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I fatti del giorno | Tutte le principali notizie di cronaca da Salerno e provincia

17/09/2020

LA BATTAGLIA

Cristo s’è fermato ad Eboli, ma non ha trovato cirenei. Così il Comune ha ignorato i diritti d’una bambina autistica. «Discriminata »: parola dei giudici della Corte europea dei diritti umani, che, nove anni dopo, hanno condannato il Governo italiano, reo d’aver abbandonato la studente ebolitana. Così una ragazza della Piana, G.L. le sue iniziali, a Strasburgo ha sconfitto lo Stato. Palazzo Chigi dovrà sborsare 16.695 euro per aver negato alla giovane ebolitana, che convive con una forma d’autismo non verbale (la mancata comunicazione attraverso il linguaggio), l’assistenza scolastica specialistica. Un diritto sacrosanto, non un privilegio, proteso ad implementare l’inclusione, la socializzazione e l’autonomia dei giovani studenti che fanno i conti con la disabilità. Eboli, profondo Sud, popolosa città d’oltre 40mila anime, nel cuore della Piana del Sele: Michela (nome di fantasia) è nata lì nel 2004. Ed è lì che vive. La piccola varcò la soglia delle scuole materne nel 2007: beneficiava d’assistenza specialistica per 24 ore settimanali. Accanto a lei c’era un’insegnante di sostegno. Poi iniziarono le elementari, e cominciò il Calvario di Michela, “Cristo ebolitano” senza cirenei: nel bel mezzo dell’annata 2010/2011, infatti, l’assistenza specialistica fu interrotta. E a giugno si decise che la bimba avrebbe dovuto ripetere il primo anno. Ad agosto del 2011, la mamma ed il papà scrissero al Comune di Eboli, ché l’erogazione dell’assistenza specialistica spetta agli enti locali, ed invocarono il sostegno: nessuna risposta da Palazzo di Città, guidato dall’ex sindaco Martino Melchionda . Michela tornò a scuola. Senz’assistente. A gennaio del 2012 mamma e papà decisero di pagare, affinché accanto alla figlia ci fosse una figura qualificata. Privata, ché lo Stato aveva già abbandonato la bambina. A febbraio la famigliola richiese l’accesso agli atti; a marzo il Comune batté un colpo, facendo sapere che «sarebbe stato difficile ristabilire l’assistenza specialistica», per via dei tagli imposti dalla legge di stabilità del 2011. I genitori della bimba dimenticata presentarono ricorso alla Sezione salernitana del Tribunale amministrativo regionale: fu respinto. La famiglia ebolitana non s’arrese, ed impugnò la sentenza del Tar davanti al Consiglio di Stato: appello rigettato. Nel 2015. Bocciati a Salerno e Roma, i genitori imboccarono la via per Strasburgo: si rivolsero al super- avvocato Marilisa D’Amico , docente di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano, e presentarono ricorso alla Cedu, la Corte europea dei diritti umani. Il Governo italiano si costituì in giudizio, assistito dai legali Ersiliagrazia Spatafora , professoressa all’Università europea di Roma, e Paolo Accardo. E alla fine la ragazzina ebolitana - che oggi ha 16 anni - ha vinto: nelle scorse ore la Prima sezione della Cedu, presieduta dalla giudice croata Ksenija Turkovic - nel collegio, tra l’altro, c’è anche il magistrato stabiese Raffaele Sabato - hanno condannato lo Stato italiano. La Corte ha accertato la violazione dell’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti umani, quello che norma il divieto di discriminazione, in combinato disposto con l’articolo 2 del primo Protocollo addizionale, che regola il Diritto all’istruzione. Lo Stato ha discriminato Michela. E dovrà pagare 2.520 euro di danni patrimoniali, 10mila di danni non patrimonali e 4.175 tra costi e spese. Una sentenza che è un precedente pesantissimo nell’Italia che antepone le ragioni di cassa ai diritti dell’uomo. Soprattutto a Salerno. «Proprio nei giorni in cui - fa sapere l’avvocato Filomena Gallo , segretario nazionale dell’Associazione “Luca Coscioni” - è vivo il dibattito legato alle lacune del sistema scolastico alla riapertura post-lockdown, la Cedu ha segnato uan tappa decisiva verso il rafforzamento dei diritti delle persone con disabilità nello scenario europeo ed internazionale: un grazie a questa famiglia, che ha deciso di chiedere l’affermazione di diritti fondamentali per la propria figlia». Michela da Eboli ha sconfitto lo Stato. E il virus dell’indifferenza. (La Città)

