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Mogavero (OroNero Caffè): "Ripartiti senza aiuti dalla Regione e niente cassa integrazione per i dipendenti"

23/05/2020

di Maria Francesca Troisi - Cronache

Dal 21 maggio anche in Campania è possibile la consumazione al tavolo presso bar, ristoranti, pizzerie, pub, gelaterie, pasticcerie, in ritardo rispetto alle altre regioni, dove è consentita già dal 18 maggio. Le attività di ristoro, in Campania, di fatto avevano subito già delle variazioni rispetto al resto del Paese, inquadrate nel veto di consegna a domicilio e asporto, consentiti solo dal 4 maggio. Dario Mogavero, titolare di OroNero Caffè, bar sito a Piazza S.Francesco, racconta la ripartenza della loro attività.

La riapertura con servizio ai tavoli parte in ritardo rispetto all’apertura nazionale. Come giudica la decisione?

“Inizio col dire che tutte le attività come la nostra hanno passato mesi difficili dal punto di vista economico e commerciale. Queste difficoltà economiche esistevano già prima dello stop, il coronavirus ha quindi completato il lavoro, dandoci la “mazzata finale". Per tutti noi la prevenzione e prudenza sono la prima cosa, ma su alcune misure la Regione ha calcato troppo la mano: con i giusti accorgimenti potevamo riaprire al pubblico già il 18, come tutta Italia. Vogliamo lavorare in sicurezza, prima di tutto per noi stessi e per le nostre famiglie, ma devono darci modo di curare i nostri interessi, altrimenti chiudiamo tutti. Anche per l'asporto e la consegna a domicilio abbiamo ricominciato solo da due settimane, sempre in controtendenza con il resto del Paese, dove era già possibile”.

Com'è cambiato il vostro lavoro, nel dopo - Covid?

“Ci siamo dovuti chiaramente adeguare, rispettando in primis tutti i protocolli igienico - sanitari, ed evitando assembramenti all'interno del locale”.

C'è un ingresso limitato? “Sì, abbiamo messo delle postazioni, una segnaletica a terra, quindi ogni persona ha il suo spazio, e se il bar è pieno aspettano fuori finché si libera un posto. Noi abbiamo tutto da guadagnarci nel rispettare le regole, e i clienti stessi sono più invogliati a frequentare chi le regole le rispetta. I clienti si stanno dimostrando educati e rispettosi, sanno che non possono restare troppo nel locale, per permettere ad altri di entrare”.

I clienti entrano sempre muniti di mascherina?

“Assolutamente sì, altrimenti non li facciamo entrare, la tolgono solo al momento di bere o mangiare. Nel bar c'è anche l'igienizzante all'ingresso, ed effettuiamo nel locale una sanificazione continua, ogni volta che un cliente lascia la zona di consumazione. Inizialmente il calo era notevole, una perdita di un buon 70%. Con l'apertura ai tavoli speriamo di ridurre questo calo vertiginoso. Alla normalità di prima difficilmente torneremo, ma anche con delle regole diverse, speriamo di riuscire a sostenere le nostre attività. Il vostro tariffario ha subito un rialzo? Il tariffario aveva subito un rialzo già dal 1 aprile”.

Quindi correlato al Covid?

“Il 1 aprile eravamo chiusi, chiaramente quindi tutti lo associano a questo, in realtà era un incremento già in corso d'opera. Come citavo all'inizio, le nostre condizioni, già prima del Covid, erano difficili; il commercio è in forte difficoltà. Oggi il caffè da 80 centesimi lo abbiamo portato a 90, quindi parliamo di un rialzo veramente minimo. C'è voglia di tornare alla normalità, anche se c'è ancora chi ha umanamente un po' paura. Gli aiuti previsti dalla Regione e dal Governo sono arrivati? Non abbiamo avuto la cassa integrazione per i dipendenti, per ora abbiamo ricevuto soltanto il bonus di 600 euro. Non abbiamo avuto neanche l'aiuto che la Regione aveva dichiarato per attività come la nostra”.

Tutti i locali predisposti alla movida, quindi anche i bar, hanno una chiusura imposta entro le 23. Cosa ne pensa?

“È un'altra misura eccessiva. Ricordiamoci poi che le comunicazioni per noi sono sempre arrivate in ritardo; anche con le consegne a domicilio e l'asporto c'è stato un tira e molla infinito, ora c'è questa ulteriore imposizione della chiusura anticipata alle 23. Non c'è stato alcun rispetto per le nostre attività, che hanno già subito un danno economico incredibile. Ai danni economici aggiungere anche i problemi organizzativi mi sembra veramente eccessivo”.

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