

Zone Rosse bloccate, sport in bilico tra chiusura totale e parziale, discoteche chiuse insieme a palestre, piscine e centri benessere. Ma chi davvero fatica a ottenere aiuto e indicazioni precise su quali alternative efficaci applicare ai servizi offerti solitamente, come riporta fuoridalcomune.it sono le strutture per l’accoglienza come CSE – Centro Socio Educativo – CDD – Centro Diurno-Disabili – e SFA – Servizio di Formazione all’Autonomia – su cui, da diversi giorni ormai, permangono molti punti interrogativi a cui i centri sono costretti a trovare risposte velocemente e in accordo con i comuni, ma senza aver ricevuto delle vere e proprie disposizioni da parte delle istituzioni. Proprio i meno indipendenti – persone a cui bisognerebbe garantire maggiore tutela in questo momento di emergenza – si ritrovano a dover fare i conti con regole di comportamento e norme igieniche, che se per la maggior parte delle persone possono al limite creare fastidi e incovenienti, per loro costituiscono delle vere e proprie sfide da affrontare ogni giorno. A questo si aggiunge il fatto che limitare i contatti sociali, chiudendo i centri, per qualcuno già poco integrato, potrebbe portare a un’ulteriore emarginazione. Una sciatteria legislativa grave, sottolinea Fanpage.it: "Comprensibile che inseguire le emergenze produca inevitabili distrazioni, ma una "dimenticanza" reiterata di tale portata è inaccettabile proprio perché non tiene conto del diritto alla salute delle persone più esposte ai rischi del coronavirus. Le persone con disabilità molto spesso sono anche immunodepresse e talvolta non in grado di praticare le norme igieniche diffuse dal Ministero della Salute. Parliamo di persone che possono avere difficoltà a lavarsi le mani da sole, figuriamoci starnutire nel gomito. Persone fragilissime, di cui la politica si ricorda a ridosso delle campagne elettorali".
"Tutti gli operatori sanitari impegnati nel lavoro quotidiano della riabilitazione sono stati lasciati allo sbando, con indicazioni superficiali, senza tutele - il grido d'allarme di alcuni dipendenti operanti nella provincia di Salerno - Come possiamo mantenere un metro di distanza dal nostro paziente? Come può un Logopedista o un Fisioterapista evitare il contatto fisico? Si può fare terapia per il linguaggio con la mascherina? Come evitare che un bambino metta le mani in bocca o nel naso? La riabilitazione non è essenziale o salvavita. È necessario tutelare NOI RIABILITATORI E I NOSTRI PAZIENTI sospendendo le attività di TUTTE LE STRUTTURE in cui si effettuano trattamenti riabilitativi! Chiediamo inoltre misure a copertura dei colleghi liberi professionisti su cui graverà una grossa perdita economica e che il governo dia misure unitarie per tutta Italia, pensate per le specifiche professioni della riabilitazione".
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