

di Erika Noschese
Il Comune di Salerno chiama a raccolta gli artisti, a titolo gratuito, è scoppia la polemica. L’amministrazione comunale, infatti, ieri ha lanciato una nuova iniziativa che consiste nel chiedere a cantanti, musicisti, pittori, poeti, scrittori, performer, impresari di spettacoli, organizzatori di festival, eventi e manifestazioni di donare a Salerno i filmati (sia originali che di archivio) con le loro creazioni da divulgare sui canali social del Comune di Salerno con una programmazione che avrebbe il duplice scopo di offrire una creativa occasione di svago alla popolazione e di sostenere il fondo comunale solidale istituito per le persone e le famiglie in difficoltà. Questi materiali saranno altresì posti successivamente a libera disposizione dei media (televisioni, radio, siti web) per l’eventuale ed ulteriore programmazione. «L’arte, gli spettacoli, gli eventi come strumento per superare tutti insieme l’emergenza Coronavirus - si legge infatti nella nota diffusa da Palazzo di Città - Questa terribile pandemia ci costringe nelle nostre case in un isolamento doloroso ma necessario. Sono chiusi teatri, cinema, luoghi d’arte e cultura. Sono sospesi tutti gli eventi e le manifestazioni che in questo periodo primaverile animavano la nostra bella Salerno». Da qui la proposta: gli artisti salernitani dovrebbero infatti donare il loro lavoro «in modo totalmente gratuito e senza alcun onere per la Civica Amministrazione», come si legge ancora nella nota firmata dal sindaco Vincenzo Napoli.
Un’iniziativa lodevole, se non fosse che proprio quello degli artisti è uno dei settori maggiormente in crisi e l’emergenza Coronavirus ha solo peggiorato una situazione già di per sè drammatica. Ad esprimere la sua contrarietà alla chiamata alle arti pubblicata dal Comune di Salerno «poco chiara nelle modalità con cui viene immaginata e a mio avviso fortemente dannosa per un comparto, quello della cultura e dello spettacolo del vivo, letteralmente devastato dagli effetti del Covid e per il quale non si riescono a prospettare tempi e modi di ripresa», è Vincenzo Albano, legale rappresentante dell’Associazione Erre Teatro e di direttore artistico di tutte le attività culturali a essa riconducibili che contesta la forma e gli equivoci che rischia di generare. «In ginocchio – e praticamente invisibile – mi rifiuto anche solo di pensare che l’Amministrazione della mia città, di cui sono elettore, possa minimamente aver chiesto questo sforzo per offrire “svago” alla popolazione, dimenticando: che la maggior parte degli artisti, degli operatori e dei lavoratori hanno, nel blocco generale delle attività, difficoltà e/o impossibilità ad accedere a qualsiasi tipo di sussidio; che la cultura e lo svago non sono la stessa cosa; che un artista è un lavoratore, e che tra l’altro sta provando a reinventarsi e adattarsi ai tempi, e non è ammissibile che questo impegno diventi “passatempo” per altri; che chi vive del proprio lavoro non può accettare di essere alla fame e contestualmente di “darsi”, comunque; che una call del genere rischia di favorire la creazione e la diffusione di contenuti improvvisati, anche da parte di persone che nulla hanno a che vedere con l’arte e con la cultura, in una sorta di “Corrida” che contribuirebbe ad abbassare ancora di più il livello della proposta culturale, già di per sé mortificata anche dalla promiscuità che regna sovrana tra le attività professionali e quelle socio-ricreative. La politica culturale è una cosa; quella sociale un’altra; che sulle modalità di fruizione dei contenuti culturali c’è molto da riflettere e che l’immissione in video sui social media non equivale, sempre, alla promozione delle arti; che il dovere della politica non è creare canali di intrattenimento e svago con il libero contributo di chiunque - di queste iniziative il web è già pieno, anche con contenuti diseducativi alle arti, al teatro, alla cultura - ma è quello di fornire risposte a domande impellenti di cui si tarda a fare almeno cenno», ha infatti dichiarato Albano che prende le distanze «da un comunicato che getta un’ombra di mediocrità sulla città di Salerno e ne fa zimbello di un’intera comunità culturale in un momento in cui l’Amministrazione sta lavorando concretamente perché altri settori vengano sostenuti e altre problematiche gestite e risolte. Chiedo pertanto, come “attore” della vita culturale della città di Salerno, che sia immediatamente ritirata la call; chiedo altresì che altri a supporto della mia voce si uniscano per fermare questo orrore e che questo mio post informale diventi azione collettiva; chiedo infine di poter discutere con chi di competenza, con modi e tempi opportuni, per formulare proposte serie, siano esse legate a una comprensibile mobilitazione e, altrettanto, alla pianificazione della ripresa».
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