

Pisa- Virtus Entella, in programma sabato pomeriggio all'Arena Garibaldi, é la sfida tra due tecnici emergenti come Gennaro Gattuso e Roberto Breda, al secondo incrocio in carriera, dopo quello dell'andata a Chiavari. Ad accomunare la carriera dei due ex calciatori, rispettivamente classe 1978 e 1969, c’è il ruolo occupato (entrambi erano centrocampisti) ed una naturale predisposizione ad essere leader, anche se con modalità e strategie diverse. Il trevigiano Breda, testa pensante dei reparti mediani, piedi buoni e grandissima visione di gioco, quasi un allenatore in campo in tempi non sospetti, ha vissuto una lunga gavetta tra giovanili della Sampdoria, Messina e Spal, trovando la sua dimensione perfetta a Salerno, dove in sei anni ha messo la firma sulle promozioni dalla C alla B e dalla B alla massima serie, sempre con Delio Rossi in panchina, diventando un idolo della tifoseria granata e cittadino adottivo di Salerno.
Anche per Gattuso, però, Salerno ha rappresentato la definitiva consacrazione, il trampolino di lancio prima dell’approdo al Milan, società dove ha vinto tutto ciò che un calciatore può mettere in bacheca. Con la maglia della Salernitana Gennaro Gattuso e Roberto Breda sono stati compagni di squadra, anzi di reparto. Campionato di serie A 1998/99, allenatore Delio Rossi, presidente Aniello Aliberti. Breda, capitano di quella squadra, si ritrovò ad essere il capocannoniere granata in un inizio di stagione stentato che portò in dote appena 1 punto in 6 partite: sua infatti la punizione del gol-bandiera contro il Milan (1-2 all’Arechi) e suo il tiro a foglia morta nell’1-1 interno con l’Empoli.
Nelle ultime battute del mercato estivo, Aliberti aprì i cordoni della borsa, prelevando Salvatore Fresi, Federico Giampaolo, Raffaele Ametrano e riportando in Italia Gennaro Gattuso, allora ai Rangers di Glasgow. Operazione questa assai dispendiosa: la Salernitana sborsò 9 miliardi di lire agli scozzesi, record ancora imbattuto nella storia del club granata. La margherita da cui poteva attingere Rossi per la mediana di quella squadra, quindi, risultò composta da Breda, Gattuso, Bernardini, Giacomo Tedesco ed Ighli Vannucchi, con Ametrano pronto a subentrare. Ecco quindi Breda e Gattuso fianco a fianco, chiamati a dare qualità e quantità ad un centrocampo che deve supportare l’impegnativo 4-3-3 di Delio Rossi, portato avanti con incredibile tenacia sui campi delle big anche se cucito addosso ad una neopromossa. Niente mentalità conservativa, nessun timore reverenziale né gabbie finalizzate alla ricerca del punticino che muova la classifica: quella squadra cerca sempre di fare la partita e alle buone prestazioni non corrisponde un adeguato introito in termini di punti. Il grave infortunio occorso a Breda, poi, tira fuori dalla mischia il capitano in tutto il girone di ritorno, quello in cui Gattuso mostra all’Italia intera di essere un giocatore su cui puntare ad occhi chiusi. La salvezza (con Franco Oddo padre di Massimo) sfuma all’ultima giornata, portandosi via anche le vite di quattro ragazzi innocenti scomparsi sul treno di ritorno da Piacenza. Aliberti monetizza al massimo l’organico, cedendo Gattuso al Milan e Roberto Breda al Parma. In terra emiliana il playmaker faticò ad imporsi con una concorrenza formata da Dino Baggio, Ortega, Boghossian, Walem, Paulo Sousa, Stanic, Fuser, Dabo, Montano e Maini. La carriera del trevigiano si chiuse nel 2005 proprio a Salerno, pochi mesi prima che Ringhio alzasse al cielo la Coppa del Mondo. Dopo dieci anni è avvenuto a Settembre scorso il primo incrocio dei due nelle vesti da allenatore, conclusosi con un pareggio ad occhiali e la dichiarazione di stima di Gattuso dinanzi alle telecamere al termine del match: "ti saluto, mio grande capitano", le parole del tecnico nerazzurro, che ospiterà in casa domani il trainer ligure, che sogna di ritornare in serie A...stavolta seduto su una panchina.
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