

Sono bastati appena sette giorni per capovolgere l’andamento del campionato della Salernitana: prima il tonfo a Trapani, figlio di una prestazione molto deludente, e poi il rovinoso K.O. interno contro una Spal scesa in campo con le riserve, hanno spento le ambizioni di gloria del club di Via Allende e riacceso i timori vissuti nella passata stagione. La posizione di classifica di tranquillità è divenuta pericolante nel giro di una settimana poiché i granata, con zero punti racimolati in due incontri, sono piombati ad una sola lunghezza dalla zona playout, in attesa di disputare l’insidioso derby di Benevento. La partita ha un indice di difficoltà elevato per Coda e compagni perché la compagine giallorossa è squadra costruita con criterio e qualità, attestatasi nei quartieri alti della graduatoria fin dalle prime giornate ed in casa fa solitamente prevalere il fattore campo, facendo leva su un gioco organizzato sia in fase di manovra sia in fase difensiva. La settimana è stata mpiamente tribolata in casa Salernitana: risultati ben al di sotto delle attese, contestazione dei tifosi all’Arechi ed alla sede del ritiro a Paestum, il giallo Rosina, poi rientrato ma con evidenti strascichi, e l’inesistente identità tattica e caratteriale della squadra. Mister Bollini è finito sulla graticola, manifestando uno stato confusionale sintetizzato nel grottesco episodio dell’ultima sostituzione effettuata contro la Spal: l’inserimento di Donnarumma dopo le feroci proteste del pubblico ed il ripensamento su Joao Silva rappresentano un’indiscutibile caduta di stile del tecnico, che ha mostrato scarsa coerenza e fragilità. La società tace, Lotito e Fabiani lavorano sotto traccia per individuare le cause del tracollo e provare a ricucire uno strappo con la piazza che sembra irreversibile. Gli ultras della Curva Sud Siberiano hanno esternato nuovamente il proprio rammarico e l’estremo disappunto verso una società che sopravvive alla giornata, incapace di alcuna programmazione, e verso i calciatori, in gran parte non legati alla maglia che indossano. Ecco, il nocciolo centrale del problema è tutto lì: la maglia. Per quella bisogna lottare perché i protagonisti passano, dalla dirigenza al magazziniere, ma la gloriosa casacca granata vivrà in eterno e dovrà essere sempre onorata, al di là del risultato sportivo conseguito sul rettangolo di gioco. Per questo forte senso di appartenenza e per l’amore viscerale per la propria città sono in partenza da Salerno i “Mille”, che rappresenteranno la torcida granata allo stadio “Vigorito”: non lotteranno per ideali che racconteranno i libri di storia ma per continuare ad alimentare un legittimo sogno. Agli undici protagonisti in campo non sarà chiesto nient’altro che andare oltre i limiti tecnici, seppur evidenti, e lanciare il cuore oltre l’ostacolo, facendo leva sulla rabbia agonistica e la dignità dell’uomo, prima che del calciatore.
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