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La Gabbianella e il Gatto” 20 anni dopo, Enzo D’Alò: “Una storia attuale di integrazione e di diversità"

30/01/2019

“Forza gabbianella, lo so che hai paura, io non riesco neanche a guardare giù,
ma non ti dimenticare che tu hai le ali e chi ha le ali non ha paura dell’altezza
o di qualunque ostacolo possa incontrare” Se hai le ali, non c’è niente che può
fermarti”; Con queste parole, l”umana” Nina, assieme al gatto Zorba ed agli
altri gatti del porto, incoraggiano la piccola Gabbianella Fortunata a spiccare
il volo per andare incontro al suo futuro. La scena successiva, accompagnata
dalla canzone “So volare” interpretata da Ivana Spagna, è commovente,
struggente, poetica. La piccola Gabbianella abbandona per sempre la sua vera
famiglia adottiva, i gatti del Porto che l’hanno accudita per fare onore alle
promesse fatte a sua madre Kengah moribonda dopo essere stata travolta da
un’onda di petrolio, “la maledizione degli umani”:
Enzo D’Alò, firmando, assieme allo sceneggiatore Umberto Marino, un film di
animazione come La Gabbianella ed il Gatto, consegna alla storia del cinema
un capolavoro equilibrato e poetico; il soggetto è preso dal romanzo “Storia di
una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare” dello scrittore cileno Luis
Sepulveda. I valori della libertà e dell’emancipazione, avendo Sepulveda
vissuto il Golpe militare di Pinochet ai danni del Presidente Salvator Allende,
sono sempre stati molto cari allo scrittore.

-Maestro D’Alò, il 23 dicembre 1998 usciva, nelle sale italiane, prodotto
dalla Cecchi Group (successivamente all’estero) La Gabbianella e il
Gatto. Due anni prima era uscito La Freccia azzurra, tratto da un
racconto di Gianni Rodari. E’ possibile rinvenire un legame tra due
autori di notevole forza espressiva ed emotiva come il poeta cileno e lo
scrittore di Omegna?

Il filo rosso c’è ed è legato al fatto che stiamo discutendo di grandi libri e di
grandi scrittori. Sono scrittori che scrivono allo stesso modo rivolgendosi ad
adulti e bambini sebbene cambino i soggetti e le motivazioni delle storie
(storie legate maggiormente ad un pubblico infantile). Sepulveda e Rodari
scrivono ai bambini sapendo di parlare a degli esseri pensanti. Perché i
bambini sono esseri pensanti. Sono storie, le loro, che permettono di
strutturare e di pensare un film perché profonde e capaci di farci immaginare
mondi e situazioni, raccontano alle famiglie ed ai ragazzi metafore e grandi
messaggi.

-Nell’attuale contesto storico e politico, i valori della Gabbianella e il
Gatto come l’integrazione, la bontà, l’accettazione del diverso e la
cooperazione tra razze differenti, sembrano abbandonati. Quanto è
importante per grandi e piccini rivedere oggi, vent’anni dopo, un film
come il Suo?

Forse il mio film non è stato compreso da tutti. Ho sempre il timore che
alcune, delle persone che lo hanno apprezzato in questi venti anni, oggi,?
magari, possano essere protagonisti di episodi di razzismo tra i tanti che
siamo costretti a digerire in questi ultimi mesi. La Gabbianella e il Gatto è la
metafora di un bambino orfano e africano, oggi potremmo chiamarlo un
“migrante”, depositato davanti alla porta di casa di un leghista milanese: due
razze nemiche che si incontrano, si annusano, e alla fine si stimano... Utopia?
Sono due gli elementi importanti nel film e li ho notati forse di più a film finito
che durante la scrittura della sceneggiatura: il Gatto Zorba spiega alla
Gabbianella, quando si è perfettamente integrata, quando è finalmente
convinta di essere un gatto, che il passo successivo e finale dell’integrazione è
l’orgoglio di essere diversi. Il secondo elemento, nella stessa sequenza, è la
frase che Zorba dice alla Gabbianella, per farle vincere la paura del volo: “sii
tu il primo gatto volante”; la Gabbianella, prendendo il volo coi suoi nuovi
amici gabbiani e lasciando, forse per sempre, i gatti, ci trasmette due
emozioni: la prima è la consapevolezza, finalmente, di essere un gabbiano, la
seconda azione, quella che commuove maggiornate il pubblico, è l’addio ai
genitori: vediamo Fortunata con gli occhi dei gatti he la considerano una loro
figlia e così noi pubblico pensiamo ai figli che abbiamo lasciato partire, andare
per la loro strada...
A proposito dell’integrazione, anche io, napoletano figlio di napoletani
trasferiti a Torino, ho vissuto l’integrazione meridionale a Torino, mantenendo
l’orgoglio delle mie origini, resistendo alla tentazione di un’integrazione in cui
i meridionali cercavano di parlare piemontese, in cui abbandonavano le
proprie tradizioni o le nascondevano per timore di non essere accettati dal
gruppo dominante.

-La canzone “So volare” ha fatto commuovere intere generazioni...


