

di Erika Noschese
All’estero in piena emergenza Coronavirus sceglie di non tornare nel suo paese d’origine ma di mettersi al servizio di chi ne ha bisogno. Si può riassumere così la storia di Gerardo Buonomo, 28enne di Montecorvino Pugliano che, ormai diversi anni fa, ha lasciato la sua terra per cercare fortuna altrove. Così, da circa quattro anni vive all’estero ed in piena emergenza Covid-19 si trovava in Messico. Quando è ritornato in Europa, ha preferito non andare nel suo paese natale per non mettere a rischio (eventuale) i propri cari. Si è recato in Slovacchia, dove la multinazionale per cui lavora ha una sede, e Gerardo, dopo la sua quarantena obbligatoria, sta svolgendo insieme ai suoi colleghi qualcosa di davvero pregevole. L’azienda, che opera nel settore automobilistico, sta infatti producendo anche kit di prevenzione ed emergenza, lontani dal proprio mercato abituale. Tra i prodotti vari, sono state realizzate anche migliaia di mascherine di cotone lavabili. Il 28enne salernitano si è recato per ospedali, case di cura, ospizi ed orfanotrofi della regione slovacca Liptov per distribuire le mascherine a coloro che pot e v a n o a v e r n e più bisogno. «Il lavoro più difficile lo hanno realizzato i miei colleghi per produrre i kit - ha dichiarato Gerardo Buonomo - Io sicuramente ho avuto il compito più gratificante. Alla consegna sono stato ripagato dalla tanta gratitudine dei responsabili delle varie strutture. Purtroppo come in Italia, anche qui in Slovacchia non hanno tanti strumenti necessari. Quindi ognuno aiuta come può». Il giovane salernitano ha infatti lanciato un appello alla solidarietà perchè «mai come in questo periodo abbiamo bisogno di sostenerci gli uni con gli altri il più possibile. Durante la mia quarantena obbligatoria sono stato invaso dalla solidarietà dei miei colleghi. Non potendo uscire, e non avendo famiglia vicino, mi hanno lasciato davanti alla porta di casa scatoli pieni di cibo che ho la credenza ancora piena nonostante sia trascorso più di un mese, oltre a messaggi e regali per non farmi sentire da solo. Quindi alla mia “libertà” avevo voglia di riconoscenza per un Paese che mi sta dando molto». Gerardo non solo ha scelto di non tornare a casa dalla sua famiglia ma, dopo la quarantena obbligatoria, si è messo a lavoro per aiutare i più deboli. E la distribuzione di mascherine e kit di protezione non finisce qui.
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