiva ai microfoni di salernoinweb.it. Questa l’occasione per avere un punto della situazione nel pieno dell’emergenza sanitaria da chi la vive da molto vicino.
Presidente Savarese come sta e come è la situazione in questo momento? Io, personalmente, per fortuna sto bene. Operiamo con i volontari durante questa emergenza. Noi facciamo soccorso, assistenza popolazione, 118 e servizio di protezione civile.
Quali difficoltà avete riscontrato come associazione tra casi Covid o con altre problematiche? Facendo servizio di 118 con un gruppo dedicato, avendo la convenzione con l’ASL, si sono potuti riscontrare dei casi di positività al Covid ma i numeri non sono grandi come quelli di Napoli. Alle persone, più che altro, occorre informazione e assistenza a casa e, in passato, abbiamo fatto servizio alla popolazione di protezione civile. C’è la necessità di dare attenzione perché molti sono anziani e sono soli in casa. Alcuni comuni hanno attivato dei servizi alla persona. Dovevano, inoltre, essere attivati dei centri Covid ma non so se sono siano partiti o meno. Anche in emergenza andiamo avanti.
Sono stati ravvisati maggiori problemi rispetto al lockdown vissuto tra marzo e maggio? Il numero dei contagi è superiore rispetto alla prima ondata. In quella circostanza, qui, essendo di meno i casi si riusciva a controllarli. Quando, purtroppo, un positivo risulta asintomatico diventa più difficile da individuare.
Oltre i casi Covid, quali sono i casi più complessi che avete registrato come associazione? Le persone, che hanno già patologie pregresse, soffrono in maniera ulteriore per questa situazione che stiamo vivendo. Uno dei problemi che riscontriamo è che, per andare incontro a quest’emergenza, altre visite ambulatoriali sono state sospese. Altre patologie sono rimaste in “stand-by”. Una persona cardiopatica, per esempio, o che possiede un peacemaker dovrebbe fare un controllo di routine. Lo stesso vale per che soffre di diabete che deve essere sottoposto a visite periodiche. Ogni patologia ha bisogno di continue visite. Alcuni servizi vengono garantiti mentre altri sono stati sospesi e le persone soffrono di questo. C’è poca informazione e poca attenzione per le altre patologie: questo è ciò cha abbiamo notato.
Di cosa ha bisogno l’associazione e cosa si augura la Vo.P.I. per il futuro? La speranza è che quest’emergenza possa finire il prima possibile perché ha avuto risvolti drammatici sia sul lato sanitario e sociale che quello economico. Tante persone non possono vedere i propri parenti, c’è chi ha avuto ripercussioni sul lato psicologico e chi si sente solo non potendo incontrare o vedere i propri cari. La speranza è che ci sia una buona organizzazione per il servizio dei vaccini. Noi come organizzazione abbiamo bisogno di una mano dalla popolazione, soprattutto, a livello pratico come volontari. Molti che erano a casa hanno deciso di fare volontariato e di darci una mano: questo può avere una duplice valenza, in quanto il volontario dà sia una mano fattiva all’associazione e si sente, allo stesso tempo, importante a livello sociale sentendosi utile. La persona si può sentire impegnata, può socializzare e può dare una mano dando assistenza alla popolazione.
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