

C’è ansia fra i commercianti, di ogni settore. Li accomuna il grido di dolore di oltre de mesi che ha messo in serio pericolo le attività commerciali che, in questa delicata emergenza, non sono state dichiarate come essenziali. Insomma, tranne gli alimentari e qualche altro settore, per tutti gli altri ci sarà da iniziare con le dovute cautele. Una fase 2 da prendere con le dovute cautele, a piccoli passi con aperture scaglionate. La Cidec provinciale, sta monitorando l’intero settore, anche con uno sguardo fuori dai confini provinciali. «E’ già da qualche tempo che abbiamo chiesto misure meno restrittivo per i mercatali del genere alimentare. – afferma il presidente provinciale Giacomo La Marca – Si può fare, in tutta sicurezza anche confidando nel buon senso della clientela. Esempi giungono da altre province italiane, come Imperia, ad esempio. E anche nei mercatini si può aprire le bancarelle di generi alimentari». Resta, comunque, la protesta nemmeno tanto velata di alcuni esercenti nel ramo della ristorazione, che si trovati di fronte un protocollo rigidissimo per avviare almeno l’attività sul fronte del delivery food. «Qui non capiamo. – riprende La Marca – Quale sanificazione possono fare negozi che sono restati chiusi più di due mesi. Vorremmo capire a Roma quali siano le paure di contagio per negozi che sono restati chiusi da oltre due mesi. Qualcosa che arriva dal Governo centrale, che tra l’altro ha permesso che altri esercizi che sono restati aperti di non osservare tutti questi protocolli rigidi. Ci attendiamo che siano un tantino più morbidi». Ma restano altri esercizi commerciali che, al momento premono per riavviare le proprie attività. Come il settore abbigliamento, al momento penalizzato proprio per la mancanza della gente in strada con quella che adesso c’è preoccupata più ad approvvigionamenti alimentari che di abbigliamento o altro. «Ci auguriamo che questa fase stringente della quarantena possa attenuarsi. – risponde La Marca – Certo, sono in difficoltà anche loro, con il settore che già era in un periodo di crisi. Purtroppo con questa emergenza, il settore ne ha risentito ulteriormente, anche se in questo momento il bene primario resta la Salute. Tutto questo si sta facendo proprio per salvaguardare la salute pubblica. In questo momento è necessario salvarsi la vita. Poi, ci sarà tempo per riprendere a pieno regime le attività e in tutta sicurezza».
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