

E' stata, probabilmente, la campagna elettorale più mediatica e a senso unico degli ultimi anni nella storia delle elezioni italiane. Ieri, domenica 4 marzo 2018, gli italiani sono stati chiamati al voto nonostante le lunghe file ai seggi, facendo risultare un'affluenza di circa il 73% ovvero due punti in meno del 2013. La partecipazione al voto era una delle grandi variabili di questa tornata elettorale. Difficile un confronto orario con le precedenti politiche, quelle 2013, perché allora si votò anche il lunedì mattina. Nonostante tutto, però, questi risultati non porteranno ad una maggioranza assoluta (anche grazie alla nuova legge elettorale detta "Rosatellum" che consente e favorisce la formazione di coalizioni tra partiti diversi) per poter governare in autonomia. Passando agli schieramenti singoli, il Movimento 5 Stelle è il primo partito con più del 30% dei consensi; seguono Lega che distacca l'alleato Forza Italia mentre il PD crolla addirittura sotto il 20%. Ma oggi, 5 marzo, quali scenari sono possibili visto che numeri alla mano, non sembra esserci una coalizione, o partito, con la maggioranza assoluta di 316 deputati e 158 senatori? Toccherà al presidente della Repubblica Sergio Mattarella instaurare il dialogo tra forze politiche, missione che richiederà tempo e abilità. Tra giovedi e venerdi i neodeputati e neosenatori potranno avviare una bozza burocratica per la registrazione in Parlamento mentre per venerdi 23 sia Camera che Senato dovranno nominare i rispettivi presidenti. Analizziamo, sommariamente, i possibili scenari:
Se il Presidente della Repubblica decide di incaricare (orientativamente) il leader della coalizione di destra di formare un governo, scatta il primo problema: in queste elezioni non si è scelto di candidare un unico premier bensì una volta finita la tornata elettorale il partito con più voti attribuiva il proprio nome tra i quattro alleati. Ed è proprio qui che Salvini potrebbe spuntarla visto che proprio la Lega ha preso più voti a destra ma comunque l'intera coalizione non avendo la maggioranza dovrebbe cercare di allargare i consensi, anche tra i suoi alleati, anche se tra i quattro numerose sono le idee diverse (vedi immigrazione, tasse e reddito) divisi tra liberali e sovranisti.
Mattarella sceglie il leader del singolo partito più votato, Luigi Di Maio, ma nonostante i voti comunque non sarebbe in grado di formare una maggioranza. Cercare un'alleanza guardando alla Lega significherebbe ripensare alla lista dei possibili ministri presentata solo qualche settimana fa e rivedere insieme i programmi dei due partiti anche se convergono su alcuni punti.
Alleanza verosimile o inverosimile? Nonostante i due partiti risultano i veri vincitori visto che almeno un italiano su due li ha preferiti ad altri partiti. Resterà da capire chi sarà leader primis visto le figure di Salvini e Di Maio sono, singolarmente, molto forti e carismatiche. Entrambi avversari scomodi per tutti gli altri ma anche "contro tutto e tutti" tipo le tematiche euro, immigrazione, reddito e lavoro.
E' lo scenario finale, il più lungo e più laborioso. Si tratta dello scenario della responsabilità e dei valori più elettorali possibili e vicini agli elettori.
Ma bisognerà scegliere, come detto in precedenza, quanto prima visto che tra quasi venti giorni bisognerà far passare ogni dubbio e mettere nero su bianco.
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