

di Andrea Bignardi
Il "decreto liquidità" si pone l'obiettivo ambizioso di non dare semplicemente una boccata d'ossigeno per le aziende ma di rappresentare un vero e proprio intervento strutturale per scongiurare la grave crisi di liquidità che sta colpendo il tessuto imprenditoriale italiano. Interventi sono previsti anche per i professionisti, che saranno alle prese con una radicale revisione temporale delle scadenze fiscali, rinviate per buona parte delle aziende che abbiano subito rilevanti cali di fatturato, con parametri differenziati a seconda dei ricavi conseguiti. Il presidente dell'Unione dei Giovani Commercialisti di Salerno Carmine Noschese, però, non giudica le misure sufficienti a garantire una categoria che rischia di essere non adeguatamente tutelata.
Presidente, ad una prima valutazione da tecnico, come le è sembrato il decreto liquidità?
«Non essendo stato pubblicato immediatamente abbiamo fatto le nostre valutazioni su una bozza circolata qualche ora prima dell'annuncio delle misure da parte del presidente del Consiglio. Le misure, per quanto riguarda la libera professione, che è sostanzialmente ignorata, sono ancora molto carenti. Il decreto verte sostanzialmente sul sistema bancario: anche in questo caso a mio parere non si assiste a politiche capaci di rilanciare radicalmente l'economia».
Cosa cambierà per i professionisti e per i loro clienti, con le proroghe delle scadenze fiscali?
«Con le proroghe i commercialisti vanno a braccetto, è la nostra normalità ma nella sostanza la professione non cambierà. Ciò che ci fa riflettere è che la proroga delle scadenze possa essere quasi del tutto inutile per le imprese».
Per quale motivo?
«I soldi non spesi andranno comunque restituiti, il ciclo passivo dell'impresa ad ogni modo non sarà stabile, mentre obiettivo primario dovrebbe essere proprio quello di riuscire a fare ciò. Lo slittamento delle imposte a giugno non serva praticamente a nulla. Per diversi mesi alcuni settori come quello del turismo ne risentiranno ancora di più».
Secondo lei quali misure sarebbero dovute esser messe in campo?
«Le scadenze sarebbero dovute essere bloccate almeno fino al 31 dicembre, altrimenti le imprese rischiano di non riprendersi. Abbiamo bisogno di pochi provvedimenti e soprattutto chiari. Altro aspetto che andrebbe pensato è la necessità di traghettare la liquidità dal privato allo Stato. Si può aumentare il debito pubblico ma non quello privato. Ci saranno notevoli ripercussioni anche in termine di reati fallimentari, dalla bancarotta alla concessione abusiva del credito. Per questo motivo, in questa fase andrebbe disapplicato il codice della crisi d'impresa con effetti immediati sulle procedure concorsuali».
Giudica corretta l'uniformità delle misure?
«Anche sul prelievo fiscale si potrebbe agire con una maggiore diversificazione per settori, tendendo a distinguere settori a rischio con quelli che invece saranno caratterizzati da una ripresa maggiormente rapida e di maggiore slancio. Ovviamente anche le banche dovranno saper fare la propria parte, evitando di generare ulteriori problemi alle imprese e allo stesso settore pubblico».
Le richieste della categoria sono sovrapponibili su tutto il territorio nazionale?
«Con i colleghi ci confrontiamo costantemente, e cerchiamo di comprendere quelle che sono le loro esigenze in modo da interfacciarci direttamente con i nostri organi di riferimento nazionali e da formulare istanze uniche che possano arrivare presso gli organismi decisionali. Ovviamente queste problematiche non riguardano soltanto Salerno ma le stiamo riscontrando un po'in tutta Italia, confidiamo però nel piano della Regione Campania che ha previsto risorse integrative che confidiamo possano essere di ulteriore beneficio per imprese ed autonomi».
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