

Una ripresa con difficoltà, a handicap, con poche speranze di poter ritornare nel breve alla normalità. Ma anche sapendo che di aiuti, concreti, dai vertici nazionali anche di categoria, non ve ne sono stati. A pensarlo, ma anche a rilevarlo, è Giovanni Marone, membro di Confcommercio e titolare della rete di distribuzione carburanti Benny Oil. «In questo gioco di scarica barili e di mancati aiuti, ci sono altri Enti che avrebbero potuto dare qualcosa di più. – afferma Giovanni Marone – La stessa Camera di Commercio avrebbe potuto dare un aiuto importante agli imprenditori del settore, dando ulteriori respiri per una ripresa che si annunciava oltremodo difficile. Un aiuto importante che non è arrivato e che invece era d’obbligo, così come ha saputo fare la collega delle Marche». Ed è lo stesso Marone a spiegare quella che è la notizia del giorno, con la Camera di Commercio delle Marche che sarebbe scesa direttamente in campo per dare sostegno alle attività commerciali. «Sentivo che la stessa è intervenuta con fondi autonomi a dar respiro ai commercianti – spiega il membro di Confcommercio – In buona sostanza ha agevolato con proprie garanzie quelle che sono le procedure farraginose delle banche garantendo con fondi personali che con fidi. Una metodica che sarebbe presa come oggetto di studio della Banca D’Italia. Nel nostro caso la Camera di Commercio è stata del tutto latitante anche a livello personale». Per Marone, sarebbe stata questa una manovra che avrebbe dato respiro e coraggio ai tanti esercizi commerciali che, al momento, si ritrovano stritolati in un indebitamento insopportabile. «Avrebbe dato un ulteriore respiro alla categoria, che ancora non si vedono arrivare la cassa integrazione in deroga, almeno non tutti, con la stessa che non coprirà certo gli stipendi originari. Che sarà di gran lunga inferiore agli stipendi percepiti prima dell’emergenza. Ed ecco qual è il quadro dell’attuale situazione. Da una parte gli stipendi non arrivano nella stessa misura, dall’altra ci sono le aziende che non sono aiutate in tempi ragionevolmente brevi e quindi ci si affanna pericolosamente». Il risultato finale è che qualche esercizio commerciale si possa perdere definitivamente per strada. «Il risultato finale è che, per qualche stagione, qualcuno, fra questi ristoratori o anche albergatori, non riaprano i battenti. E chissà se li riapriranno in futuro, con l’incognita che resta». Il covid, dunque, come arma per una selezione indotta del commercio. «Molte attività si sono ripresentate alla riapertura con non poche difficoltà. – riprende Marone – Anche perché non sono chiari i punti di precarietà di determinate regole. Perché le stesse mancavano di applicazione pratica e che bisognerà verificare sul campo. Penso, ad esempio ai dpi fra cui le mascherine, la difficoltà che potrebbe insorgere quando ci saranno 35° all’ombra. A questo si aggiunga anche la stessa gestione dei negozi che non è certo facile. Penso alle commesse quanto possa essere faticoso far vedere, mostrare e anche sanificare la merce in esposizione. Ciò nonostante, con tutte le evidenti difficoltà, presenti in tutte le categorie merceologiche, c’è grande voglia di rinascita, di ritrovarsi e di provare a ripartire».
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