

Di esempi lampanti che negli ultimi anni hanno scritto pagine importanti del calcio italiano iniziando la propria carriera dai polverosi campi provinciali e regionali ce ne sono diversi e non banali anche tra gli allenatori, uno su tutti: Maurizio Sarri. In futuro più o meno vicino potrebbe magari toccare ad uno che dalle nostre parti ha resettato tutto, calandosi con umiltà e abnegazione in una categoria che non gli appartiene: Giovanni Esposito, artefice della grande stagione della Sporting Audax, culminata con la meritata Promozione.
Una storia nata per caso, grazie ad un servizio fotografico della compagna Lia che ha fatto da trade union tra il trainer stabiese ed il costruttore vietrese Luigi Abate. Un binomio che ha portato i suoi frutti nel giro di poco tempo: "Non ho mai fatto mistero di voler intraprendere un percorso per arrivare ad essere allenatore di nome e di fatto - ha ribadito ai nostri microfoni il tecnico - Consapevole che l'ingrediente principale al giorno d'oggi, insieme all'umiltà, è il sacrificio, riconoscere il valore della gavetta. Poi, come per i calciatori, chi è bravo davvero lo vanno a prendere fin sotto al parco. Non avevo mai affrontato queste categorie ma a distanza di ormai due anni sono contento di come siano andate le cose: per il presidente che è una persona dai valori umani elevati, per un gruppo di ragazzi giovanissimo che mi ha seguito alla lettera con la speranza di esaudire un sogno, per me stesso perchè è partendo dal basso che si tesaurizzano tante cose, si cresce e si può aspirare ad andare avanti. Partire già dall'alto implica il rischio, alle prime difficoltà, di cadere e non risalire più".
Un lavoro metodico, con un imprinting chiaro: dare alla squadra l'impronta del professionismo, nei limiti del possibile, sia sul piano della mentalità che su quello del gioco: "I ragazzi hanno interpretato lo spartito al meglio - prosegue Esposito - non era facile. Io sono rimasto lo stesso di quello che ero quando, ad esempio, ho fatto il vice di Campilongo a Taranto. Nel calcio come nella vita la coerenza alla fine, si spera, ripaga sempre".
Al termine della sfida che sancì la matematica promozione di Orabona e compagni, Esposito dichiarò di voler pensare al suo futuro con la giusta calma e razionalità: "L'ambizione a fare il grosso salto c'è sempre, è un qualcosa di positivo, di stimolante a differenza della presunzione che a lungo andare non porta a nulla. Ho ricevuto proposte, finanche da lontano e fuori Regione, ma un concetto deve essere chiaro: senza un progetto, senza una base, senza la serietà di fondo preferisco fare magari la Promozione piuttosto che imbattermi in contesti di presunti sogni di gloria ma poi di false promesse. Per chi sa aspettare, poi il palcoscenico importante può sempre arrivare. Allenare ad esempio in un settore giovanile solo per andare girando con lo scudetto cucito sulla tuta ma senza alcun riconoscimento e prospettive, non serve a nulla nell'ottica dei miei progetti a lungo termine. Valuterò tutto, tenendo fede ai miei principi. Nel calcio tutto è possibile, intanto mi godo la crescita della mia scuola calcio e i bambini che riconciliano sempre il piacere di vivere in questo mondo".
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