

Una storia d’amore lunga oltre trecento chilometri, la distanza che separa la Costa d’Amalfi da Roma. Ancora di più se, per ricongiungersi con la propria amata, si copre quest’intervallo in bicicletta. Il protagonista dell’impresa ciclopica è un ragazzo di Tramonti, Giovanni De Rosa, che aveva promesso alla sua Rosie di raggiungerla nella capitale in bici. E così, non appena si sono aperti i «confini regionali» per la fine del lockdown, Giovanni è partito in sella verso la città eterna documentando tutte le tappe via social. «Alla fine l’ho fatto per davvero sottolinea – ho lasciato casa, armato del mio equipaggiamento da cicloviaggio. Pedalata mattutina in Costa con scenari che mi hanno suggerito nuovi punti di vista. Quanto è stupendo sentirsi nuovamente così liberi di vivere esperienze simili. È tempo di ricongiungersi con la mia piccola Rosie». Attraverso le stories del suo profilo Instagram ed i post su Facebook, Giovanni ha tracciato il suo diario di viaggio. A piccoli passi, l’indomito ragazzo si avvicina, pedalata dopo pedalata, alla sua bella. «Nel secondo giorno – argomenta – c’è già il sentirsi parte di un’avventura semplice e piena. In questo vortice di sensazioni i 70 chilometri di oggi non pesano ma rendono più leggera la mente. Così, partito da Benevento, son passato tra Solopaca, Telese e Alife. La giornata mi ha regalato dettagli che mi hanno ricordato quanto sia bello e unico il viaggiare lenti».
Tutto fa parte del gioco, anche un cambio meteorologico all’orizzonte al terzo giorno di viaggio. «Neanche il tempo di arrivare a Venafro e già mi ero già beccato qualche acquazzone – ricorda – Poi dritto verso Cassino. Solitudine pura finché non è arrivato giù il diluvio universale. Gli ultimi 20 chilometri sono stati duri, pieni di saliscendi tra San Vittore e Cervaro. Non ho mai maledetto il tempaccio perché fa parte del gioco della vita. La vita è un continuo divenire e non bisogna farsi sfuggire neanche un attimo del proprio tempo. Che sia bello o che sia brutto». Non esistono limiti se si vuole raggiungere il proprio obiettivo. «I primi 44 chilometri sono scanditi da campagna e borghi – aggiunge – Senti un’energia quando li attraversi. Ho anche pensato di non proseguire fino al lago in cui volevo dormire. Ma non so come, sono riuscito a trovare le ultime forze rimaste e finire i 90 chilometri. E steso a terra, sul prato in cui avrei poco dopo montato la tenda, ho capito che i limiti sono solo dei paletti che fissiamo erroneamente. Dove il fisico non può ci arriverà sempre la testa. La determinazione può essere la più cara compagna di vita. Insieme a Rosie». Infine l’arrivo, perché l’amore è il motore del mondo. «La notte in tenda mi ha regalato un risveglio magico annota – Ero stanco. L’idea che mancavano solo 74 chilometri tra me e Rosie mi dava una carica inimmaginabile. Così dopo colazione a Fiuggi, mi butto a capofitto per la ciclabile fino a Paliano. Sono stato il mio migliore amico, una persona che ho anche stimato per l’entusiasmo mai vano. Anche quando le strade infinite del Vivaro sembravano crearmi allucinazioni. Gli ultimi 30 chilometri sono stati così. Durissimi perché ero alla fine. Ma che gioia quando dietro quella stradina ho visto la ragione del mio viaggio, la mia Rosie. Prima di quella curva ho pensato che con questa avventura stessi facendo a lei un grande regalo ma penso che il regalo l’ho fatto anche a me stesso. Viva i sognatori».
FONTE: Il Mattino - ed. Salerno
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