

di Erika Noschese
Multato durante lo svolgimento di un regolare servizio di volontariato. Una vicenda assurda, a tratti paradossale quella che vede protagonista Matteo Zagaria, giovane volontario che, nei giorni scorsi, insieme al collega e amico Francesco si stava recando a prendere in consegna dei computer da donare alla scuola di Mercatello per sostenere la didattica a distanza di famiglie in difficoltà. «Come tutti i giorni, avevo con me l'autocertificazione che attestava la motivazione della mia circolazione. Di fatto, successivamente, mi sarei recato al Pala Tulimieri, la struttura comunale aperta per i senzatetto, presso la quale da circa 2 mesi sono attivo quasi h24 - racconta il giovane volontario - Io e Francesco, quel giorno, abbiamo ricevuto una ammenda di 280 euro per assembramento mentre uscivamo da un distributore al quale avevamo prelevato un caffè. Rei di non aver chiesto, durante un diluvio, alle due persone ferme sull'uscio intenti a ripararsi dalla pioggia, di andare via, per permetterci di consumare». Una multa perchè - nello stesso spazio - erano presenti più persone. Zagaria infatti ha già annunciato di essere intenzionato a fare ricorso richiedendo anche l'accesso ai filmati delle telecamere del locale.
«Filmati che mostrerebbero momenti grotteschi di ferrea e solenne garanzia dell'ordine e dell'osservanza delle norme: un agente intento a sanzionare un pericoloso assembramento ricreandolo nel locale al momento della redazione del verbale, senza distanza, senza guanti, facendoci utilizzare la sua stessa penna per firmare gli atti - ha raccontato ancora il giovane - Due agenti totalmente disinteressati alle motivazioni che ci tenevano fuori casa, che neanche per un attimo hanno provato a leggere il contenuto delle autocertificazioni». Dunque, quarantena obbligatoria per 14 giorni ed essendo un provvedimento eseguito dalle forze dell'ordine in rispetto di un'ordinanza regionale, il Comune e l'Asl non hanno potere di revoca e annullamento dell'atto.
«Nonostante io svolga la mia attività presso una struttura di responsabilità comunale e la mia salute, come quella di tutti i volontari e tutti gli ospiti della struttura, sia monitorata dall'Asl, non si può fare niente se non appellarsi a Questura e Prefettura - ha dichiarato ancora Zagaria - Questura che, nella cieca applicazione della norma non ha contezza di quel che succede sul territorio che presidia, non sa chi si trova davanti e perché e non si cura di verificarlo e contestualizzare. Ora chissà per quanti giorni sarò e saremo bloccati, impossibilitati ad operare per la collettività, per chi è incudine e non martello e che sta pagando questa crisi, prima che le nostre istanze verranno prese in carico e valutate». Del resto era “solo”volontariato, il cuore pulsante di quest’emergenza Coronavirus che sempre più può contare sul grande cuore di giovani ragazzi che mettono a disposizione il loro tempo libero anche a costo di un contagio. Un lavoro certosino, quotidiano, costante, che non si è arrestato un attimo dal 9 marzo in poi ma bloccato a causa del protagonismo di due agenti di polizia e della mancata sinergia e comunicazione tra gli enti che non sono in grado di sapere chi e cosa, seppur senza una divisa, sta lavorando incessantemente in strada con valide motivazioni, in favore dell'interesse pubblico, al fianco delle persone, specialmente degli ultimi e degli invisibili.
«Il mio non vuole essere un assist a chi ritiene inutili le forme di prevenzione e di contenimento del potenziale contagio e di divesa della salute pubblica», ha voluto sottolineare Zagaria che condivide la maggior parte delle misure anti contagio. «Non è presunzione, la mia, nei confronti di altri lavori che sono fondamentali, come chi sta presidiando le strade nell’ottemperanza del decreto per la difesa della salute collettiva - ha poi aggiunto il giovane volontario - La delusione è tanta, ci aspettavamo una condivisione maggiore su una condizione che è presente sia da parte delle forze dell’ordine sia dei volontari, credo siamo tutti sullo stesso piano e credo che venisse riconosciuto e tutelato il lavoro che facciamo noi volontari perchè questo settore, insieme a quello sanitario, sono fondamentali in questa particolare fase dell’emergenza epidemiologica, a difesa della dignità delle persone in questa crisi economica». Secondo Zagaria, ad oggi, i volontari non hanno un minimo di tutela e, anzi, operano nella paura di non vedersi riconoscere il loro ruolo. «Le istituzioni potrebbero fare di più per difenderci», ha aggiunto ancora Zagaria annunciando di lanciare una richiesta di tutela, nei prossimi giorni, chiamando in causa prefettura e questura che «ancora oggi lasciano ampio margine alla discrezionalità di chi deve far rispettare le norme sui singoli territori».
Da qui la richiesta di poter operare in maniera totalmente sicura, senza il verificarsi di episodi simili perchè, dice, «se avessimo un riconoscimento concreto, al pari delle forze dell’ordine e delle istituzioni, non incorriamo in questi atti che non sono isolati perchè quanto abbiamo subito noi a Salerno è accaduto già in altre città d’Italia e a pagare non siamo noi ma i beneficiari del nostro servizio, nel mio caso le famiglie bisognose, i senza tetto».
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.