IN GIUDIZIO

Fastweb cita in giudizio il Comune di Nocera Inferiore. Il colosso delle telecomunicazioni ha presentato ricorso al Tar della Campania in seguito all’ordinanza del sindaco Manlio Torquato contro il 5G. Il primo cittadino, in pieno lockdown, emanò un provvedimento che impediva la sperimentazione e l’installazione di antenne ipertecnologiche sul territorio cittadino. Una decisione, la numero 21 del 30 aprile scorso, che non è stata digerita dagli operatori telefonici, in particolare da Fastweb. Il ricorso per l’annullamento dell’ordinanza è stato presentato ai giudici della sezione salernitana del Tar. L’atto è stato notificato il 9 settembre al Comune di Nocera Inferiore dall’avvocato Elena Cerchi in nome e per conto della Fastweb Air. Il giorno successivo la giunta comunale ha deciso di resistere nel giudizio, incaricando l’avvocato Sabato Criscuolo. (La Città)

LA RICHIESTA

Lavaggio delle strade così come dei luoghi aperti al pubblico e dei marciapiedi, rispetto degli orari della raccolta dei rifiuti porta a porta, conoscere il cronoprogramma delle attività di pulizia nelle varie zone della città. Sono queste le richieste che Leonardo Gallo, presidente della I commissione consiliare permanente “Statuto e Regolamenti” ha indirizzato all’assessore all’Ambiente Angelo Caramanno e al presidente della società Salerno Pulita Antonio Ferraro. Nella giornata di lunedì, infatti, la commissione si è riunita per puntare l’attenzione su Salerno Pulita e le condizioni in cui versano le strade della città capoluogo. All’assessore Caramanno, il consigliere Gallo ha chiesto di invitare e sollecitare la società ad attivarsi perchè il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti fosse compiutamente effettuato, tenendo conto del contratto in essere e delle nuove esigenze dovute all’emergenza sanitaria. A causa del Covid-19, infatti, è necessaria una maggiore e più accurata pulizia di strade, marciapiedi, luoghi aperti così come di una organizzazione puntuale dei servizi e della loro preliminare conoscenza da parte dei cittadini. Il presidente Gallo, a tal proposito, ha chiesto all’assessore all’Ambiente e alla Salerno Pulita di attivare scrupolosamente tutti i servizi previsti nel capitolato e nel contratto sottoscritto col rinnovo dell’affidamento del servizio da gennaio 2020 ed in particolare: al lavaggio delle strade così come dei luoghi aperti al pubblico e dei marciapiedi con frequenza almeno quindicinale, se del caso, mediante richiesta dell’Amministrazione ai sensi del citato contratto come attività straordinarie; al rispetto degli orari della raccolta dei rifiuti porta a porta evitando di effettuarla durante le ore centrali del mattino e del pomeriggio per non aggravare le condizioni del traffico oltre che arrecare un disagio ai cittadini e compromettere il decoro della città; predisporre e far conoscere preliminarmente il cronoprogramma delle attività di pulizia nelle varie zone della città e delle periferie indicando i giorni e gli orari del loro espletamento nonché il numero degli operatori che li effettueranno ed i mezzi di cui saranno dotati. (Cronache)

