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La Lega B a “Binario 21” per non dimenticare le vittime della Shoah

24/01/2018

Il giorno 23 gennaio alle 18 il mondo del calcio si è riunito al Memoriale della Shoahdi Milano per una visita guidata a questo luogo simbolo della memoria, in quanto unico teatro delle deportazioni in Europa a essere rimasto intatto.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano e dal procuratore sportivo e giornalista Gianluca Tizi, nasce come risposta agli episodi di xenofobia, antisemitismo, incitamento all’odio e altre forme di violenza verbale e non solo che, sempre più spesso, sporcano vergognosamente l’immagine del gioco del calcio. Un momento, quindi, per rilanciare i valori di collaborazione e uguaglianza che invece costituiscono e devono continuare a costituire la matrice identitaria del calcio e di tutto lo sport.

“La visita al Memoriale di una qualificata delegazione del mondo calcistico è un segnale di estrema importanza per la missione educativa della nostra istituzione” ha dichiarato Ferruccio De Bortoli, Presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. “Lo sport è disciplina, competizione, rispetto della dignità dell’avversario. Non esistono i nemici. Esistono i valori condivisi, le regole comuni. E la passione, il cuore. La memoria si nutre di questi ingredienti irrinunciabili in una società civile che voglia costruire il futuro senza dimenticare il passato”.

“Siamo felici che l’intero mondo del calcio abbia risposto in modo così caloroso al nostro invito” ha dichiarato Roberto Jarach, Vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. “I recenti fatti di cronaca in ambito calcistico dimostrano che la questione razziale non è relegata a episodi del passato. L’incontro di oggi fa parlare passato e presente e punta alla costruzione di un futuro in cui le singole identità siano valorizzate come portatrici di ricchezza e valore, in tutti gli ambiti della vita civile e sociale”.

Alla visita guidata hanno partecipato diverse personalità del mondo del calcio, presente nella sua interezza: calciatori, manager, procuratori sportivi, esponenti delle principali realtà calcistiche italiane tra cui Mauro Balata e Paolo Bedin, rispettivamente presidente e direttore generale della Lega B, e poi Federico Balzaretti, Giuseppe Bergomi, Angelo Carbone, Andrea Conti, Pantaleo Corvino, Gianluigi Donnarumma, Daniele Massaro, Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Gabriele Zamagna e Javier Zanetti.

Ad aderire con calore e convinzione all’iniziativa sono state moltissime realtà del mondo del calcio: FIGC, Lega Seria A, Lega B, Ascoli, Atalanta, Cremonese, Fiorentina, Giana Erminio, Inter, Juventus, Roma, Monza, Napoli, Novara, Sassuolo, Torino, Udinese, Virtus Entella, Dipartimento Calcio Femminile, Adise, Associazione Italiana Agenti Calciatori.

Il numero uno della LNPB si è soffermato sul valore dell’iniziativa a cui la seconda divisione non ha voluto mancare ribadendo “l’importanza per lo sport e per il calcio di essere presenti qui questa sera, per portare una testimonianza che aiuta a ricordare di ricordarsi diffondendo messaggi di tolleranza. Tolleranza e rispetto principi oggi più attuali che mai e che la Serie B promuove sulle maglie dei giocatori e in tutti i bordocampo degli stadi”.

 

Presenti all’evento anche le istituzioni con l’Assessore a Turismo, Sport e Qualità della vita Roberta Guaineri e alcuni personaggi del mondo della cultura come lo scrittore Maurizio De Giovanni e il divulgatore scientifico e culturale Alessandro Cecchi Paone.

L’evento è stato anche un’occasione per ricordare alcuni personaggi della storia del calcio che, in modi differenti, hanno subito la ferocia delle discriminazioni razziali: Árpád Weisz, allenatore ungherese con una brillante carriera in Italia – alla guida, tra le altre squadre di Inter prima e Bologna poi – tragicamente ucciso con la sua famiglia nei campi di concentramento; Carlo Castellani, giocatore dell’Empoli deportato a Mauthausen perché sospettato di far parte della Resistenza e morto nel 1944; Giorgio Ascarelli, fondatore del Napoli, ebreo di nascita, a cui era stato intitolato lo stadio della città partenopea, intitolazione cancellata poi dal regime fascista; Ferdinando Valletti, giocatore del Milan, deportato nei campi di concentramento per aver aderito allo sciopero del 1944 all’Alfa Romeo, la cui figlia Manuela ha partecipato all’evento in memoria delle atrocità subite da suo padre.

Sono stati vittime delle discriminazioni razziali anche Icilio Zuliani, giocatore della Fiumana, morto a Dachau, Raffaele Jaffe, fondatore del Football Club Casale, ucciso ad Auschwitz nel 1944 e Vittorio Staccione, giocatore di squadre come il Torino, la Fiorentina e il Cosenza, morto per le percosse subite a Gusen.

Sul Memoriale della Shoah di Milano

Il Memoriale sorge laddove tra il 1943 e il 1945 migliaia di ebrei, rastrellati in città e nella regione, furono caricati su vagoni merci e agganciati ai convogli diretti a Auschwitz-Birkenau, Bergen Belsen e ai campi italiani di raccolta, come Fossoli e Bolzano. Dagli stessi binari partirono anche numerosi deportati politici, destinati al campo di concentramento di Mauthausen o ai campi italiani.

Il progetto è nato con l’obiettivo di realizzare – nello stesso luogo in cui ebbe inizio a Milano l’orrore della Shoah – uno spazio che non solo ci “ricordi di ricordare”, rendendo omaggio alle vittime dello sterminio, ma che rappresenti anche un contesto vivo e dialettico in cui rielaborare attivamente la tragedia della Shoah. Un luogo di commemorazione, quindi, ma anche uno spazio per costruire il futuro e favorire la convivenza civile. Il Memoriale vuole essere, infatti, un luogo di studio, ricerca e confronto: un memoriale per chi c’era, per chi c’è ora ma soprattutto per chi verrà.

Nella foto il presidente della Lega B Mauro Balata e Roberto Jarach, vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano.

Lucio Orlando - Salernitana - - Vai alla Home

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