

Era il 20 luglio 2017 quando Maurizio Fortino, un infermiere di 52 anni, fu trovato morto nel bagno di casa della ex moglie. Ad infliggergli il colpo fatale Davide Giorgio Sanzone, 43enne di origini siciliane.
I giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno condannato l'uomo, anche in secondo grado, ad una pena di 15 anni di reclusione per omicidio volontario. Un anno in meno rispetto alla sentenza di primo grado.
Poco prima che i giudici leggessero il dispositivo, l’udienza aveva registrato la testimonianza di un detenuto, ex compagno di cella di Sanzone. Secondo una lettera scritta di suo pugno, mostrata dalla procura generale una settimana fa, quel detenuto riferì – dietro confidenze dell’imputato - che l’omicidio dell’infermiere era stato commissionato da terze persone. Tesi che, però, sarà smentita dallo stesso imputato, le cui spontanee dichiarazioni sono state registrate dal Tribunale. Il movente è stato uno: la gelosia. Sanzone avrebbe agito mosso dalla gelosia, ma non con il fine di uccidere. Avrebbe addirittura pregato l’uomo, subito dopo la coltellata, di non andare a denunciarlo.
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