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Manifesto fascista, Rifondazione scrive al Prefetto

10/08/2017

Il caso del manifesto inneggiato al fascismo finisce direttamente all'attenzione del prefetto di Salerno, Salvatore Malfi. A portarcelo, con una lettera a firma della segretaria provinciale Loredana Marino, è stato il partito della Rifondazione Comunista.

Questo il testo della missiva:

Egregio Signor Prefetto,
con la presente, riteniamo doveroso portare la S.V. a conoscenza della circostanza che nei comuni dell'area dei picentini sono stati affissi da parte del Circolo "Noi con Salvini" di Giffoni Valle Piana dei manifesti riportanti una sorta di comparazione tra (testualmente) "Fascismo" e "Democrazia".
Riteniamo superfluo affrontare la questione della fondatezza storica delle affermazioni riportate nello scritto murale. Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che il Fascismo non ha introdotto le pensione visto che In Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della "Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai", un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch'esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo.
Tutta la storia della nostra previdenza sociale è peraltro verificabile sul sito dell'Inps. La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto da 24 anni. O ancora basti rilevare che non esiste alcun sussidio di 1200 a favore degli immigrati.
Ciò che corre l'obbligo di denunciare è che il manifesto in oggetto è un grave, esplicito, inedito e preoccupante attacco ai valori costituzionali. La nostra Costituzione afferma con forza che la libertà si ferma davanti a chi la usa per riorganizzare o inneggiare al fascismo, o “denigrare i valori della Resistenza”. Se infatti è vero che l’art. 21 della Costituzione garantisce la libertà di manifestare il proprio pensiero, è pur vero che le disposizioni di legge s’interpretano non singolarmente e isolatamente, ma inquadrandole nel sistema normativo. Accanto all’interpretazione sistematica c’è poi quella teleologica che guarda alle finalità delle norme per svelarne il significato. Ora, nella Costituzione ci sono anche le disposizioni transitorie e la XII vieta la ricostituzione in qualunque forma del partito fascista.
Più in particolare la legge n. 645 del 1952, nota come “Legge Scelba”, che reca le norme di attuazione della su richiamata XII disposizione transitoria (comma primo) della Costituzione, prevede, all’art. 1, il divieto di ricostituzione del partito fascista configurando il divieto di una serie di fattispecie che possono essere sanzionate, tra le quali “…quando esaltando, minacciando o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.
Per questi motivi, ancor prima di rivolgerci all'autorità giudiziaria affinché persegua i reati che le affissioni configurano, ci rivolgiamo alla S.V. nella sua qualità di massimo rappresentante a livello locale del Governo della Repubblica affinché Voglia assumere tutte le determinazioni e i provvedimenti utili e necessari a ristabilire la legalità ed il pieno rispetto dei valori fondanti la Repubblica Italiana.
In fiduciosa attesa dei suoi provvedimenti e disponibili ad incontrarla nel caso ciò sia ritenuto opportuno, salutiamo la S.V. con la dovuta osservanza.

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