IL CASO

«Poco fa ho ricevuto alcune chiamate anonime con minacce e offese da un gruppo di persone in evidente stato di alterazione psicofisica. Mi rivolgerò alla Procura ed al prefetto: non mi farò intimidire da minacce e offese anonime, ma è grave che qualcuno si permetta nel cuore della notte di minacciare un sindaco di morte. A Sacco si è passato il segno...». Il caos dell’ultima notte viene annunciato così, a mezzo social, da Franco Latempa : il sindaco di Sacco, insegnante residente a Battipaglia, ha voluto rendere i noti i fatti con un post in cui ha dettagliato le minacce ricevute nelle scorse ore. «Sto per andare dai carabinieri a sporgere denuncia, poi chiederò al prefetto di essere ascoltato», racconta al telefono. Una notte travagliata la sua: «Il numero era anonimo. Ma ho parenti americani che, causa fuso orario e per loro convenienze di tariffe, chiamano anche di notte. Non ho risposto la prima volta, ma di fronte alle insistenze ho ceduto», la genesi della vicenda che ha visto protagonista il primo cittadino di Sacco. «Più soggetti, mi sono parsi dei giovani, si passavano il telefono e proferivano parole. Mi intimavano di non farmi più vedere al paese, che se qualora avessi continuato a farlo mi avrebbero squartato», spiega con sgomento Latempa. «Non c’è stato alcun cenno a fatti specifici. Poi che interessi vuoi che ci siano nel nostro piccolo paese?», l’interrogativo. Segue un accenno alle condizioni socio ambientali che si fanno sempre più difficili nei piccoli centri dell’area interna della provincia di Salerno che non sono più le cartoline poetiche del passato anche recente. «Eh sì i tempi del Covid, il lockdown che per noi è stata una quarantena forzata nella nostra piccola realtà, hanno aggravato i rancori. Quello collettivo è andato ad aumentare i risentimenti più privati». Sociologia a parte, Latempa si dice sicuro di non aver pestato piedi o fatto azioni che potrebbero aver dato fastidio: «So solo che mi sto spendendo per il mio paese, e ho cominciato ripristinando una corsa del bus per Salerno. Avete idea di come stiamo messi? - racconta - . Poi mi sento nelle orecchie quei discorsi che mi invitano a lasciare le cose come stanno, si è fatto sempre così mi dicono, perché vuoi cambiare. Più che accuse specifiche si tratta di un venticello». Qualche episodio simile è accaduto anche al sindaco della confinante Roscigno, Pino Palmieri . Arrivando a misteriosi incendi degli uliveti di famiglia. Ad entrambi i primi cittadini arriva la solidarietà pubblica di Lucia Clemente , donna molto impegnata nella promozione culturale e consigliera comunale di opposizione a Palmieri: «Mettere la faccia in una busta e spedirla per posta o approfittare della notte per fare minacce sono azioni da vigliacchi. Rivolgo la mia solidarietà a Pino Palmieri e a Franco Latempa per quanto da loro subito». Per qualche strano meccanismo, più i paesi si spopolano, più chi resta tende comunque ad allontanarsi come comunità: vengono fuori rancori spesso dovuti al senso di solitudine, al non saper come trascorrere la giornata o il periodo invernale. Tutto può ripartire solo nel momento in cui si crea un forte senso di comunità e questo si ricostruisce intorno ai simboli che la rappresentano: il primo è proprio il sindaco. Segue il campanile e il santo protettore e, se c’è, un prodotto agricolo per farci una sagra. Qui dove il rapporto con il sindaco è diretto, il cittadino lo incontra al bar o sotto casa e i problemi si risolvono con la condivisione continua. A Franco Latempa continuano ad arrivare, con tutti i mezzi possibili, messaggi di solidarietà e l’invito ad andare avanti. Chiunque siano gli autori delle minacce queste non solo non lo intimidiscono ma lo rafforzano. (La Città)

COMPOST

Pure la città di Salerno sta contribuendo fattivamente alla bonifica della discarica di Parapoti. Grazie ad una proficua interlocuzione con la Provincia - l’ente che ha appaltato i lavori di bonifica del sito, finanziati dalla Regione Campania con risorse europee - si sta utilizzando anche il compost prodotto nell’impianto del Comune di Salerno gestito da Salerno Pulita SpA. Come è noto, nell’impianto della zona industriale gli scarti alimentari delle cucine dei salernitani vengono trasformati in compost, un prodotto che è un buon ammendante per l’agricoltura. Ogni singolo lotto di produzione è certificato da un laboratorio scelto tra quelli autorizzati dal Ministero per le Politiche agricole. L'utilizzo in agricoltura è auspicabile, come è già avvenuto, ma il compost può essere utilizzato anche in altre attività, quali le bonifiche e le rigenerazioni ambientali. Ed è il caso dell’ex discarica di Parapoti in cui verranno utilizzate ben mille e 700 tonnellate di compost prodotto a Salerno per concimare il terreno con cui si sta ricoprendo l’aerea nella quale si pianteranno alberi per dar vita ad un bosco, una grande area di verde pubblico di circa 10 ettari.

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