Si, è molto bella, scritta da David Rhodes, come tutta la colonna sonora.
Cantata da Ivana Spagna nella versione italiana. La colonna è stata ricca, ulle
basi di David hanno cantato Samuele Bersani (Siamo Gatti), Gaetano Curreri
con Antonio Albanese nella canzone dei topi “Duro lavoro”, Leda Battisti nel“Il
canto di Kengah”. Leda è tornata a prestare la sua splendida voce anche nel
mio “Pinocchio”.

I disegni del film sono molto realistici ed espressivi, eppure non
mancano sequenze oniriche e stilizzate, sequenze quasi da “sogno”
(L’uovo che si rompe nel racconto del poeta). Penso ai disegni che
realizzò un Salvator Dalì (di cui in questi giorni è caduto il trentesimo
anniversario dalla morte) in “Io ti salverò” di Hitchcock... rompere e
stemperare gli schemi..

Proprio così. Credo di essere stato il primo a usare questo linguaggio in un
film di animazione. Adesso vedo che è molto sfruttato. Quando si fa un sogno
si usa un’altra tecnica. In un film di animazione adopero un’altra tecnica che
definirei “metanimazione”. Essendo tutto il film immaginifico, di animazione,?
devo necessariamente trovare una tecnica diversa per esprimere situazioni
particolari, emozioni slegate dalla realtà.

-C’è qualche aneddoto accaduto durante la lavorazione che vuole
ricordare?

Da Carlo Verdone (Zorba) ad Antonio Albanese (Grande Topo), tutto il cast era
molto motivato, tutti grandi artisti. Proposi Luis Sepulveda per prestare la
voce del poeta proprio per mettere un sigillo, per creare un legame ancor più
stretto tra libro e film. È molto importante che tra scrittore e regista, tra
opera letteraria e cinematografica ci sia affinità e l’autore del libro si
riconosca nel progetto del film perché dal libro al film, per esigenze
drammaturgiche, molto deve cambiare. Nel film, ad esempio, è stato eliminato
il personaggio dello scimpanzè Mattia e sostituito col gatto Pallino. Questa
scimmia era antipatica e di una cattiveria gratuita e la cattiveria gratuita non
emoziona, fa rabbia. Invece l’idea di un “fratellino” geloso, non cattivo, ma
geloso per l’arrivo nella “famiglia” di una sorellina accentratrice di attenzioni,
ci permette di motivare la terribile frase in cui le rivela che i gatti non la
considerano un gatto ma vogliono crescerla per cibarsene! Dopo questa
esecranda azione, Pallino andava fatto redimere, con qualche azione eroica e
difatti va da solo a liberare la Gabbianella... Anche questo, ovviamente, non è
presente nel libro, è una scena che abbiamo inventato noi. Quando Pallino,
imprigionato dai topi, a difesa della Gabbianella,griderà ”Lei è un gatto”, ci
dimostrerà che il suo amore ha superato il concetto di diversità.
Tornando al caro Sepulveda, ricordo che i ponemmo il problema dell’accento
spagnolo del poeta. Cosa ci faceva un signore spagnolo in una città
tedesca?.Decidemmo di trovare per la voce della bambina ed anche per la
voce della sua gattina Bubulina due interpreti con un accento simile, in modo
da trasformare una figura avulsa dal contesto in una famiglia spagnola che
viveva in Germania...

-Lei ha descritto molto dettagliatamente il mondo della luce e del buio,
la terra e le fogne con il mondo dei gatti e dei topi. Il Grande Topo ed il
suo aiutante goffo ed imbranato..

Anche questa rivalità tra gatti e topi viene risolta con questo “decollo” alla
fine del film, in cui gatti e topi sono tutti lì, attoniti, per assistere all’epilogo
della vicenda. Ed il Grande Topo, al suo aiutante, ci tiene a precisare che
“anche i topi volano da migliaia di anni...i pipistrelli”.

-La Gabbianella si ritrova orfana di madre perché uccisa dall’onda nera
di Petrolio. Il suo film era anche una forte denuncia sociale...

Non dovrebbero mai viaggiare tutte quelle petroliere in mari che in teoria
sarebbero protetti. Se girasse meno petrolio, ci sarebbero meno incidenti.
All’uscita del film nel mercato francese ci fu l’incidente del cargo Erika che
vide rovesciarsi tonnellate di petrolio sulla costa bretone. Era il 12 dicembre
1999. Pensi, il film uscì là esattamente dieci giorni dopo (La Mouette et le
chat). Noi vedemmo con i nostri occhi le immagini di promozione del trailer
mescolarsi tristemente con la realtà di questi gabbiani ricoperti di petrolio che
andavano a morire.

Come riportato da Ciakmagazine.it, per celebrare questi vent'anni dall'uscita, La gabbianella e il gatto di Enzo d’Alò ritorna al cinema  distribuito in sala da CG Entertainment come evento speciale nei giorni 21, 22, 23, 24 marzo in collaborazione con RTI, Infinity e con ECI Consorzio Esercenti Cinema. 

Stefano Pignataro - Rassegna - - Vai alla Home

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