

Dopo la vittoria di Vicenza erano tante le attese tra tifosi ed addetti ai lavori per comprendere la reale dimensione della Salernitana ed ecco che, messi da parte gli annunci ed i buoni propositi ci ritroviamo a commentare un epilogo condito da una buona dose di delusione. Contro il Cesena, complici alcune discutibili scelte iniziali di mister Bollini, ecco ricomparire la solita Salernitana: squadra dai due volti, capace di compiere tre passi avanti con una prestazione gagliarda in Veneto e due indietro, frutta di una prova scialba contro i romagnoli. Per dare seguito ai sogni di gloria bisognava dare continuità ai risultati importanti ma la compagine granata purtroppo manca sempre l'appuntamento nelle partite decisive. L'undici di Bollini gioca a sprazzi, ha sofferto la pressione degli ospiti nella prima frazione per poi venir fuori nella ripresa, le punte interagiscono poco tra loro, Rosina e Improta sono spesso fuori dalla manovra, non riescono a trovare la posizione giusta ed a far male all'avversario. Donnarumma conferisce indubbiamente maggiore pericolosità al reparto offensivo ma i punteros granata continuano a sbagliare gol in occasioni importanti. Ed anche la mediana disegnata dal tecnico mantovano non ha convinto pienamente: Ronaldo e Minala sono due giocatori di passo lento e ad un certo punto del match forse Odjer poteva dare qualcosa di più in termini di dinamismo nella zona nevralgica, dove gli avversari godevano di superiorità numerica. In difesa, fatta eccezione per Tuia fuori ruolo e spaesato in occasione del pari cesenate, non si sono registrati grandi strafalcioni: Schiavi sicuro e concentrato al fianco di Perico, Bittante meglio sul binario di destra, mentre anche Gomis non è esente da responsabilità in occasione del pareggio romagnolo. Indubbiamente i demeriti della Salernitana sono acuiti dai meriti degli avversari, che hanno dimostrato il valore già espresso nelle vittorie conquistate ai danni di squadre più attrezzate (Empoli, Sassuolo e Carpi). Questa la sintetica radiografica della prestazione offerta dalla Salernitana, che non si riesce a compiere lo scatto in avanti decisivo e resta in una zona di limbo, che contrasta con le legittime ambizioni della piazza e i decantati annunci di Lotito, che ad un certo punto della partita è sembrato volesse addirittura suggerire l'inserimento di Donnarumma al suo allenatore. All'Arechi lo chef ha proposto alla torcida granata per il secondo sabato consecutivo un menù a base di pillole di delusione ma il pubblico stavolta non ha contestato la società né ha fischiato la squadra al novantesimo, quasi assuefatto alla reale dimensione che ormai la proprietà ha delineato per una passione chiamata Salernitana.
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