

"Il mio sogno americano è soltanto rimandato". Esordisce così la giovane danzatrice e coreografa salernitana Denise Gioia, di rientro nella madre patria dopo l'inizio di un'intrigante avventura a stelle e strisce nel segno della sua più grande passione, la danza. Gli esordi da bambina, gli studi presso l'Accademia Nazionale di danza a Roma e poi il grande salto tappa dopo tappa: "E' stato un amore a prima vista - spiega - Dopo la maturità ho intrapreso questo percorso professionale in discipline coreutiche equiparato a tutti gli effetti ad una laurea conseguita nel 2017 con la massima valutazione, specializzandomi in tecniche della danza moderna e contemporanea. Al compimento degli studi ho spiccato il volo verso Lisbona, per un progetto di scambio culturale con il Conservatorio della capitale portoghese durato sei mesi per poi valicare ulteriormente i confini".
Al termine di un concorso per coreografi tenutosi proprio a Salerno (Premio Choreographers, con direzione artistica di Ilaria Maucione), Denise ha vinto una borsa di studio per partecipare ad un importante Festival a New York diretto da Antonio Fini, è lì che incontra Logan Kruger, direttrice delle prove della Compagnia Limón, ed è invitata a tornare negli Stati Uniti a gennaio. Un progetto che l'ha assorbita a tempo pieno e dato il pass per affinare ulteriormente le proprie competenze tecnico-artistiche specifiche della Modern Dance americana, troncato per le note vicissitudini legate al Coronavirus: "Già dai primi di marzo ho iniziato ad adottare misure preventive ed uscire il meno possibile - prosegue - Poi il 15 sono riuscita ad imbarcarmi sul gong per far ritorno in Italia. La stagione artistica è posticipata ma la potenza della tecnologia ci consente di unire teoria e pratica anche a distanza, lavorando per sostituire lo spettacolo conclusivo del progetto sotto l'egida della Limón Dance Company con un'iniziativa online, chiamata RE-Joyce. Tale iniziativa, in diretta Instagram, ha coniugato rielaborazioni artistiche in video da parte dei docenti e di noi studenti, di estratti coreografici e di dibattiti inediti, costantemente in live con il proprio amato pubblico, che, seppur da casa, ha potuto sentirsi vicino alla compagnia Limòn".
Un sogno, dunque, soltanto rimandato: "Conto di ritornare negli Usa per fine agosto - rincara la dose - E' un mondo a parte. La formazione europea mi ha indubbiamente aiutato come base e punto di partenza ma l'America è un'altra cosa sia come metodologia di allenamento full time che come approccio: gli insegnanti sono estremamente disponibili, si instaura un rapporto con meno distacco di quanto si possa immaginare. Non si smette mai di imparare ed i contenuti sono talmente vari che ci si può sbizzarrire".
Adattarsi alla situazione ma non adagiarsi: "In Italia ci sono molte realtà messe in ginocchio dal virus e dai provvedimenti governativi non sufficienti a sostenere economicamente le attività coreutiche ma in circostanze del genere ci vuole sacrificio, bisogna restare umani rimanendo connessi. Si può ovviare nell'immediato anche a distanza, mettendo momentaneamente da parte l'aspetto economico, dando libero sfoggio alla propria creatività, valorizzando il patrimonio artistico e culturale in digitale e sfruttando la potenza dei media. Rimanere a galla ora ci darà la possibilità di riemergere alla grande in futuro. L’auspicio - conclude Denise - è che questa crisi si trasformi in una opportunità, per esaltare gli sforzi ed i sacrifici di artisti, danzatori, coreografi, maestri. Bisogna sostenersi gli uni con gli altri, supportare l’arte in quanto professione, e aiutarla, come lo si fa per tutte le altre, affinché la nostra nazione possa tornare a farsi pregio dei suoi artisti e del loro genio”.
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